Il cambiamento climatico metterà presto più persone in fuga delle guerre

Aquarius, chiudere i porti non cancella i migranti: 629 vite sospese nel Mediterraneo

Il diktat del ministro Salvini impedisce lo sbarco in un porto sicuro. Le città di Napoli, Bari, Taranto, Reggio Calabria, Messina e Palermo si dicono comunque disposte all’accoglienza, mentre il sindaco di Livorno (M5S) prima apre all’ipotesi su Facebook e poi cancella il post

[11 giugno 2018]

Aquarius, la nave gestita da Medici senza frontiere (Msf) e SOS Méditerranée nel gravoso compito di salvare migranti nel Mediterraneo, può ospitare fino a 500 persone: in questo momento ad affollare l’imbarcazione sono invece  629 persone soccorse in sei diverse operazioni – compresi 123 minori non accompagnati, 11 bambini e 7 donne in gravidanza – trasferite a bordo la notte scorsa sotto il coordinamento della Guardia costiera italiana. Dopo un viaggio infernale in fuga da fame e violenze sono ora in attesa di un “porto sicuro” dove poter sbarcare, ma da ieri sono di nuovo in trappola dopo l’intervento via Twitter del ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, che ha bloccato l’Aquarius a 35 miglia dalle nostre coste e a 27 da quelle maltesi.

«La Aquarius – spiegano oggi da Medici senza frontiere – sta ancora aspettando l’assegnazione di un porto sicuro. L’Italia ha chiesto alla Guardia costiera di Malta di poter sbarcare a Malta tutte le persone soccorse. Msf ha visto inoltre le dichiarazioni del ministro degli Interni italiano riportate da i media secondo le quali i porti italiani sarebbero chiusi alla Aquarius se Malta dovesse rifiutare lo sbarco sull’isola delle persone soccorse. Msf – conclude l’organizzazione umanitaria – teme che ancora una volta la politica degli Stati europei sia posta al di sopra della vite delle persone. La priorità deve essere la sicurezza e il benessere delle persone a bordo».

Vite umane che si trovano di nuovo sospese a un filo a causa della prova di forza condotta dal ministro Salvini contro uno Stato, Malta, che si estende su una superficie pari a un quarto di quella della sola città di Roma, e che in proporzione ai suoi abitanti già oggi ospita molti più migranti di quanto non faccia l’Italia. Molte voci nel nostro Paese si sono già levate contro un atteggiamento bollato in primis come disumano – oltre che apparentemente incompatibile con molte norme internazionali siglate dall’Italia – e tra queste in particolare quelle dei sindaci di Napoli, Bari, Taranto, Reggio Calabria, Messina, Palermo, che si sono dichiarati disposti ad aprire i propri porti per salvare 629 vite in pericolo; in un primo momento anche il sindaco a Cinque stelle di Livorno, Filippo Nogarin, aveva dichiarato su Facebook la disponibilità della città all’accoglienza, per poi però rimuovere il post dal social network pochi minuti dopo: «È una posizione mia personale come sindaco della città – ha poi spiegato Nogarin al quotidiano locale Il Tirreno – dal momento in cui mi sono reso conto oggettivamente che questa cosa poteva creare dei problemi al governo mi è sembrato corretto rimuovere il post. Quella rimane la mia posizione e credo di interpretare quella di una città che rispetto a queste tematiche ha sempre avuto una grande sensibilità»

Nel frattempo, altri 800 migranti sono stati salvati da imbarcazioni italiane e internazionali al largo della Libia. Già nel brevissimo termine, dunque, il caso dell’Aquarius potrebbe non essere l’unico. Di certo non sarà l’ultimo: nel mondo si contano già 258 milioni di migranti (di cui 22,5 rifugiati), un numero che sta crescendo di anno in anno a causa non solo di conflitti, ma sempre più per colpa dei cambiamenti climatici, tanto che presto sarà segnato il sorpasso. Il clima che cambia provocherà più migranti delle guerre, e non è un caso che associazioni ambientaliste come Legambiente in queste ore siano decisamente schierate sul fronte dell’accoglienza nel caso Aquarius: «Lo diciamo da sempre. Lo ribadiremo sempre. Salvare vite non è reato», scrive il presidente nazionale del Cigno verde Stefano Ciafani.

Il nuovo rapporto Fao su Prospettive dei raccolti e situazione alimentare, ad esempio, già informa il numero di Paesi che necessitano di assistenza alimentare esterna è aumentato e comprende oggi 39 Paesi: «A causa dei conflitti persistenti e degli shock climatici – spiega l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura – nessun Paese è uscito dalla lista, che adesso comprende 31 paesi in Africa, 7 in Asia e Haiti. La guerra civile e l’insicurezza in Africa e nel Medio Oriente hanno provocato alti tassi di fame, causando lo sfollamento di milioni di persone – spesso gravando sui paesi vicini – e costringendo i contadini a abbandonare i propri campi. Le piogge scarse hanno fatto calare le prospettive della produzione di cereali in Sud America e in Sud Africa. Condizioni climatiche sfavorevoli stanno anche avendo effetti molto negativi sulle condizioni dei pastori dell’Africa occidentale».

Problemi che, com’è evidente, non si risolveranno chiudendo i porti italiani, ma che è possibile sperare di affrontare solo grazie a un’intensificata cooperazione europea e internazionale. Proprio quella che va ulteriormente incrinandosi nelle ultime ore grazie all’atteggiamento sprezzante e muscolare del ministro Salvini. Per questo le associazioni Anpi, Arci, Azione cattolica italiana, Legambiente, Libera e Rete della Conoscenza affermano che «la chiusura dei porti italiani alla nave Aquarius e alla Sea Watch 3, annunciata dal ministro Salvini, è una soluzione inaccettabile. La Convenzione di Amburgo del 1979 e le altre norme internazionali sul soccorso marittimo, oltre che i fondamentali principi di solidarietà, impongono che le persone soccorse in mare debbano essere sbarcate nel primo “porto sicuro” sia per prossimità geografica sia dal punto di vista del rispetto dei diritti umani. L’Italia non può voltare le spalle, ogni migrante, tra cui tante donne e bambini indifesi, è prima di tutto una persona costretta a lasciare la propria terra, a causa di guerre, fame, siccità e disastri ambientali, per cercare la sopravvivenza altrove chiedendo accoglienza e asilo. Non si faccia l’imperdonabile errore di chiudersi nei confini della propria nazione, di alzare nuovi muri di odio e paura che non fanno bene al Paese e che aumentano ancora di più le disuguaglianze. Per questo chiediamo al Governo – concludono le associazioni – che vengano riaperti immediatamente i porti italiani per accogliere le navi che soccorrono i migranti».

AGGIORNAMENTO: il primo ministro della Spagna, il socialista Pedro Sanchez, ha annunciato che il suo Paese accoglierà l’Aquarius a Valencia: «È nostro obbligo – ha dichiarato – aiutare ad evitare una catastrofe umanitaria e offrire un porto sicuro a queste persone».