Attacco missilistico israeliano alla Siria, le reazioni della Russia e del regime

Gli Usa: non siamo stati noi. Ma Lavrov avverte: «Lo sapete, abbiamo degli obblighi nei confronti della Siria»

[9 aprile 2018]

L’agenzia ufficiale siriana Sana ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un video sull’attacco aereo avvenuto stanotte contro l’aeroporto militare di Tiyas (T-4),  nei pressi di Homs, che avrebbe fatto diverse vittime. La difesa aerea siriana avrebbe intercettato alcuni degli 8 missili.

Gli Stati Uniti, che avevano minacciato di bombardare obiettivi militari siriani come rappresaglia contro l’attacco chimico a Duma (accuse che il regime siriano, russi e iraniani respingono e  definiscono una Fake New), hanno negato di essere all’origine dell’attacco.

Stamattina alle 3,53 ora della Siria, diversi missili hanno colpito la base siriana  e la televisione Al Mayadeen dice che  sono stati lanciati dal Meriterraneo, passando sopra il territorio libanese.

Alla fine il mistero è stato facilmente risolto: a lanciare l’attacco sono probabilmente stati due aerei da combattimento israeliani  F15  e secondo il ministero russo della difesa tre missili hanno raggiunto il bersaglio, mentre 5 sono stati abbattuti dalla contraerea siriana,  l’attacco non ha fatto vittime e feriti tra i “consiglieri” russi presenti nell’aeroporto.

Anche il governo siriano esclude un attacco Usa e accusa Israele, mentre l’esercito israeliano rifiuta di commentare la dichiarazione russa che gli attribuisce l’attacco alla base siriana T-4.  Ma a febbraio gli israeliani avevano già bombardato la base di T-4, dove sostenevano ci fossero droni spia iraniani. Ma in quell’occasione la contraerea siriana aveva abbattuto per la prima volta è un caccia F-16 e come rappresagli Israele aveva nuovamente attaccato obiettivi a Damasco, tra cui batterie anti-missilistiche.

Il senatore russo Vladimir Jabarov ha detto a Ria Novosti che «La Russia ha già chiesto delle spiegazioni sulle ragioni dell’attacco attraverso i suoi ministeri della difesa e degli esteri»,

Il potente ministro degli esteri russo Sergei Lavrov ha però detto che «Le informazioni sui responsabili dell’attacco contro una base aerea nella provincia di Homs sono molto contraddittorie. Bisogna condurre un’inchiesta, Ci sono milte comunicazioni su chi volava e non volava, Washington ha, almeno per il momento, negato che l’attacco sia stato condotto dagli americani o da un membro della Coalizione». Lavrov si riferisce alla coalizione anti Stato Islamico/Daesh tra Usa, Paesi occidentali e Stati arabi sunniti, ma comunque secondo lui questo attacco «Dimostra ancora una volta che la situazione in Siria sta diventando pericolosa , dove compaiono dei giocatori che nessuno ha invitato da nessuna parte, Che non sono invitati nemmeno con il pretesto della lotta contro il Daesh. Poi, a parte questi obietti, hanno fatto la loro comparsa altri obiettivi. Quelli che sono stati annunciati come  coloro che stanno accuratamente nascosti. Infatti, questi attori, in primo luogo dei membri della Coalizione americana, proprio come gli Usa, non hanno intenzione di andarsene, come ha annunciato il presidente Trump, e di lasciare la Siria agli altri, ma di installarsi per molto tempo. Gli esperti concordano su questo punto».

Lavrov è prudente e allo stesso tempo sibillino, ma l’allusione a Israele come braccio armato degli Usa è evidente e il ministero della difesa russo conferma che «Due aerei F-15 dell’aviazione israeliana, senza entrare nello spazio aereo siriano, hanno attaccato con 8 missili telecomandati l’aerodromo di Tiyas dal territorio libanese».

Intanto Lavrov ne ha approfittato  per  mettere in guardia gli Stati Uniti dal condurre raid militari in Siria, così come ipotizzato da Washington: «Lo sapete, abbiamo degli obblighi nei confronti della Siria e i nostri militari hanno già espresso i loro commenti. Obblighi basati sul nostro accordo concluso con il legittimo governo della Repubblica araba siriana su richiesta di questo governo, che è, per inciso, uno stato membro delle Nazioni Unite».

Lavrov è anche tornato sulla vicenda di Duma ricordando che i militari russi in Siria avevano ripetutamente avvertito di «un’imminente provocazione per incolpare Damasco di uso di armi chimiche. Gli Usa stanno compiendo passi per non lasciare la Siria e anzi restare a lungo».

Intanto «Gli Stati Uniti non escludono un’azione militare contro la Siria». Lo ha detto il segretario alla difesa Usa, James Mattis, rispondendo al Pentagono alla domanda di un giornalista sulla possibilità di raid aerei contro Assad: «Non escluso nulla, al momento».