Attentati in Turchia, i kurdi del Rojava: «Non siamo stati noi»

«La Turchia vuole spianare la strada per un'offensiva in Siria e nel Rojavae e coprire i suoi rapporti con l'ISIS»

[19 febbraio 2016]

Kurdi Rojava

I due terribili attentati contro i soldati turchi fanno probabilmente parte della guerra aperta che, dopo aver rotto la tregua con il PKK, il governo islamista di Ankara ha dichiarato alla sua popolazione kurda – con i massacri di Cizre e Diyabakir  – e ai kurdi del Rojava siriano, “colpevoli” di aver creato una entità territoriale autonoma, progressista, che ha sconfitto lo Stato Islamico  a Kobane e in gran parte del nord della Siria e che è riuscita nel miracolo di allearsi sia con la Russia che con gli Usa che con la parte della sinistra laica siriana che si oppone alla dittatura di Bashir al Assad.

Ma il fatto che il governo turco abbia subito individuato come attentatore un profugo “kurdo siriano” fa pensare anche ad una possibile provocazione per consentire alla Turchia (e all’Arabia Saudita) di fare quel che vorrebbero da tempo: invadere il nord della Siria e dare una lezione ai kurdi progressisti che rischiano di diventare un esempio di autogoverno e libertà per tutto il Medio Oriente.

Il Comando Generale delle Unità di difesa popolare (YPG) del Rojava ha risposto al primo ministro turco Ahmet Davutoglu, che ha accusato le YPG  dell’attacco nel cuore della capitale turca Ankara, che ha fatto 28 morti e 64 feriti, dicendo di non essere collegato in nessun modo con l’attentato e sottolineando che «Davutoğlu ha presentato questa accusa per spianare la strada per un’offensiva nel Rojava e in Siria. Le YPG finora non si sono impegnate in qualsiasi tipo di attività militare contro lo Stato turco, nonostante tutti i loro attacchi e provocazioni».

In un comunicato il Comando generale delle YPG sottolinea che «Come è noto al nostro popolo e all’opinione pubblica, la rivoluzione Rojava è entrato nella sua 4° anno. Intanto e le forze delle YPG  stanno proteggendo fin dal primo giorno il nostro popolo nella regione Rojava. In condizioni difficili, stiamo proteggendo la nostra gente da bande barbariche quali ISIS Stato Islamico, ndr) e al-Nusra. Innumerevoli rapporti  e i media hanno più volte riferito che la Turchia ha rifornito a questi gruppi terroristici. a parte i gruppi terroristici che ci attaccano,  noi, come YPG, non siamo impegnati in alcuna attività militare contro gli Stati o altre forze vicine. Nonostante tutte le provocazioni e gli attacchi al Rojava da oltreconfine, abbiamo agito con responsabilità storica e non abbiamo mai contrattaccato in Turchia. Durante gli ultimi 4 anni, il Rojava è stato zona più sicura del confine Turchia- Siria, e in questo periodo non vi è stata alcuna azione militare condotta dalla nostra parte. Questa verità è ben nota all’esercito turco e il governo dell’AKP (Adalet ve Kalkınma Partisi, il partito del presidente turco Erdogan, ndr). Loro stanno volutamente distorcendo la verità e ritenendoci responsabili dell’esplosione di Ankara».

Il Comando dell YPG del Rojava  ribadisce il messaggio «ai popoli della Turchia e del mondo: non siamo collegati a questo incidente. E non solo per questo specifico caso, dato che non siamo mai stati coinvolti in un attacco contro la Turchia. Lo Stato turco non può assolutamente dimostrare il nostro coinvolgimento in qualsiasi tipo di attacco nella loro parte, perché non siamo mai stati coinvolti in una tale azione. le dichiarazioni del primo ministro turco Davutoglu “L’attacco Ankara è stato condotto dalle YPG” sono una menzogna e allontanano dalla verità. Con questa affermazione, Davutoğlu vuole spianare la strada per un’offensiva in Siria e nel Rojava, e per coprire i loro rapporti con l’ISIS, che ormai sono noti a tutto il mondo».

I combattenti del Rojava concludono: «Come Unità di difesa popolare-YPG, affermiamo ancora una volta che non abbiamo collegamenti con l’esplosione ad Ankara, e ci appelliamo a tutti gli stati vicini e alle forze perché rispettino la rivoluzione del Rojava e la volontà dei popoli»

In un’altra dichiarazione resa nota da Kurdish Question  il Partito democratico unito  (PYD), la forza politica egemone del Rojava e della quale le YPG sono il braccio armato, ha respinto le accuse turche di un suo coinvolgimento negli attentati in Turchia.

I turchi hanno anche accusato le YPG di sparare e lanciare granate verso  la Turchia in risposta ai bombardamenti degli ultimi giorni, ma Saleh Muslim, co-presidente del PYD, ha detto alla Reuters: «Lo smentiamo completamente. Vi posso assicurare che nemmeno un proiettile viene sparato dalle YPG in Turchia. Non considerano la Turchia come un nemico».