I bambini saharawi scoprono il mare: dal deserto all’isola d’Elba

I piccoli ambasciatori di un popolo che resiste all’occupazione marocchina

[23 agosto 2017]

Bambini nati nel deserto algerino, sorrisi sguardi e simpatia, voglia di scoperta e di gioco. Senza
timore nell’acqua trasparente delle Ghiaie, come esperti nuotatori. Eppure è solo da qualche settimana che hanno visto il mare. Dapprima dall’aereo. Poi a Piombino, dove sono ospiti dell’associazione “Gdeim Izik”.

L’accoglienza elbana dei piccoli ambasciatori di pace risale all’inizio di questo secolo. Si mobilitarono gli otto comuni elbani, insieme alla provincia di Livorno, per dare loro ospitalità per alcuni giorni. Così i bambini, quotidianamente, avevano la possibilità di conoscere il territorio elbano e la bontà di tante persone che facevano a gara in quest’opera di solidarietà.

Come è noto, i bambini appartengono al popolo saharawi che, da oltre 40 anni, è costretto a vivere nelle tendopoli dei campi profughi del deserto algerino, a causa dell’occupazione marocchina del proprio Paese, il Sahara Occidentale. I bambini d’estate vengono ospitati in Italia da associazioni e ricevono, se necessario, anche le cure sanitarie. Il movimento di solidarietà coinvolge da anni decine di associazioni e di enti locali che hanno fatto propria la causa saharawi. Negli anni scorsi, come detto,  i comuni elbani ospitavano, a turno e per diversi giorni, il gruppo di bambini, mantenendo fede al patto di amicizia siglato con i comuni saharawi.

I piccoli svolgono il ruolo di ambasciatori del proprio popolo che vive in un grande situazione di sofferenza. Una situazione bloccata dagli interessi geopolitici ed economici e dall’indifferenza della comunità internazionale la quale non attua le risoluzioni delle Nazioni Unite. Il popolo saharawi dal 1991 ha scelto la strada della nonviolenza per la rivendicazione dei propri diritti e per questo, più volte, è stato candidato al premio Nobel per la pace.

Nel 2000, insieme a Pierluigi Baldacci, mi sono recato a Tindouf (Algeria) nella tendopoli saharawi per portare aiuti materiali e solidarietà politica nel difficile percorso per l’autodeterminazione.

di Nunzio Marotti