Bombardamento saudita fa strage nello Yemen. La Ministra della difesa Pinotti sotto accusa per i contratti con i sauditi

Attacco missilistico (fallito) contro nave Usa al largo dello Yemen

[10 ottobre 2016]

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I  caccia dell’Arabia saudita e dei loro alleati arabi sunniti hanno fatto una strage attaccando un funerale a Sana’a, la capitale dello Yemen. I morti sarebbero 160 (ma alb cune fonti parlano di 213), i feriti oltre 600.  L’agenzia iraniana Pars Today spiega che «Ad essere centrato dalle bombe è stato un salone per cerimonie e ricevimenti in cui si stava svolgendo la veglia funebre del padre del ministro dell’Interno del governo yemenita al-Ruwishan, per cui erano presenti personalità politiche e alti ufficiali, oltre al ministro, il generale Jalal al-Ruwishan. A quanto riferito da Hakim al-Masmari, giornalista dello Yemen Post, tra i morti vi sarebbe anche il sindaco di Sanaa, Abdul Qader Hilal».

La situazione sembra sul punto di precipitare: oggi la marina Usa ha annunciato che un cacciatorpediniere lanciamissili statunitense è stato preso di mira in un attacco fallito di  due missili partiti da una regione dello Yemen. La notizia arriva pochi giorni dopo che le forze yemenite hanno attaccato una nave militare degli Emirati Arabi Uniti vicino al porto di Mokha. Ieri però gli Usa avevano annunciato di non aver dato carta bianca alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita per bombardare lo Yemen e di essere disposti a rivedere il loro appoggio a Riyad che ha subito smentito il suo coinvolgimento nella strage ma secondo quanto rivelato da una fonte militare yemenita, gli aerei della coalizione araba hanno compiuto altri 5 raid dopo l’attacco al corteo funebre.

Secondo l’Onu, finora la guerra dei sauditi in Yemen ha fatto almeno 4. 000 morti, e quasi 7.000 feriti tra i civili  e il sottosegretario Onu per gli affari umanitari Stephen O’Brien ha descritto casi di terribile malnutrizione infantile nelle aree dello Yemen che dal 26 marzo 2015 la coalizione a guida saudita sottopone non  a bombardamenti e a un blocco navale. Sarebbero 370mila i bambini in stato di grave malnutrizione, perfino negli ospedali. La metà dei 28 milioni di yemeniti non ha abbastanza cibo a disposizione.

Gli iraniani, alleati delle milizie sciite houthi al potere a Sana’a si chiedono « Cosa dovrà ancora fare l’Arabia saudita – in primo piano anche nell’alimentare la guerra in Siria rifornendo di armi e denaro gruppi estremisti – per ottenere finalmente qualche forma di sanzione, almeno morale? Lo stesso Consiglio dei diritti umani dell’Onu non riesce a condannare i petro-monarchi. Anzi, alla sua ultima sessione, la 33esima, l’Unione europea, per la pressione del suo alleato di ferro britannico, e per l’ignavia degli altri membri, ha ritirato una risoluzione scritta dai Paesi bassi che prevedeva una missione d’inchiesta internazionale e indipendente in Yemen su potenziali crimini di guerra compiuti nei lunghissimi mesi di guerra, dal 26 marzo 2015. C’era anche una precisa richiesta da parte dell’Alto Commissionario per i diritti umani Zeid Ra’ad Al Hussein. Ma è stata approvata una blanda risoluzione proposta da Stati arabi, che prevede di affiancare alcuni ricercatori onusiani alla già esistente Yemeni National Commission of Inquiry, fatta in casa dai Saud e da Hadi. In pratica: impunità garantita, fin dalle indagini. E’ un altro successo del regime criminale di Al-Saud, che è membro di turno del Consiglio dei diritti umani malgrado le numerose richieste di sospensione. I sauditi negoziavano a Ginevra il testo della risoluzione Yemen mentre continuavano a bombardare il paese, con svariati morti civili negli ultimi giorni, nell’area di Hudaydah».

In Italia il bombardamento del funerale sciita proprio nel giorno della marcia della pace Perugia Assisi ha rilanciato le polemiche sulla recente visita della ministra della difesa, Roberta Pinotti in Arabia Saudita, dove è stata ricevuta dal Re  Re Salmān bin ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd e dal potente vice principe ereditario e ministro della difesa, Mohammed bin Salman bin Abdulaziz, che gestisce in prima persona la guerra nello Yemen e in Siria.

Secondo Tactical Report: «Vi sarebbero stati “contratti navali” che, trattandosi di ministri della Difesa, è da ritenere siano di tipo militare. Si comprende così chiaramente la ragione della presenza nella delegazione italiana del Segretario Generale della Difesa e Direttore Nazionale degli Armamenti, il Generale di Squadra Aerea Carlo Magrassi».

Francesco Vignarca, coordinatore della Rete italiana per il Disarmo sottolinea che «L’evidente riserbo, con poche notizie diffuse, del Ministero della Difesa su questa visita e sull’oggetto specifico dei contratti navali è motivo di forte preoccupazione. Lo è soprattutto in considerazione delle attività militari e dei bombardamenti sauditi in Yemen»”.

Rete italiana per il Disarmo e Amnesty International denunciano che «A seguito delle pressioni dell’Arabia Saudita, il Consiglio dell’Onu per i diritti umani non ha accolto la proposta di una commissione internazionale indipendente d’inchiesta sulle violazioni del diritto umanitario in Yemen. L’indagine di una commissione indipendente era stata richiesta dall’Alto commissario per i diritti umani, il principe Zeid bin Ra’ad Al Hussein; richiesta che era inizialmente stata sostenuta dai paesi dell’Unione europea, tra cui l’Italia, ma poi ritirata dall’Ue senza alcuna motivazione. Il Consiglio dell’Onu per i diritti umani ha dovuto pertanto accettare la proposta, sostenuta da un gruppo di paesi arabi, di una inchiesta da parte delle autorità yemenite». .

Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, aggiunge: «Non passa giorno senza che dallo Yemen non arrivino notizie di attacchi contro civili od obiettivi civili da parte della coalizione guidata dall’Arabia Saudita. Eppure Riad continua a ostacolare ogni tentativo di indagare in modo imparziale e obiettivo sui crimini di guerra. Il suo atteggiamento ostile all’accertamento delle responsabilità dovrebbe essere oggetto di forti critiche da parte della comunità internazionale, cheinvece continua a premiarla – inclusa l’Italia – con un trattamento di riguardo e con forniture di armi».

Per Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio Opal, «E’ necessario che il Parlamento chieda urgenti spiegazioni riguardo a questa visita della ministra Pinotti in Arabia Saudita. Il Parlamento deve esigere dal Governo, ed in particolare dal ministero della difesa, risposte chiare e puntuali sulle tutte le attività di promozione di contratti per mezzi militari in particolare con i Paesi accusati di crimini di guerra e che violano pesantemente i diritti umani. L’attivismo della ministra Pinotti nella promozione di questi contratti va vagliato attentamente in considerazione dei conflitti nell’area mediorientale che, come vediamo ogni giorno, finiscono per riversare sulle nostre coste migliaia di migranti e di profughi».

Rete Italiana per il Disarmo e Amnesty International Italia hanno chiesto a tutti i gruppi parlamentari di presentare interrogazioni.  La ministra Pinotti  ha risposto minacciando querele a chi «diffonde falsità» sulla sua visita istituzionale in Arabia Saudiuta e pubblicando un comunicato nel quale si legge che «L’Italia guarda con grande interesse al ruolo dell’Arabia Saudita, per la stabilità della regione, e al rafforzamento dei rapporti bilaterali tra i due Paesi». Nel colloquio con il Re saudita la Pinotti avrebbe palato della «situazione internazionale e regionale e sui rischi legati al terrorismo e all’estremismo. Nel rammentare gli ottimi rapporti tra Italia e Arabia Saudita e le recenti visite istituzionali del Presidente del Consiglio e del Ministro degli Esteri, sono state discusse le possibili aree di collaborazione con il nostro paese. Durante il colloquio è emersa l’esigenza comune di assicurare la stabilità alle regioni del Medio Oriente e del Nord Africa allo scopo garantire alle popolazioni di queste regioni pace e sicurezza e favorire lo sviluppo economico e sociale». Invece,con il principe ereditario che guida la guerra e i bombardamenti nello Yemen, la nostra ministra della difesa si sarbbe limtata a parlare «dello sviluppo della cooperazione bilaterale con un focus particolare sui settori della formazione e  dell’addestramento militare. La conversazione ha toccato, inoltre, l’analisi politico strategica e gli sviluppi della situazione nella regione, i rischi di instabilità e terrorismo. Tra i temi trattati anche l’impegno dell’Italia in Libia e nel contrasto alle attività illegali di traffico di esseri umani nel Mediterraneo».

Stafano Catone di Possibile, non arretra di un passo: «La ministra Pinotti lasci perdere le querele e faccia chiarezza sulle armi con cui l’Arabia Saudita bombarda lo Yemen. Sono mesi che denunciamo a tutti i livelli istituzionali, grazie ai dettagliati report della Rete Disarmo, la continua vendita di armi all’Arabia Saudita da parte del nostro Paese. Un mercato indegno che viola la legge n. 185 del 9 luglio 1990 per la quale l’esportazione “di materiale di armamento nonché la cessione delle relative licenze di produzione devono essere conformi alla politica estera e di difesa dell’Italia” ed è comunque vietata verso i paesi impegnati in conflitti e in spregio totale della nostra Costituzione che ripudia la guerra. L’Arabia Saudita è infatti impegnata da tempo in operazioni militari che stanno colpendo lo Yemen, tra le quali si registrano bombardamenti con ordigni spediti dal suolo italiano».

Catone ricorda che «Da mesi denunciamo la mancanza di trasparenza che caratterizza tutta questa vicenda» e secondo lui gli incontri  in Arabia Saudita avrebbero in realtà avuto come tema centrale «La consegna di armamenti navali al paese che sta attuando un genocidio sistematico in Yemen. Un’iniziativa, quella della Pinotti, che se confermata potrebbe essere definita solo con un aggettivo: criminale. Per questi motivi Possibile pretende chiarezza e chiamiamo la ministra della difesa a rispondere al Parlamento italiano con un’interrogazione urgente. Chiarisca le ragioni della propria visita al governo saudita e spieghi ai cittadini italiani per quali ragioni si è resa necessaria la partecipazione del segretario generale della difesa e direttore nazionale degli armamenti, Carlo Magrassi, quali sono stati gli esiti dell’incontro bilaterale e se è da ritenersi fondata la notizia di trattative che prevedano l’invio di armamenti dall’Italia all’Arabia Saudita. È già abbastanza imbarazzante che l’Italia intrattenga dubbi rapporti economici con un governo sanguinario senza dover aggiungere anche l’onta di essere corresponsabili dello sterminio di migliaia di civili yemeniti».

E se Rete Disarmo e Amnesty International chiedono chiarezza, e se Possibile interroga la ministra, il ministero risponde così, minacciando querele: «Vogliamo chiarezza – dice Catone – le querele non ci spaventano. Ci spaventa il mistero che avvolge la vicenda e ci spaventano le responsabilità italiane sulle morti di civili yemeniti sotto i bombardamenti. Questo sì, ci spaventa. E ci spaventa ancora di più che le informazioni raccolte nei mesi scorsi abbiano trovato un proprio fondamento, dato che la procura di Brescia ha avviato un’indagine su quanto dicevamo in apertura: la fornitura di bombe “made in Italy” all’Arabia Saudita, in violazione della legge 185/1990. Un’indagine che potremmo definire storica, dato che mai in precedenza ne sono state condotte di simili, ci conferma Francesco Vignarca di Rete Disarmo. Lasci perdere le querele e le minacce, ministra Pinotti. Faccia fare il proprio lavoro ai giornalisti, risponda in Parlamento alle interrogazioni e ci lasci la libertà di indignarci.

Sulla questione è intervenuto ieri direttamente dalla marcia per la pace Perugia Assisi Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana:  «Da mesi l’Arabia Saudita bombarda lo Yemen, con armi anche italiane, nell’indifferenza dei giornali e dei media di casa nostra. La situazione umanitaria è considerata devastante, con 370.000 bambini a rischio di morte per denutrizione. I giornali italiani hanno impiegato molte ore per accorgersi di quanto accaduto a Sanaa. E, del resto, non si sono nemmeno accorti che nei giorni scorsi Roberta Pinotti, Ministra del Commercio di Armi, si trovava nella capitale saudita per contrattare con il regime vendita di armamenti. E mentre Pinotti manda avanti l’account Twitter del Ministero a minacciare querela contro chiunque faccia domande sul suo rapporto con l’Arabia Saudita noi oggi con Luciana Castellina marciamo per la Pace e ogni giorno ci impegniamo perché la guerra sparisca dalla storia».