È Brexit: la Gran Bretagna esce dall’Europa. L’Europa cambia o muore

Un disastro politico che ha precisi responsabili. Anche la Commissione europea farebbe bene a dimettersi

[24 giugno 2016]

Bexit

Gli allibratori e soprattutto le borse, la finanza e la politica europea si sono clamorosamente sbagliati ancora una volta. Non è bastato il sacrificio della giovane deputata laburista Jo Cox a ribaltare la situazione: il sì alla Brexit, all’uscita dall’Unione europea ha vinto nonostante i sondaggi dicessero il contrario e ha vinto soprattutto e quasi soltanto in Inghilterra, dove il vecchio elettorato del partito conservatore di David Cameron sembra aver votato  in massa con la destra antieuropeista e xenofoba dell’Ukip di Nigel Farage.

Da oggi l’Europa è meno grande, ma probabilmente il Regno Unito è molto più disunito: le due sinistre nazionaliste al governo in Scozia e Irlanda del nord, lo Scottish national party e il Sinn Féin  hanno già chiesto altri referendum. Uno per l’indipendenza della Scozia e l’altro per la riunificazione dell’Irlanda, entrambi per rimanere nell’Unione europea. È l’ennesimo paradosso di un’Europa che sembra aver perso la bussola: i nazionalisti di sinistra sono dichiaratamente europeisti e i conservatori,  che sono da sempre i guardiani politici della finanza internazionale londinese  che tira molti dei fili della globalizzazione internazionale, votano insieme alla destra populista per abbandonare un’Europa dalla quale hanno avuto molto dando sempre molto poco e soprattutto non impegnandosi mai politicamente per realizzare una vera Europa federale.

Non sono bastate le generose concessioni ai conservatori inglesi per scalfire il loro dichiarato ecoscetticismo e Cameron ha dato l’impressione (fondatissima) di un premier che invece di trattare per una nuova visione politica dell’Europa – discutibile o meno – stesse facendo una transazione commerciale e calcoli di bottega sui migranti. E’ giusto che si dimetta perché gran parte di quanto successo è colpa sua che, per recuperare i voti persi verso l’Ukip  e vincere le elezioni, ha alzato i toni antieuropeisti e indetto il referendum che rischia di essere la sua rovina politica e quella della Gran Bretagna come Regno Unito con Scozia e Irlanda del nord.

Ma forse si dovrebbe dimettere qualcuno anche a Bruxelles, a cominciare da Jean-Claude Junker e dalla sua a volte imbarazzante Grosse Koalition della Commissione europea che, di scivolamento in scivolamento, cedimento dopo cedimento, ha “disossato” il progetto politico dell’Unione europea e permesso che emergessero forze e governo euroscettici, quando non reazionari fino ad assumere aspetti neofascisti (come in Ungheria e Polonia), che hanno violato e continuano a violare, senza nessuna vera reazione e sanzione, i principi fondativi dell’Unione europea.

L’uscita della Gran Bretagna dall’Ue segna probabilmente un periodo di caos e la misera fine del progetto di Europa politicamente debole e a forte guida tedesca imposto dalla Merkel ad un’esangue e snervata socialdemocrazia, è certamente una brutta notizia per la centinaia di migliaia di giovani italiani che – a volte ce ne accorgiamo – migrano in Gran Bretagna alla ricerca di un lavoro e di un futuro che, a quanto dicono i sondaggi, è stato negato loro da una massa di egoisti e rancorosi ultracinquantenni inglesi che vogliono salvare quelli che credono siano loro privilegi.

Certo, ora ci toccherà sorbirci l’esultanza di Salvini e della Lepen… ma la Brexit, che è anche il no ad un accordo al ribasso che prevedeva un’eccezionalità britannica che sarebbe stata reclamata anche da altri – soprattutto ad est, ma non solo -,  potrebbe far capire quanto sia necessaria un’Europa diversa, nuovamente fondata sulla solidarietà, il progresso sociale, l’idea di un destino comune che non sia solo monetario o finanziario. Potrebbe essere la scossa pericolosa, l’ultimo appello, per un’Europa ossificata, non più in grado nemmeno di rintuzzare gli attacchi alla libertà di stampa, espressione, circolazione degli esseri umani che vengono da troppi Paesi che usano l’Unione europea solo per avere finanziamenti.  La vicenda della Grecia, al contrario massacrata e ridotta in povertà semplicemente perché ha un governo troppo di sinistra, è in questo senso paradigmatica.

L’Europa ha bisogno di cambiare ritornando alle sue origini. Si salva e ci salviamo solo così, ma non può farlo questa Commissione europea e non possono farlo le tre grandi coalizioni politiche – popolari, socialdemocratici e liberali – che hanno firmato un accordo paralizzante che ha portato allo sconquasso della Brexit e forse al periodo più pericoloso per l’esistenza stessa dell’Unione europea.

Sono gli stessi uomini e donne che negli anni passati,  mentre la crisi neoliberista – da loro non prevista ma  allevata politicamente, anche insieme ai pescecani della Borsa di Londra – azzannava l’Europa e produceva l’humus per quanto sta accadendo, ci dicevano che la crisi non è necessariamente un male se la si trasforma in occasione per il cambiamento. Dimostrino ora di saperlo fare e praticare anche loro, cambino un’Europa che sta soffocando paralizzata dalla loro mancanza di coraggio e di un progetto per il futuro.