Ceta Ko? Il primo ministro belga annuncia che non firmerà il trattato Ue-Canada

La Vallonia respinge l’ultimatum di Ue e Canada e Trudeau resta a casa

[24 ottobre 2016]

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Il primo ministro liberale del Belgio, il liberale vallone Charles Michel, ha detto di aver annunciato oggi al presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk – liberale come lui ma ancora più liberista- che il Belgio il 27 ottobre non firmerà il Comprehensive economic and trade agreement (Ceta), il trattato di libero scambio tra Unione europea e Canada.

Uscendo da una riunione con tutte e le entità federate del Belgio, Michel ha spiegato: «Non siamo nello stato dipoter firmare il Ceta». Tre delle entità federali – la Vallonia, il governo di Bruxelles e l’entità linguistica “francese” si sono rifiutate di dare il via libera al Ceta e il leader vallone, il socialista Paul Magnette ha confermato che la regione francofona respinge l’ultimatum del Canada e dell’Unione europea, che gli avevano chiesto di decidere entro stasera: «E’ evidente che, nelle attuali circostanze, oggi non si può dire un “sì”»

Quindi  Tusk dovrà rimandare il summit provisto giovedi per la firma del Ceta al quale doveva partecipare il premier canadese  Justin Trudeau.

Ma scondo una fonte  europea l’annullamento del summit euro-canadese non segnerà la fine delò Ceta e la Commissione Ue sarebbe pronta a lasciare ancora qualche settimana in più al Belgio per convincere i valloni. D’altronde, lo stesso Michel ha sottolineato che resta «aperto al dialogo» con la Vallonia per permettere alla fine di arrivare alla firma dell’accordo di libero scambio con il Canada.

Insomma, governo federale belga e Unione europea sperano che quello inferto al Ceta dai socialisti valloni e dai loro alleati sia un KO tecnico e che quando risuoneranno il gong il match possa concludersi con una vittoria ai punti.

Lo spera anche il portavoce della Commissione Ue  Margaritis Schinas. Che, a nome di jean-Claude Junker ha detto che «Il Belgio è ancora all’interno del processo per stabilire la sua posizione secondo le sue procedure istituzionali. La Commissione ha il più grande rispetto per questo processo».

Ma a Bruxelles e a Ottawa è forte l’irritazione per la piccola regione della Vallonia, in crisi economica e sociale, che si è messa di traverso alla globalizzazione neoliberista