Disastro Libia, è emergenza umanitaria. E l’Ue invia (solo) 2 milioni di euro

L'ex colonia italiana è ora un Paese fantasma abbandonato dai “liberatori” alle bande armate

[22 dicembre 2014]

L’Unione europea è nuovamente costretta a cercare di tappare le falle di un disastroso intervento militare attuato dalla Nato (Italia compresa): per la Libia, liberata dalla dittatura di Muammar Gheddafi con gli aiuti dei caccia atlantici e i petrodollari delle monarchie assolute del Golfo, si può ormai parlare di uno Stato fantasma, senza nessun governo centrale – in realtà ce ne sarebbero addirittura due – in grado di controllare un territorio diviso tra milizie islamiche e tribali, esercito regolare e signori della guerra e dove ormai alcuni territori proclamano fedeltà allo Stato Islamico/Daesh siro-irakeno.

Se l’Arabia Saudita e gli Usa non avessero deciso di abbassare il prezzo del petrolio in finzione anti-russa ed anti-iraniana, per Paesi come il nostro l’essiccamento delle esportazioni di petrolio dalla Libia si sarebbero tradotte in un grosso guaio.

Una nota dell’Unione europea ammette che il caos sanguinoso a Tripoli, Bengasi e in altre città libiche «negli ultimi mesi ha portato a gravi violazioni di violazioni dei diritti umani, compresi attacchi indiscriminati contro i civili e lo sfollamento forzato di circa 290.000 persone all’interno del paese e in tutto a più di 100.000 costretti a fuggire nei Paesi vicini».

Il ministero della Salute libico ha lanciato un drammatico allarme, chiedendo di evitare un crollo del sistema sanitario, dopo che migliaia di operatori sanitari stranieri sono stati evacuati dal Paese. A Tripoli, in alcuni quartieri di  Bengasi e in altre città che ospitano i profughi interni comincia a scarseggiare il cibo, dato che le scorte sono  poche, le banche sono chiuse e denaro è diventato una merce rara. Si comincia a temere di non poter  assicurare le forniture di acqua ed elettricità.

Mentre la piccola Tunisia fatica a reggere le ondate di profughi libici che ora affollano anche i barconi per l’Europa, la Libia è sempre meno praticabile per gli operatori e le agenzie umanitarie e questo significa che è difficile valutare con precisione il numero di sfollati e che hanno bisogno di assistenza.

Di fronte a questo disastro creato nella nostra ex colonia da Paesi che ora sembrano disinteressarsene, la Commissione europea oggi ha stanziato 2 milioni di euro (!) dei fondi di emergenza «per assistere decine di libici che sono stati costretti a fuggire dalle loro case a causa di peggioramento della violenza nel paese. Il finanziamento fornirà assistenza umanitaria essenziale e protezione per le persone più vulnerabili colpite dal conflitto. Sarà utilizzato per fornire cibo, riparo, assistenza medica e sostegno psico-sociale. Con l’inverno che si avvicina aumenterà anche il bisogno di vestiti caldi e rifugi riscaldati e isolati».

Il commissario europeo per gli Aiuti umanitari e la gestione delle crisi, Christos Stylianides, ha detto: «E’ chiaro che ci sono esigenze enormi e l’aiuto di emergenza che stiamo fornendo può essere un’ancora di salvezza per alcune delle famiglie più vulnerabili coinvolte nel conflitto. I combattimenti hanno avuto un forte impatto sulla vita dei civili, con case e infrastrutture distrutte, i servizi di base gravemente perturbati e la carenza di forniture mediche. Le persone costrette a lasciare le zone di conflitto hanno difficoltà di accedere al cibo ed ai bisogni di base. Questo è il motivo per cui l’aiuto stiamo fornendo oggi è così importante».

Si stima che gli sfollati a causa dei combattimenti in corso in Libia da maggio siano 400.000 e la crisi politica è stata lasciata marcire – e a volte addirittura acuita come nel caso delle diverse alleanze scelta da Qatar da una parte ed Arabia Saudita ed Egitto dall’altra – nonostante i ripetuti appelli per un cessate il fuoco fatti da una comunità internazionale che ancora una volta ha permesso all’avventurismo delle cancellerie occidentali di annichilire un Paese. Scontri sono in atto sia nell’est che nell’ovest del paese e tra ottobre e novembre si sono diffusi verso sud, fino ad allora in mano alle tribù ed alle bande armate tuareg. Per eliminare Gheddafi un bel pezzo di Libia è stato consegnato all’integralismo islamico, l’altro a bande di predoni.

La Commissione europea sottolinea che «il peggioramento della situazione della sicurezza ha ostacolato accesso  umanitario operatori umanitari internazionali hanno lasciato il paese, lasciando il personale locale per far fronte ad un aumento del carico di lavoro e di un ambiente umanitaria in rapido deterioramento». Non male come risultato di una guerra lampo “umanitaria” che avrebbe dovuto proteggere quello stesso popolo libico che ora è stata lasciata nelle mani di assassini forse peggiori dello stesso Gheddafi, che almeno della Libia aveva fatto uno Stato, non un guazzabuglio di emirati e signorie criminali, dove al posto della bandiera verde di Gheddafi sventolano quelle nere del Daesh.