Esercito turco e jihadisti conquistano Afrin, il mondo tace. I kurdi: è genocidio, ma la resistenza continua

Le complicità di russi, europei e americani che hanno permesso a Erdoğan di invadere la Siria

[19 marzo 2018]

Mentre il presidente turco esulta Recep Tayyip Erdoğan perché i suoi carri armati e i bombardamenti dei suoi aerei hanno aperto la strada alle milizie jihadiste del Free Syrian Army (Fsa) per la conquista di Afrin, il mondo e l’Occidente tacciono di fronte all’ennesima tragedia umana siriana e abbandonano al loro destino i combattenti e le combattenti kurdi delle Ypg/Ypj del Rojava  e delle Syrian Decomocratic forces che hanno utilizzato come carne da cannone per sconfiggere lo Stato Islamico/Daesh e conquistare la sua “capitale” Raqqa.

Mentre i mercenari delle Fsa – spesso appartenenti ad organizzazioni del terrorismo islamista – abbattono i simboli della cultura kurda ad Afrin, Erdoğan parla di sconfitta del terrorismo, ma in realtà da Afrin e dal Rojava non è mai partito nessun attacco verso la Turchia e quel che Erdoğan e i suoi mercenari jihadisti vogliono cancellare è un esperimento democratico, multiculturale, multietnico e multireligioso, di parità di gendere che potrebbe diventare un intollerabile buon esempio per chi vive sotto i regimi dittatoriali del Medio Oriente. In questo contesto, se è abbastanza giustificabile che Bashir al Assad e Vladimir Putin abbiano fatto finta di difendere l’integrità territoriale siriana dall’invasione turca, l’atteggiamento degli europei e degli americani verso i kurdi e, per l’ennesima volta, imperdonabile perché, nel nome del “realiasmo” si abbandona l’unica speranza di democrazia per la Siria. E anche l’informazione non ci fa certo bella figura: dopo aver pubblicato le foto delle belle ed “esotiche” combattenti kurde, ora sembra che le vittime kurde dei bombardamenti turchi su Afrin contino meno di quelle del Ghouta Orientale fatte da russi e siriani.

Ma i kurdi sanno che da secoli la loro è una storia di tradimenti e di prommesse non mantenute e Se l’auto-amministrazione democratica del Cantone di Afrin  ha deciso di evacuare i civili per evitare che venissero massacrati dai turchi e dai jihadisti arabi, ha subito annunciato una nuova tappa della guerra 

Il co-presidente del Consiglio esecutivo dell’Amministrazione democratica autonoma del Cantone di Afrin,  Osman Cheikh Issa, che ieri  ha tenuto una conferenza stampa insieme al portavoce delle Ypg Brusk Hêsêkê, della comandante delle Ypj Viyan Zinar e  a una rappresentante di Kongreya Star, l’organizzazione delle donne della Federazione democratica del Nord della Siria,  ha ricordato che «La resistenza eroica di Afrin contro l’esercito turco e i suoi alleati dei gruppi jihadisti  è al suo 58esimo giorno. Gli attacchi su Afrin sono iniziati il 20 gennaio grazie a un’alleanza con la Russia e al silenzio delle potenze regionali. La Russia ha aperto il suo spazio aereo perché la Turchia potesse massacrare i nostri popoli con tutti i suoi armamenti e le sue armi e ci ha sacrificati ai suoi interessi. Questi attacchi hanno avuto luogo nel silenzio delle forze internazionali, della Coalizione internazionale (a guida Usa e a partecipazione anche italiana, ndr), dell’Unione europea, delle Nazioni Unite e del Consiglio di sicurezza. Ad afrin sono stati commessi dei massacri e delle migrazioni forzate. Centinaia di civili hanno subito ogni tipo di attacchi».

Gérard Chaliand, un esperto di geopolitica e conflitti irregolari conferma: «Non è la prima volta che c’0è un accordo tra Russia e Turchia per fare in modo che la Turchia possa intervenire in Siria. Nel 2015, prima della battaglia di Aleppo Est, la Russia accettò che la Turchia intervenisse a Jarablous per impedire  l’unità territoriale kurda tra Afrin  Kobane/Qamishli. Adesso, c’è un accordo esplicito per la seconda volta in poci anni con un gioco abituale: «”io d ti do questo , tu mi lasci quello. Anche se Bashir al Assad fosse entrato ad Afrin per aiutare le forze kurde e i loro alleati e per contrastare l’esercito turco, questo non avrebbe cambiato gran che, perché  Erdoğan  avebbe voluto occipare Afrin in tutti i modi. L’accordo tra Russia e Turchia contiene diversi elementi: il regime siriano non interviene ad Afri e in cambio la Turchia lascia cadere la richiesta di far cadere il regime siriano; Idlib: la  Turchia è già a Idlib e ad Afrin, quindi potrà fare di questa regione della Siria del nord-ovest una grande enclave sunnita». Invece, «Il silenzio e anche il via libera dei Paesi dell’Unione europea per l’operazione di Erdoğan ad Afrin si spiega anche con l’accordo sui migranti. Sei miliardi di euro arrivano nelle tasche del regime turco per impedire ai migranti siriani di arrivare in Europa. Erdoğan ha utilizzato molto bene questa carta»

Le accuse dei kurdi a Erdoğan sono pesantissime: «Lo Stato turco pro-Daesh utilizza dei gruppi jihadisti per trasformare la demografia di Afrin e installare queste forze reazionarie e le loro famiglie al posto della popolazione. Lo Stato turco ha massacrato centinaia di civili che cercavano di sfuggire agli attacchi. Contro il nostro popolo sono in corso delle politiche genocide».

Khaled Issa, rappresentante del Rojava in Francia, ha detto che  «C’è da temere un altro dramma umanitario e la pulizia etnica. Erdogan l’ha già annunciata». Issa ricorda che «I 20.000 Yazidi sopravvissuti allo spaventoso massacro di Sinjar nel 2014 che si erano stabiliti nella regione di Afrin in completa sicurezza, sono di nuovo sulla strada dell’esilio. Erdogan ha detto che non si fermerà ad Afrin fino a quando non raggiungerà il confine iraniano. Il mondo intero starà zitto?»

Quel che è certo è che le milizie kurde de delle Sdf hanno ancora una volta resistito eroicamente contro forze preponderanti e armate con armi occidentali e russe: «Durante 58 giorni – ha detto Osman Cheikh Issa  – il nostro popolo e i nostri combattenti hanno dato prova di grande resistenza di fronte al secondo esercito della Nato. Il mondo intero deve sapere che i nostri popoli e i nostri combattenti hanno resistito con enorme volontà di fronte a queste forze immonde. Però, dato che l’esercito turco ha costantemente preso di mira i civili e perché durante gli ultimi due giorni sono stati massacrati centinaia di bambini e di donne e anche le infrastrutture di Afrin sono state demolite, per evitare un disastro umanitario, abbiamo deciso di evacuare i civili dalla città».

Ma Ypg/Ypg e Sdf annunciano che »La nostra guerra contro l’occupazione turca e delle forze jihadiste autonominatesi “Esercito libero” è passata a un’altra tappa. Le nostre forze sono dispiegate dappertutto ad Afrin e, ogni volta che sarà possibile, prenderanno di mira le postazioni dell’occupante e dei suoi alleati, il che significa che la dichiarazione di vittoria di Erdoğan è priva di valore per il popolo turco e per l’opinione pubblica mondiale. Le nostre truppe renderanno la loro vita ad Afrin un vero. La resistenza proseguirà fino a che ogni particella di Afrin sarà liberata e fino a quando il suo popolo ritornerà nei suoi villaggi e nelle sue case».

Insomma turchi e jihadisti devono aspettarsi ora una guerra partigiana casa per casa e villaggio per villaggio, nella quale i kurdi sono diventati maestri nella loro tragica storia secolare di diritti negati e traditi, e Osman Cheikh Issa ricorda a tutti che «Non è solo il popolo di Afrin che ha condotto la resistenza, ma anche tutti i popoli del nord della Siria così come del  Kurdistan. Inoltre, le forze democratiche di tutto il  mondo non hanno lasciato Afrin da sola. A nome del nostro popolo, noi salutiamo tutti quelli e quelle che hanno sostenuto la resistenza di Afrin, Chiediamo loro di mantenere la solidarietà e il sostegno verso il nostro popolo che fa fronte alla politica genocida della Turchia».

Ma kurdi e Sdf chiedono soprattutto al Consiflio di sicurezza dell’Onu di non restare in silenzio e di premere sulla Turchia, «perché la smetta co ilò suo genocidio politico, fisico e culturale contro il nostro popolo. Le Nazioni Unite devono finalmente mettere fine alla loro ipocrisia e prendere le decisioni necessarie per quanto riguarda i massacri ad Afrin e nel Ghouta orientale. Dall’inizio degli attacchi, 500 civili, tra i quali donne, bambini e anziani hanno perso la vita per mano del fascismo turco e più di 1,030 persone sono state ferite. Inoltre, 820 combattenti del Sdf sono caduti martiri. Noi promettiamo al nostro popolo, ai nostri martiri e ai nostri feriti che li vendicheremo. La nostra via è la via della resistenza e della lotta, è legata a quella dei nostri martiri.Il nostro obiettivo è la vittoria».

Khatar Abudiab, esperto di geopolitica che insegna alll’université de la Sorbonne, evidenzia che «La sfida della Turchia non è solo il controllo del Nord della Siria, è anche la leadership regionale. L’invasione turca fa rinascere il jihadismo. Lo Stato Islamico è una sorta di holding nella quale molti stati hanno delle azioni. Assistiamo a una sacra alleanza di tre nazionalismi. turco, arabo e iranianio, La Nato ha visto arrivare questi jihadisti e non ha reagito. Tutta questa gente era d’accordo per fare della Siria una specie di discarica jihadista, una specie di campo di battaglia tra sunniti e sciiti. La proposta dei kurdi per una Siria federale è una buona proposta, non solo per la Siria, ma per tutta la regione. E’ una soluzione non etnica, pluralista e progressista» e proprio per questo, aggiungiamo noi fa così paura ai regimi della regione.

Abudiab è convinto che l’Europa potrebbe far molto: «La maggior parte degli scambi economici della Turchia vengono fatti con l’Europa. L’Unione europea ha quindi il potere di fare pressione sulla Turchia. Ma la Turchia la ricatta con i migranti, e così i 6 miliardi di euro pagati dall’Unione europea alla Turchia per tenere i migranti in Turchia fanno parte di questo gioco»

Jérémy André, un giornalista di Le Point appena tornato da Afrin cin un convoglio civile, conclude: «200.000 persone vagano nella regione sdi Aleppo Nord  verso la regione in mano al regime. Ad Afrin era bello.  Afrin era come esplorare il mondo perduto su un altopiano senza sbocco sul mare, un’utopia, dove le comunità potevano vivere insieme. Quel che la Turchia sta per mettere in atto lì non ci sarà mai come l’Afrin di prima»,