F-35, una catastrofe Usa da 1,4 trilioni di dollari venduta all’Italia

«Centinaia di problemi tecnici», per volo e combattimento

[4 aprile 2017]

Le associazioni pacifiste, la Sinistra e il M5S criticano da sempre la decisione dei governi italiani di acquistare i cacciabombardieri di fabbricazioni americana Joint Strike Fighter F-35 prodotti da Lockheed Martin e sponsorizzati dalle amministrazioni Usa,  inizialmente 131 aerei (al costo preventivato di 16 miliardi di euro) che in seguito alle proteste, nel 2012 — per decisione interna dello Stato Maggiore — sono  diventati  90 velivoli per un costo ipotizzato di 13 miliardi.   Ora le loro denunce sono corroborate da una nuova inchiesta, “The F-35 Is a $1.4 Trillion Dollar National Disaster”, pubblicata su The National Interest, che rivela altre lacune degli F-35, che sono già costati ai contribuenti americani 1,4 trilioni (1.400 miliardi), parte dei quali si vorrebbero recuperare sbolognando questo disastro con le ali a Paesi “amici” come l’Italia.

Su National Interest, Dan Grazier scrive che  lF-35 porrà molti problemi all’aviazione militare Usa: mentre l’Italia “compra sulla fiducia” l’ottimizzazione e i test di volo sono lontani dall’essere terminati  e emergono continui problemi ed inefficienze che limitano considerevolmente l’utilizzo di questi aerei che venivano presentati come un miracolo bellico.

L’articolo cita quanto scritto da Michael Gilmore, l’ex direttore Operational Test and Evaluation del segretariato della difesa Usa, secondo il quale ci sono  «centinaia di problemi tecnici» che non permettono di definire l’F-35 un vero aereo da combattimento: «Il novo aereo non ha la facilità di manovra dei suoi predecessori. La sua capacità di volo a velocità subsoniche è inaccettabile perché subisce l’influenza di forche cambiano improvvisamente il so vettore».

Inoltre, quel che veniva presentato come un’invincibile macchina da guerra, in realtà sarebbe impotente in un combattimento aereo con gli aerei russi e cinesi di ultima generazione, visto che il suo sistema operativo sarebbe in grado di gestire solo due missili aria-aria.

Il caccia acquistato dall’Italia dovrebbe assistere le truppe terrestri, ma  l’inchiesta americana fa notare che non è in grado non è in grado di volare a velocità ridotte e che il suo computer non riesce a gestire il cannone a 4 bocche GAU-22/A.

Ma Grazier è convinto che il problema più grosso dell’F-35  siano i suoi costi di esercizio: un’ora di test costa 44.000 dollari ai contribuenti americani: «A questi prezzi, i piloti non potranno mai passare in cabina un tempo sufficiente per familiarizzarsi con l’apparecchio».

Secondo The National Interest, gli Stati Uniti dovrebbero scordarsi questa «catastrofe nazionale» che è già costata loro 1.500 miliardi di dollari e riprendere da zero la costruzione di un nuovo caccia-bombardiere. E, aggiungiamo noi, l’Italia farebbe bene a fermare l’acquisto e la costruzione di queste costosissime  “patacche” volanti.