E’ il papavero il simbolo del fallimento della guerra Afghanistan: mai così tanta droga

[14 gennaio 2014]

Ieri il presidente Usa Barack Obama, rispondendo alle critiche di dell’ex capo del Pentagono e Robert Gates che nelle sue memorie mette in dubbio la fiducia di Obama sulla strategia Usa in Afghanistan, ha detto di non avere dubbi su quanto sta facendo l’America e che «Quel che è importante è che la strategia sia buona, ma è difficile e lo è sempre stata».

Ma è difficile per Gates ed Obama, per repubblicani e democratici, far credere che l’intervento Usa e degli alleati (Italia compresa) abbia centrato uno solo degli obiettivi che si era prefissato: la democrazia in quel Paese è una finzione esercitata in qualche palazzo di Kabul, mentre nel resto del Paese comandano i talebani e i signori della guerra che trattano con le forze di librazione-occupazione e con i servizi segreti pakistani; le donne che l’intervento militare straniero voleva emancipare sono sempre più soffocate sotto il burka di un islamismo medioevale; le piantagioni di papavero da oppio che gli americani avevano giurato di eradicare  non  sono mai state così fiorenti e i talebani che le avevano praticamente eliminate durante il loro “califfato” ora usano la droga per finanziarsi ed armarsi.

I russi, che di Afghanistan se ne intendono dolorosamente, girano il coltello nella piaga ed oggi Viktor Ivanov, direttore del Servizio federale russo per il controllo degli stupefacenti (Fskn), ha detto che «Nel 2013 l’Afghanistan ha prodotto stupefacenti su una superficie di  209.000 ettari. E’ un livello record».

Se i russi gongolano perché anche gli occidentali sono rimasti impantanati nella fanghiglia di armi, droga, sangue e integralismo dell’Afghanistan nella quale sprofondarono anche le truppe sovietiche, sono anche preoccupati per quel che sta avvenendo in casa loro: Ivanov ha detto che negli ultimi 6 anni il volume degli stupefacenti intercettato dalla polizia antidroga russa alle frontiere si è moltiplicato per 5 . Secondo il capo del Fskn , «Le speranze poste dalla comunità internazionale nella Nato in materia di lotta contr a produzione di droga afghana sono andate deluse, essendo la produzione di stupefacenti in Afghanistan moltiplicatasi per 40».

Ma gli americani devono fare i conti anche con le cattive relazioni che hanno con il governo di Hamid Karzai dopo la mancata firma dell’accordo bilaterale di sicurezza afghano-statunitense.  La Casa Bianca aveva esortato lo screditato presidente afghano a firmare l’accordo entro la fine del 2013, in modo da lasciare abbastanza tempo per poter pianificare il numero di soldati statunitensi che dovranno rimanere in Afghanistan dopo il ritiro delle truppe straniere ce dovrebbe avvenire entro quest’anno.

Ma Karzai se ne è infischiato delle sollecitazioni di chi lo ha messo al potere e poi ce l’ha confermato nonostante i brogli elettorali e le ruberie ed ha rimandato la firma dell’accordo a dopo le elezioni presidenziali previste per il 5 aprile (pagate dagli americani e dagli altri occidentali) ed ha messo come condizione per apporre la sua firma l’impegno di Obama a sospendere immediatamente i raid e l’utilizzo dei droni in Afghanistan ed a garantire la sicurezza e il sostegno per i colloqui di pace che il suo traballante regime ha avviato con i talebani, che stanno diventando sempre più forti e che ritorneranno probabilmente al potere non appena terminerà una delle più inutili e insensate avventure militari della storia, che purtroppo è costata la vita anche a diversi italiani.   .