Aderiscono anche le milizie di autodifesa arabe

Fine della guerra in Mali? Accordo di pace tra governo e ribelli tuareg

[19 giugno 2013]

Il governo del Mali e i gruppi ribelli tuareg del Mouvement national de libération de l’Azawad (Mnla, che aveva dichiarato l’indipendenza dell’Azawad nel 2012) e dell’Haut conseil pour l’unité de l’Azawad (Hca) hanno firmato ad Ouagadougou, la capitale del Burkina Faso, un accordo preliminare per tenere le elezioni presidenziali il 28 luglio. L’accordo riconosce pienamente l’unità, l’integrità territoriale e la sovranità del Mali ed apre la strada al ritorno progressivo e pacifico dell’esercito maliano nell’Azawad tuareg, ristabilisce l’amministrazione dello Stato centrale nella regione di Kidal occupata dal Mnla dopo la sconfitta degli islamisti filo-Al Qaeda. L’accordo prevede anche degli ulteriori accordi tecnici in vista del disarmo dei gruppi armati, all’interno di un quadro di colloqui di pace che includeranno tutte le comunità etniche del nord del Mali.

Si tratta in realtà di un accordo di pace con il quale le milizie tuareg sembrano rinunciare ad ogni rivendicazione indipendentista, e riconoscono di fatto l’unità dello Stato del Mali. Infatti Mnla e Hca hanno accettato il principio di un «Dispiegamento progressivo» dell’amministrazione e dell’esercito maliano a Kidal e in tutto il Mali del nord, annacquando così molto la loro volontà di autonomia ad ogni costo dell’Azawad. Ma anche il Mali ha dovuto fare qualche concessione, riconoscendo l’esistenza politico/militare dei movimenti tuareg. Il successo della guerra lampo voluta dal presidente François Hollande contro il califfato islamico nel nord del Mali, e la scelta di allearsi con il Mnla contro Al Quaeda nel Maghreb islamico sembra aver avuto successo ed essere in grado di dare nuove prospettive per un Mali che includa anche i tuareg nelle scelte politiche ed economiche.

L’accordo è stato rafforzato oggi dall’adesione senza condizioni dei gruppi di autodifesa arabi del nord del Mali, cioè del Coordination des Mouvements et forces patriotes de résistances (Cmfpr) e del  Mouvement arabe de l’Azawad (Maa). Però la portavoce di Cmfpr e Maa, Harouna Toureh, ha precisato: «Abbiamo dichiarato che aderiamo solennemente senza condizioni ma solo se i gruppi armati indipendentisti e terroristi del nord (cioè i tuareg del Mnla e dell’Hca, ndr) deporranno le armi. Siamo dei gruppi di autodifesa o gruppi armati sedentari del nord, non terroristi e non indipendentisti».

Il mediatore della Communauté économique des Etats d’Afrique de l’ouest (Cedeao), il president del Burjkina Faso  Blaise Compaoré, ha detto che l’adesione di questi piccole milizie anti-tuaregh, legate all’esercito maliano che non voleva assolutamente l’accordo con il Mnla imposto dai francesi in funzione anti-Al Quaeda, fa ben sperare.

Il segretario generale dell’Onu, Ban ki-moon, ha sottolineato che l’accordo tra il governo del Mali e i ribelli tuareg «Prevede un cessate il fuoco immediato, apre la via alla tenuta di elezioni presidenziali sull’insieme del territorio e impegna le parti a discutere di una pace durevole in Mali, attraverso un dialogo inclusivo che avrà luogo dopo le elezioni». Ban si è complimentato con la Cedeao «Per i suoi sforzi di mediazione con l’appoggio dell’Unione Africana e delle Nazioni Unite» ed ha reiterato la  sostenere l’attuazione dell’accordo attraverso la Mission multidimensionnelle intégrée des Nations Unies pour la stabilisation au Mali (Minusma) e le agenzie Onu, in cooperazione con  la Mission internationale de soutien au Mali sous conduite africaine (Misma).

L’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Catherine Ashton, oggi ha detto: «Mi felicito per la firma ad Ouagadougou di un accordo preliminare all’e elezioni presidenziali ed ai colloqui inclusivi di pace in Mali da parte delle autorità maliane e dei movimenti armati non terroristi del nord del Mali. Questo accoro riveste una portata storica: costituisce una tappa cruciale nel processo di ricostruzione della pace attraverso il dialogo». La Ashton ha rivendicato il ruolo svolto dall’Ue nel processo di pace ed ha promesso che «Resterà a fianco di tutti i maliani per facilitare l’attuazione dell’accordo in tutte le sue dimensioni».