Foreign Policy: «Gli Usa negli anni ’80 aiutarono Saddam negli attacchi chimici contro Iran e Kurdi»

Documenti Cia declassificati imbarazzano chi pensa ad un attacco contro la Siria

[26 agosto 2013]

Gli Usa, sollecitati da Francia e Gran Bretagna e dalle monarchie arabe del Golfo, stanno prendendo in considerazione un’azione militare contro il regime nazional-socialista siriano, per punirlo degli attacchi chimici alla periferia di Damasco. Ma russi e iraniani, che appoggiano la tesi del regime di Bashir Al Assad, dicono di avere le prove che l’attacco chimico sarebbe una provocazione delle milizie islamiste ribelli e che si tratterebbe di una specie di montatura occidentale per intervenire in Siria con un tipo di intervento “libico” e creare uno scenario tipo quello del Kosovo o iracheno.

Ma a proposito di scenario iracheno, il governo statunitense rischia un serio imbarazzo nell’appoggiare le ritorsioni contro l’uso di armi chimiche in Siria proprio mentre il giornale statunitense Foreign Policy pubblica documenti della Cia declassificati che dimostrano che gli Usa sapevano ed  erano addirittura “coinvolti” negli attacchi chimici del regime baathista di Saddam Hussein contro i Kurdi iracheni e l’Iran.

La radio internazionale iraniana Irib spiega che «durante la guerra 1980 – 1988, l’esercito iracheno con l’aiuto delle immagini satellitari, le mappe e altre informazioni fornite dall’allora governo degli Stati Uniti, ha colpito le postazioni iraniane, in diverse occasioni, con bombe caricate col letale gas nervino Sarin». Foreign Policy cita documenti e dichiarazioni di ex funzionari dell’intelligence americana e dice che allora gli Usa non fecero nulla  per fermare una serie di attacchi al gas nervino «molto più devastanti di qualsiasi cosa si sia visto in Siria».

Secondo il giornale, «nel 1988, durante gli ultimi giorni della guerra in Iraq con l’Iran, gli Stati Uniti hanno visto,  attraverso le immagini satellitari, che l’Iran stava per conseguire un importante vantaggio strategico, sfruttando una falla nelle difese irachene», quindi la Cia ha avvertito Saddam Hussein, consapevole che avrebbe attaccato con armi chimiche, compreso il sarin, un agente nervino letale.

L’intelligece Usa ha fornito a quello che pochi anni dopo avrebbe trasformato nel suo nemico numero uno immagini e mappe sui movimenti di truppe iraniane e dei luoghi delle strutture logistiche iraniani e dettagli sulle difese aeree iraniane. Gli iracheni avevano già usato iprite e sarin durante 4 grandi offensive nei primi mesi del 1988 proprio facendo affidamento sulle immagini satellitari fornite dagli Usa e da altri Stati. Questi attacchi hanno fatto pendere la bilancia del conflitto dalla parte dell’Iraq, come voleva l’amministrazione repubblicana di Ronald Reagan che a quanto pare sapeva anche della strage chimica perpetrata nei villaggi kurdi iracheni.

La Cia dice che non sapeva nulla degli attacchi chimici di Saddam Hussein ma Foreign Policy cita il colonnello in pensione dell’Air Force, che era un addetto militare a Baghdad nel 1988 e che dipinge un quadro diverso: «Gli iracheni non ci hanno mai detto di avere intenzione di utilizzare gas nervino. Non dovevano. Lo sapevamo già».

Anche secondo i documenti della Cia recentemente declassificati gli Usa avevano prove certe degli attacchi chimici irakeni già dal 1983, quando l’Iran cominciò a denunciarli senza che il mondo occidentale provasse un minimo di repulsione come fa oggi per l’utilizzo di armi chimiche in Siria, delle quali è molto probabile si siano impossessati anche i ribelli.

Allora gli americani, nonostante una ferocissima guerra in corso, dicevano che mancavano le prove del coinvolgimento dell’Iraq (prove che invece furono fabbricate per giustificare la seconda guerra irakena), invece gran parte delle prove dei massacri chimici voluti da Saddam Hussein  erano nei rapporti e nei memorandum top secret degli agenti segreti Usa inviati ai più alti livello del governo degli Stati Uniti.

Foreign Policy sottolinea che «in contrasto con lo straziante dibattito di oggi  sulla possibilità che gli Stati Uniti dovrebbero intervenire per fermare presunti attacchi di armi chimiche da parte del governo siriano, gli Stati Uniti tre decenni fa applicarono un calcolo freddo per il diffuso utilizzo di armi chimiche da parte di Saddam Hussein contro i suoi nemici ed il suo popolo. L’amministrazione Reagan decise che era meglio lasciare che gli attacchi continuassero se potevano cambiare le sorti della guerra. E anche se fossero stati scoperti, la Cia scommise che ci sarebbero stati l’indignazione e la condanna internazionale».

La Cia disse che l’Iran non poteva scoprire prove convincenti dell’utilizzo di armi chimiche in possesso dell’agenzia di spionaggio Usa e che comunque l’Unione Sovietica aveva utilizzato in precedenza agenti.

La complicità degli Usa con la dittatura di Saddam Hussein emerge in tutta la sua evidenza dai documenti declassificati così come la consapevolezza dell’entità delle stragi perpetrate con il gas nervino. Di fronte al sanguinoso pasticcio Siriano, dove è sempre più difficile distinguere la ragione dal torto e i “buoni” dai “cattivi”, le rivelazioni di Foreign Policy equivalgono ad un’ammissione ufficiale della complicità nell’utilizzo di armi chimiche nei più raccapriccianti attacchi di questo tipo mai sferrati da parte di governi, Paesi e forze politiche che oggi chiedono a gran voce un intervento militare in Siria per evitare attacchi chimici molto meno rilevanti. Speriamo si tratti di vero pentimento, ma ci crediamo poco.