Governo “Giamaica” spostato a destra? I Grünen come i socialdemocratici?

Germania: la Merkel rivince perdendo all’estrema destra. Disastro socialdemocratico

Tengono sinistra e Verdi. La Grosse Koalition e lo slogan “si vince solo al centro” (che risuona ancora, anche in Italia) si sono rivelati un suicidio per la Spd

[25 settembre 2017]

In Germania i risultati finali delle elezioni (299 collegi su 299) restituiscono un quadro leggermente migliore degli exit poll, ma molto peggiore di quello offerto dai sondaggi elettorali, almeno per i due grandi partiti della Grosse Koalition: i democristiani della Cdu-Csu di Angela Merkel si fermano al 32,9% (-8,6%), i socialdemocratici dell’ex presidente del Parlamento europeo precipitano al 20,5% (5,2% in meno, il peggior risultato della storia della Spd), Die Linke, la sinistra, sale al 9,2% (+0,6%, erodendo altri voti alla Spd e diventando il vero argine alla destra nei lander dell’Est), scavalcando così i Grünen che con l’8,9% ottengono lo 0,5% in più.

Le novità sono tutte a destra, o meglio all’estrema destra, dove i nostalgici xenofobi e anti-europeisti di Alternative für Deutschland (Afd) entrano per la prima volta al passo dell’oca nel Bundestag con il 12,6% (+7,8%) e in Parlamento rientrano anche i liberali della Fpd con il 10,8% (+6%) con il loro programma neoliberista.

Secondo i sondaggi realizzati all’uscita dei seggi, l’estrema destra dell’Afd ha tolto un milione di voti dall’elettorato iperconservatore della Cdu/Csu e circa 400.000 voti da quello sbandato e post-ideologico della Spd, ma circa un milione di voti dell’Afd vengono anche dagli astensionisti (molti dei quali avevano già abbandonato Merkel e Spd). La Merkel perde a destra anche a favore dei liberali, mentre la Spd a sinistra a favore di Linke e Verdi.

Lo spostamento al centro e la Grosse Koalition si sono rivelati un suicidio per la Spd e lo slogan “si vince solo al centro” che risuona ancora, anche in Italia, ha significato uno spostamento a destra della Merkel per tamponare l’estrema destra che è invece esplosa, portando l’Afd al livello elettorale di molte neodestre europee. Ma i commentatori italiani che parlano preoccupati di ondata neonazista in Germania farebbero bene a pensare che nel nostro Paese due forze gemelle all’Afd – Lega Nord e Fratelli d’Italia – probabilmente superano insieme il 20%, come il Front National in Francia. Per non parlare di Forza Italia, il cui “programma” è sempre più una macedonia di populismo all’Afd e di liberismo alla Fdp, pur restando nel Partito popolare europeo con la Merkel. Guardando a quanto accaduto in Germania (e in Francia, Spagna, Olanda…) qualcuno nel Pd – visti anche i sondaggi italiani e siciliani che danno in testa il centro-destra – farebbe bene a chiedersi che fine ha fatto la conquista del centro promessa da Renzi, e se valga la pena continuare su un strada che ha portato le sinistre diventate centro a un’umiliante sconfitta dopo l’altra.

Pur con il peggior risultato di sempre della Cdu/Csu, la Merkel formerà comunque un nuovo governo e la formula che sembra più probabile – in un Bundestag frammentato come mai prima e con la Spd che annuncia mestamente il passaggio all’opposizione dopo il suo suicidio moderato – è quella “Giamaica”: nera (Cdu/Csu), gialla (Fdp) e verde (Grünen).

Verdi e Liberali hanno già annunciato che consulteranno le loro basi prima di un eventuale accordo di coalizione ma, come spiega su Facebook la co-presidente dei Verdi europei Monica Frassoni, i Grünen sono «tutti serissimi. Abbastanza sollevati dai probabili risultati (oltre 9%) ma non particolarmente soddisfatti né di stare sotto i liberali (Fdp, orridi anti europeisti e pro-austerity) né dell’ottimo risultato di Afd, davvero preoccupante. E tra le persone con cui ho parlato, responsabili e militanti, allo stesso tempo è presente la voglia e la preoccupazione di governare. Inhalt nur inhalt dicono. Se ci sarà mai un accordo di governo “Giamaica” sarà solo e soltanto sui contenuti».

E le trattative per formare un nuovo governo si annunciano lunghissime e durissime: primo perché la Merkel, anche per tacitare la sua ala destra iperconservatrice dei bavaresi della Csu, ha annunciato un nuovo spostamento a destra e il pugno duro con i migranti per “riportare  casa” gli elettori che hanno votato Afd; secondo, perché i Grünen non potrebbero accettare uno spostamento a destra su questi temi della Cdu/Csu e soprattutto perché sono sideralmente distanti dagli altri possibili alleati Fdp, in particolare su tre punti essenziali: la fiscalità (la Fdp vuole tagliare le tasse, i Verdi no), l’energia (i Grünen vogliono un’uscita rapida dal carbone, i liberali no) e l’Europa (i Verdi vogliono un’Europa più unita e solidale, i liberali no).

I Grünen sanno che la coalizione “Giamaica” potrebbe essere per loro quello che la Grosse Koalition è stata per la Spd: un sacrificio in nome della governabilità che ha favorito solo la destra estrema, salvato la Merkel e prodotto la situazione più ingovernabile del dopoguerra. Il tentativo, in Germania come in Italia, Francia, Spagna, Grecia… era quello di tagliare le ali destra e sinistra dello schieramento per costituire un governo al centro senza alternative, che governasse la crisi della globalizzazione neoliberista: il risultato è stato l’esplosione della neodestra xenofoba e populista e la crescita di una sinistra radicale che in realtà si rifà a molti dei principi che la socialdemocrazia ha gettato nella pattumiera della storia come ferrivecchi ideologici. Un film già visto in Italia e che è ancora in proiezione nelle sale, sempre meno affollate, di tutta Europa.

Mentre Alternative für Deutschland esulta e annuncia «cambieremo questo Paese, cacceremo la signora Merkel» la sua leader Alice Weidel fissa già il vero obiettivo a medio termine dell’estrema destra: «Essere in grado di governare nel 2022», e promette sia «un’opposizione costruttiva» sia l’avvio di «un commissione di inchiesta sulla Merkel».

Tutti in Germania – anche chi l’ha votata – pensano che la Spd paghi il prezzo della sua partecipazione alla Grosse Kolition e il fatto che il programma socialdemocratico fosse un copia di quello della Merkel. La Spd non sembrava aver imparato nulla dai cattivi risultati elettorali del 2009 e del 2013 e ora è in piena crisi esistenziale, con Die Link che ha ormai la metà dei suoi voti e che potrebbe togliere alla SPd molto di quel “voto utile” di sinistra che ha preso se il debolissimo Martin Schulz non cambierà la rotta del partito. Il motto molto tedesco “Il Paese prima del partito” ha finito per mettere in crisi proprio il Paese, e per portare la Spd sull’orlo del baratro.

Ieri un affranto Schulz ha annunciato: «Stasera finisce il lavoro con la Cdu e la Csu. Oggi è un giorno amaro per la socialdemocrazia tedesca». Poi ha aggiunto che l’ingresso dell’estrema destra nel Bundenstag è «un cesura che nessun democratico può ignorare. Noi siamo il bastione della democrazia in questo Paese. La Spd continuerà a battersi dall’opposizione per la democrazia, la tolleranza e il rispetto».

Come ha detto Michael Bröning, un’analista della Fondazione Friedrich-Ebert, un think thank tedesco molto vicino ai socialdemocratici, «la Spd deve ripensare il suo approccio e affrontare il fatto che molti operai hanno voltato le spalle al vecchio “partito degli operai”». Insomma, a volte quel che si credeva confinato nella pattumiera della storia è ancora vivo e vitale e per disgrazia della Spd il suo margine di manovra per una riconversione a sinistra è molto limitato: il campo che aveva abbandonato è vivacemente presidiato da Die Linke (un Partito ormai ben diverso da quello che aveva messo insieme gli ex comunisti dell’Est e la sinistra socialdemocratica e sindacale dell’Ovest) con la quale la Spd per tutta la campagna elettorale ha escluso ogni possibilità di alleanza a livello nazionale perché la Sinistra si oppone alla Nato e alle missioni militari all’estero. Vi ricorda qualcosa?