Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale «Lottare contro i crimini motivati dall’odio»

I crimini d’odio in Italia passati dai 71 del 2012 ai 555 del 2015

[21 marzo 2017]

Oggi è l’International Day for the Elimination of Racial Discrimination, istituito in ricordo dei 69  manifestanti disarmati e pacifici  che furono uccisi il 21 marzo 1960 a Sharpeville, in Sudafrica, dalla polizia razzista. Il loro sacrificio ha ispirato milioni di persone in tutto il mondo a lottare contro il regime razzista dell’apartheid. Vio proponiamo l’intervento dell’Alto commissaio dell’Onu per i diritti umani, Zeid Ra’ad Al Hussein, in occasione dell’International Day for the Elimination of Racial Discrimination 2017.

 

Ogni anno, la  Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale ricorda a tutti di raddoppiare gli sforzi per lottare contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia, i discorsi e i crimini di odio.

Però, il 21 marzo non deve limitarsi a un semplice ricordo. Le persone di discendenza Africana continuano ad essere vittime di razzismoe di crimini motivate dall’odio, in tutti gli ambiti della vita.  L’idea odiosa dell’antisemitismo sciama dagli Stati uniti fino all’Europa, al Medio Oriente ed oltre.  In alcuni Paesi, e dnne musulmane che portano il foulard si scontrano sempre di più con la violenza verbale ed anche fisica. In America Latina, le popolazioni autoctone restano preda della stigmatizzazione, compresa quella dei media.

I pericoli della demonizzazione di alcuni gruppi sono visibili in tutto il mondo. Una nuova fiammata di disordini xenofobi e di violenza contro gli immigrati ha recentemente colpito il Sudafrica. Il Sud Sudan, sotto l’effetto della polarizzazione etnica, alimentata da discorsi di odio, è sul bordo di una guerra etnica. In  Myanmar, la comunità musulmana Rohingya, da molto tempo percepita  tutta come un gruppo di  «immigrati in situazione irregolare», ha sofferto di indescrivibili abusi.

E dappertutto, nel mondo, la politica di divisione e la retorica dell’intolleranza prendono di mira le minoranze razziali, etniche, linguistiche e religiose, così come i migranti e i rifugiati. Le parole della paura e dell’eversione possono avere conseguenze reali.

Le statistiche del governo britannico hanno rivelato un forte aumento dei crimini di odio segnalati nelle settimane seguenti al referendum del 23 giugno 2016 sull’adesione all’Unione europea, nel quale l’immigrazione era il tema dominante.

Le cifre dell’FBI  hanno indicato un aumento di crimini di odio a livello nazionale nel 2015, nel momento in cui è stata lanciata la campagna presidenziale americana, spesso basata sulle cosiddette minacce poste dai migranti, dagli ispanici e dai musulmani.  Secondo i dati raccolti dal Southern poverty law center, i migranti, gli afroamericani e i musulmani sono stati i più colpiti dai crimini d’odio all’indomani dell’elezioni,  benché non si disponga ancora di dati completi per il 2016.

Nel 2016, la Germania ha censito circa 10 attacchi quotidiani a migranti e rifugiati, cioè un aumento del 42% in rapporto al 2015. A partire dal 2012, i casi di crimini di odio segnalati sono più che triplicati in Spagna, per raggiungere i 1.328 casi nel 2015.  I casi riportati in Italia sono passati da 71 a 555 nel 2015 e sono raddoppiati in Finlandia tra il 2014 e il 2015, data alla quale sono stati segnalati 1.704 incidenti.

Queste cifre tracciano un quadro parziale della situazione dei Paesi interessati, ma un buon numero di Paesi non raccolgono dati sui crimini d’odio razzisti, impedendo così di valutare davvero l’ampiezza del problema. Ma, per lottare contro il razzismo e la xenofobia, bisogna comprendere l’ampiezza del problema. Incoraggio gli Stati a raddoppiare gli sforzi per raccogliere dei dati disaggregati, anche sulla base della razza e dell’origine etnica, per poter vigilare sulle tendenze, comprendere le cause e progettare e mettere in opera delle misure mirate, in vista di instaurare un vero cambiamento.

Questa giornata ci ricorda che è ingiustificabile che gli Stati permettano al razzismo e alla xenofobia di svilupparsi e ancora meno di prosperare. Sul piano legale, spetta loro vietare ed eliminare la discriminazione razziale e garantire il diritto di ciascuno, indipendentemente dalla sua razza, dal suo colore o dalla sua origine nazionale o etnica, all’eguaglianza davanti alla legge.

Gli Stati devono adottare una legislazione che vieti espressamente i discorsi di odo razzista, compresa la diffusione di idee fondate sulla superiorità o l’odio razziale, l’incitamento alla discriminazione razziale e le minacce o l’incitamento alla violenza. Non si tratta di mettere in pericolo la libertà di parola, né di far tacere la controversia o la critica; si tratta di riconoscere che l’esercizio della libertà di espressione è sottoposto a dei doveri di responsabilità.

Viviamo in un mondo in cui le pratiche discriminatorie sono ancora molto estese. Ma non è il momento di disperarsi.

In diversi Paesi, gli organismi per l’uguaglianza di trattamento e le istituzioni nazionali de diritti dell’uomo operano a favore della prevenzione e della lotta contro la discriminazione. Alcuni organismi per l’applicazione della legge tengono conto delle norme internazionali dei diritti dell’uomo nel quadro delle loro azioni, certamente perché la legge li obbliga, ma anche in ragione dell’efficacia accresciuta che ne risulta nell’ambito del mantenimento dell’ordine. Nello stesso modo, I professionisti dell’educazione e della salute, così come i “buoni” impiegati affrontano i pregiudizi razziali, etnici e religiosi e censiscono i profili tipo esistenti nei loro settori. I progressi compiuti devono proseguire, soprattutto attraverso la discriminazione positiva, la formazione e la rappresentanza delle minoranze etniche e razziali.

L’Onu ha lanciato diverse iniziative di lotta contro il razzismo e la xenofobiae, in particolare Together  che favorisce il rispetto, la sicurezza e la dignità per i rifugiati e i migranti, Let’s Fight Racism e l’International Decade for People of African Descent.

Il mio ufficio all’Alto commissariato dell’Onu  per i diritti umani  lancia un appello a tutto il mondo: Oggi difendete i diritti di qualcuno. Ed è precisamente quello che molte persone fanno ai quattro angoli del mondo: prendere posizione contro la discriminazione o fare in modo che non si produca.

di Zeid Ra’ad Al Hussein