La giovane rivoluzione degli ombrelli di Hong Kong che non piace per niente a Pechino

[30 settembre 2014]

Da qualche giorno decine di migliaia di manifestanti armati di ombrelli, nel silenzio minaccioso dei media ufficiali della Repubblica popolare cinese, occupano Hong Kong per chiedere più democrazia e rifiutare le elezioni farsa proposte dal regime comunista a questo territorio a statuto speciale nel quale, quando venne ammainata la bandiera britannica, aveva promesso di mantenere una parvenza di democrazia.

Anche l’Unione europea, sempre molto loquace quando si tratta di piccoli Paesi, è molto prudente sulla rivolta pacifica di quella che pure è una delle metropoli più grandi e importanti del mondo, dove probabilmente si sta giocando la partita di una possibile democratizzazione della Cina.

Per questo Europe ecologie le verts oggi esprime il suo pieno appoggio ad “Occupy Central with Love and Peace“, come i sui giovanissimi e coraggiosi animatori hanno battezzato questo movimento collettivo di sindacati, studenti e cittadini.  Per Eelv, «Le violente repressioni di questo week-end, sostenute dalle autorità cinesi, possono far temere il peggio» e per questo chiedono alla Francia, all’Unione europea, al ministro degli esteri francese  Laurent Fabius ed alla responsabile in pectore della politica estera dell’Ue  Federica Mogherini  di fare come il Canada e «manifestare il loro sostegno a questa mobilitazione democratica e sostenere il suffragio universale e le aspirazioni democratiche del ppopolo di Hong Kong».

Anche perché la situazione, con i giovanissimi leader della “rivoluzione degli ombrelli” arrestati ed intimiditi, somiglia sempre di più a quella che culminò nella strage di Piazza Tienanmen, dove nacque davvero nel sangue degli studenti  la Cina autoritaria del turbocapitalismo gestito dal Partito comunista.  Oggi il capo dell’esecutivo di Hong Kong, il filo-cinese Leung Chun-ying, ha chiesto la fine “immediata” delle proteste di  pro-democratiche di “Occupy Central with Love and Peace”  che da due giorni bloccano la principale strada di comunicazione tra le isole che formano Hong Kong e la Cina, i manifestanti continua invece a chiedere le sue dimissioni.

Asia News sottolinea che «Quello di stamane è il primo intervento pubblico di Leung, dopo che gli studenti, in sciopero da una settimana, avevano chiesto un incontro con lui – da lui rifiutato – e dopo che la polizia li aveva attaccati con gas lacrimogeni, spray urticanti, manganelli e idranti». Questa violenza contro giovani indifesi e pacifici ha solo fatto aumentare le proteste, portando all’occupazione di molte zone del centro della metropoli e della penisola di Kowloon. Ieri sera una folla impressionante è sfilata in sostegno ai manifestanti ad  Admiralty, Gloucester Road, Mong Kok, Argyle Street, illuminando la notte con i telefonini in segno di solidarietà. Una cosa pericolosissima per il regime di Pechino, anche perché, a differenza di Piazza Tienanmen, la popolazione sembra in gran parte apertamente solidale con i giovani della “rivoluzione degli ombrelli e, come scrive ancora Asia News, «persone portano ai giovani frutta e cibo; alcuni hanno perfino piazzato un barbecue portatile per offrire salsicce; piccoli imprenditori portano migliaia di bottigliette d’acqua, sandwich, maschere per ripararsi dai gas lacrimogeni».

Non mancano però le provocazioni di squadracce  filo-cinesi che attaccano i manifestanti o tentano di investirli con ,le auto. Ma ad Hong Kong sta accadendo qualcosa di molto diverso e il movimento sta dimostrandio anche un’anima ambientalista: stamattina i tanti manifestanti che hanno dormito sui marciapiedi e nelle piazze, hanno ripulito le strade dei rifiuti, tanto che vengono chiamati i “dimostranti più educati”. Questa gentilezza verso gli altri e la loro città  rende evidente il carattere non violento del movimento, ma Leung ed il governo di Pechino continuano ad accusare gli studenti e a Occupy Central di attaccare la polizia, che quindi sarebbe costretta a reagire con violenza, mente il governo cinese parla di «attività illegali che minano lo stato di diritto e mettono in crisi l’armonia sociale», una formula che di solito precede un brutale giro di vite per impedire che la situazione prenda una strada diversa da quella voluta dalla casta comunista.

Per la maggioranza degli abitanti di Hong Kong  sono invece il regime comunista e il fedelissimo Leung ad aver ingannato l’opinione pubblica del territorio: « Leung non ha mai presentato ai capi cinesi la reale situazione della popolazione e il loro desiderio di piena democrazia – spiega Asia News – Pechino ha soffocato questi slanci deliberando una struttura elettiva in cui essa decide i candidati».

In realtà pechino, che diffonde in pompa magna il libro bianco del presidente è terrorizzata perché teme che l’infezione democratica e progressista da Hong Kong  possa diffondersi alle altre metropoli cinesi diove sono già esplosi movimenti di protesta legati soprattutto ad alcune questioni ambientali e per la dignità del lavoro. I media cinesi censurano le immagini delle manifestazioni di Hong Kong, ma questa volta i social media sono la cassa di risonanza interna che mancò a Tienanmen.

Oggi ad Hong Kong sono in corso o ci sono state manifestazioni a Central, Wan Chai, Causeway Bay e Mong Kong, a Yau Ma Tei e a Des Voeux Road e  molte scuole, una quarantina di banche e diverse industrie sono chiuse perché i manifestanti hanno bloccato il traffico, chi invece raggiunge il lavoro a piedi solo dopo una lunga camminata non si lamenta più di tanto: «Questa piccola scocciatura non è nulla perché penso che la causa per cui si sta dimostrando è molto importante – ha detto un cittadino ad Asia News – E’ bello che la gente mostri che ha a cuore la democrazia».

Tra i lacrimogeni e le pallottole di gomma sparati dalla polizia, i cittadini di Hong Kong hanno capito che lo scontro è tra due tipi di concezione della società e, di fronte alle pretese di Pechino di privarli delle conquiste democratiche che avevano ereditato dalla colonia britannica, si sono uniti intorno ai loro coraggiosi giovani per difendere lo stile di vita del territorio che il regime cinese vede come una pericolosa eresia, come ha detto Helen, una giovane manifestante, «Siamo orgogliosi di essere di Hong Kong e orgogliosi che i suoi abitanti siano scesi in piazza a difendere la nostra identità che sentiamo profondamente diversa in tutti i sensi, emotivi, culturali, ereditari da quelli che dominano la Cina continentale».