Gran Bretagna: i Conservatori battono i laburisti, ma governeranno un Paese diviso

In Scozia stravince la sinistra indipendentista. Flop di Ukip e Liberaldemocratici, 1 seggio ai Verdi

[8 maggio 2015]

A quanto pare i sondaggi non erano giusti: se all’inizio degfli exit poll meno di un punto percentuale divideva il Partito Conservatore da quello Laburista,  i risultati collegio per collegio si stanno tramutando in una inaspettata disfatta per i laburisti e i conservatori sono il più grande partito della Gran Bretagna e David Cameron resterà  premier del Regno Unito, per dire la verità mai così disunito.

Con il 36,9% dei voti i conservatori dovrebbero aggiudicarsi 331 seggi (+24) e il laburisti con il 30,4% dovrebbero fermarsi a 232 (-26), dati che, nonostante l’incredulità iniziale del Labour e dei la Lib Dems, hanno trovato una lenta conferma nello spoglio nei collegi elettorali uninominali.

I laburisti ottengono molti dei risultati sperati in Gran Bretagna e Galles, ma è il massiccio voto per la sinistra dello Scottish national party (Scn), che in Scozia supererebbe il 50% e si aggiudicherebbe 56 seggi sui 59 disponibili (50 in più), ad impedire ai laburisti di vincere. A tradire il Labour è stata anche Londra che non ha votato massicciamente a sinistra come tutti credevano.

Crollano al 7,9% i liberaldemocratici, che pagano duramente l’alleanza con i conservatori e si fermano a 8 seggi perdendone 49, compresi alcuni dei loro collegi storici. La destra populista e xenofoba dell’United Kingdom indipendence party, arriva al 12,6%,  il 9,5%  in più rispetto alle ultime elezioni nazionali e un tracollo se si pensa alle europee – ma è un successo localizzato soprattutto nel nord dell’Inghilterra e l’Ukip prende solo un seggio e Nigel Farange  si è dimesso da capo del Partito che aveva fondato e che è alleato di Grillo al Parlamento europeo.

In questo contesto, dominato dai grandi partiti nazionali e regionali, è un buon risultato quello dei Green Party, che arriva al 3,8% (+ 2,9%) che sembrava aver conquistato un secondo seggio. Commentando gli  exit poll, il leader del Green Party, Natalie Bennett ha detto: «Un raddoppio dei parlamentari in Parlamento sarebbe ovviamente un enorme progresso per i Verdi», ma alla fine il seggio è rimasto uno solo: quello di Caroline Lucas, riconfermata nella circoscrizione di Brighton Pavilion. Il partito nazionalista gallesse, il Plaid Cymru, con solo lo 0.6% prende 3 seggi. Partiti locali con lo zero virgola qualcosa prendono più seggi dell’Ukip.

Parlando a Doncaster, il leader laburista Ed Miliband non ha nascosto la sua delusione: «Chiaramente questa è stata una notte molto deludente e difficile per il partito laburista. Non abbiamo guadagnato quanto volevamo in Inghilterra e Galles e in Scozia abbiamo visto un aumento del nazionalismo sopraffare il nostro partito. Il prossimo governo avrà  un grande responsabilità e il compito difficile di tenere insieme il nostro Paese». Miliband, come si fa nei partiti del nord Europa in caso di sconfitte elettorali, si è poi dimesso da leader del Labour e ha detto: «La Gran Bretagna ha bisogno di un forte partito laburista. La Gran Bretagna ha bisogno di un partito laburista che possa ricostruirsi dopo questa sconfitta. Siamo tornati prima e torneremo di nuovo».

Se questa frammentazione del voto verrà confermata, David Cameron potrebbe rimanere a capo di un governo con una maggioranza risicata del solo Partito conservatore,  sostenuta dai partiti protestanti unionisti dell’Irlanda del nord, anche se potrebbe contare ancora sul sostegno dei Liberaldemocratici superstiti, che però così finirebbero per completare il loro suicidio politico. Anche se Miliband fosse riuscito a convincere i Lib Dems e gli scozzesi del Snp a sostenere un governo laburista, non avrebbe avuto i numeri necessari in Parlamento: la maggioranza è 326 voti, ma la sinistra cattolica del Sinn Fein, che nell’Ulster ha preso almeno 4 seggi, non partecipa ai lavori del Parlamento “colonialista” inglese, il presidente del parlamento normalmente non vota e quindi il quorum scende a 323 voti, i Conservatori ne hanno 8 in più. Quindi i Conservatori governeranno il Regno Unito con meno di un terzo dei voti ma la metà dei seggi in Parlamento.

Miliband dice che la coalizione Conservatori Liberaldemocratici non esiste più, ma è anche vero che il Labour non esiste più in quella che era una delle sue roccaforti, la  Scozia, dove la sinistra indipendentista lo ha asfaltato e dove Jim Murphy, leader del partito laburista scozzese, e il ministro degli Esteri ombra Douglas Alexander hanno perso il loro seggio. Il 27% preso dai laburisti in Scozia sono letteralmente voti buttati. Impressionante se si pensa che la sinistra indipendentista e laburista insieme in Scozia arriva quasi all’80%.  Alla fine i laburisti pagano la disastrosa contrapposizione frontale con lo Snc durante il referendum sull’indipendenza scozzese e la loro svolta al centro avviata da Tony Blair e che Miliband ha cercato di riportare un po’ più a sinistra. Il problema è che in Scozia (e non solo) l’elettorato non vede più il Labour come un’alternativa di sinistra.

Anche se i laburisti  fanno notare che i Liberaldemocratici hanno perso per aver governato con i conservatori, è anche vero che quei voti si sono dispersi e non li hanno favoriti. Una batosta che il Lib Dem, si aspettavano ma che per questo non è meno dura da sopportare, un disperato Nick Clegg, poco prima di dimettersi anche lui, ha detto che per il suo Partito «E’ stata una notte crudele».

Cameron è soddisfatto e, al di là dei risultati numerici , in base ai seggi previsti può far dire al suo portavoce che «Era dal 1983 che non avevamo un governo in carica che aumentasse la sua maggioranza in questo modo e sarebbe un voto di fiducia senza precedenti nella leadership di David Cameron».

Ma anche per Cameron i pericoli vengono da nord, dalla carismatica leader dei nazionalisti scozzesi Nicola Sturgeon  che, dopo aver capito la dimensione della sua vittoria, ha detto: «Quello che stiamo vedendo oggi è che la  Scozia con il suo voto conferma la sua fiducia nel Snp per far sentire ancora più chiara la voce della Scozia per la fine dell’austerità, il miglioramento dei servizi pubblici e per una politica più progressista a Westminster. Questo è quello che intendiamo fare ora» ed ha aggiunto che farà di tutto per «Bloccare i Tories fuori dal potere». Cameron ha risposto che farà di tutto per mantenere il Paese unito.

Con questi risultati e l’ininfluenza di fatto dell’Ukip (molti degli elettori populisti sono tornati alla casa madre conservatrice) sembrava difficile pensare che Cameron si avventurasse in un referendum per uscire dall’Ue che probabilmente – per riflesso – aprirebbe la strada all’indipendenza scozzese. Ma commentando il risultato delle elezion i Cameron ha confermato  la devoluzione di poteri a Scozia, Galles ed Irlanda del Nord così come il referendum sull’adesione del Regno Unito all’Ue.