Guerre e cambiamento climatico hanno riportato la fame nel mondo (VIDEO)

Fao: necessari 1,06 miliardi di dollari per aiutare 26 paesi a combattere la fame

[9 febbraio 2018]

Il recente rapporto “Monitoring food security in countries with conflict situations” di Fao e Wfp ha rilevato che, dopo anni di costante declino, il numero dei malnutriti è ancora una volta in aumento e ora ammonta al preoccupante numero di 815 milioni di persone. Dopo che per decenni la fame era diminuita, guerre e shock legati al clima  hanno fatto aumentare nuovamente il numero delle persone che non hanno abbastanza cibo nel mondo, per questo la Fao chiede «1,06 miliardi di dollari per salvare vite e mezzi di sussistenza e affrontare la fame acuta in 26 paesi»: Afghanistan, Burundi, Guinea-Bissau, Haiti, Iraq, Libano (per la situazione dei rifugiati siriani), Liberia, Mali, Repubblica Centrafricana, Repubblica democratica del Congo, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Siria, Ucraina e Yemen, oltre alla regione transfrontaliera del bacino del lago Ciad.

Fao e Wfp hanno lanciato l’allarme direttamente al Consiglio di Sicurezza dell’Onu: «La sicurezza alimentare nelle zone colpite da conflitto continua a deteriorarsi, e lo sforzo per portare cibo e sostegno ai mezzi di sussistenza nelle comunità colpite rimane di estrema importanza».

In metà dei 26 Paesi dove è stata riscontrata la fame, un quarto o più della popolazione è colpita da situazioni di insicurezza alimentare a livello di “crisi” o di “emergenza”, secondo le categorie della Scala IPC per la classificazione dell’insicurezza alimentare.  Ma il rapporto ricorda che questi non sono gli unici paesi a destare una seria preoccupazione.

Il rapporto sottolinea che «Nella Repubblica Democratica del Congo – dove la grave situazione di insicurezza alimentare è stata adombrata da crisi in altre regioni dell’Africa – la situazione si sta rapidamente deteriorando, avvisa il rapporto: l’11% della popolazione è in fase IPC di “crisi” o superiore, con fino a 7,7 milioni di persone colpite da una situazione di fame acuta.  In Sudan, 3,8 milioni di persone sono in fase IPC di “crisi” o superiore; in Iraq 3,2 milioni di persone; 2,9 nel bacino del Lago Ciad; 1,8 e 1,3 milioni rispettivamente in Burundi e Haiti». In 16 Paesi monitorati la fame ha una causa comune: la guerra.  »L’intensificazione dei conflitti è la causa principale alla base del recente aumento della fame nel mondo dopo decenni di costante declino – dice il rapporto – Il numero di persone colpite dalla fame è salito a 815 milioni nel 2016, quando nel 2015 erano 777 milioni. La maggior parte degli affamati – 489 milioni di persone – vive in zone di conflitto».

Partendo da questa drammatica situazione, la Fao, che ha presentato il rapporto “Saving livelihoods saves lives”,  dice che, con il sostegno dei donatori, «spera di raggiungere più di 30 milioni di persone che si affidano all’agricoltura per il proprio sostentamento, attraverso una serie di interventi che cercano di ripristinare rapidamente la produzione alimentare locale e migliorare la nutrizione. Tra questi, ad esempio, la fornitura di sementi, di attrezzi e di altri strumenti per l’agricoltura, la salvaguardia del bestiame attraverso l’assistenza veterinaria salvavita, l’organizzazione di corsi di formazione per migliorare la produzione, la gestione delle risorse idriche e del terreno, e trasferimenti di denaro contante alle famiglie per poter accedere immediatamente al cibo».

L’Agenzia Onu sottolinea che «L’aumento dei bisogni umanitari è in gran parte il risultato della persistenza, dell’intensificazione e della diffusione della violenza e dei conflitti, i cui effetti sono spesso amplificati e aggravati dagli shock legati al clima». Dominique Burgeon, direttore della Divisione emergenze e riabilitazione della Fao e leader del Programma strategico della Fao sulla resilienza, aggiunge: «La realtà è che mentre le vite di milioni di persone sono state salvate grazie a una rapida risposta umanitaria nel 2017, milioni di altre persone rimangono ancora sull’orlo della fame. Mantenere la produzione alimentare e ricostruire l’agricoltura è fondamentale per prevenire la perdita di vite umane a causa della fame acuta e per fornire un percorso verso la capacità di risposta nel mezzo di crisi umanitarie. Questo è il motivo per cui la Fao si concentra sulla trasformazione della vulnerabilità in resilienza;  in modo che quando succede qualcosa di grave le famiglie siano meglio in grado di farvi fronte e alimentarsi, le persone non devono svendere i propri beni o fuggire e le comunità possano ricostruire più rapidamente dopo che la crisi passa».
L’appello umanitario della Fao per il 2018 si concentra sull’assistenza alle persone colpite da crisi e vulnerabili in 26 dei paesi più esposti all’insicurezza alimentare. Tra questi c’è lo  Yemen, il Paese con più persone in condizioni di insicurezza alimentare acuta a causa della guerra di invasione e dei bombardamenti sauditi e della guerra civile interna. Nella Repubblica democratica del Congo, vittima della guerra infinita per le sue risorse, la Fao prevede di assistere quasi 2,8 milioni di persone. Nel Sud Sudan devastato dalla guerra civile tra governo e ribelli, 3,9 milioni di persone beneficeranno del supporto di sussistenza di emergenza. In Siria, dove nonostante le guerre e lo Stato Islamico, tre quarti delle famiglie rurali continuano a produrre il proprio cibo, la Fao fornirà a 2,3 milioni di persone i mezzi per farlo. E in Somalia, l’Organizzazione assisterà 2,7 milioni di persone che affrontano una situazione di fame acuta. Ma la guerra e la fame sono arrivate anche nel cuore dell’Europa, dove il conflitto tra nazionalisti ucraini e russofoni sta spingendo verso il terzo mondo un Paese che voleva entrare nell’Unione europea

La Fao spiega che «I conflitti in corso in Iraq, in Sud Sudan, in Siria e in Yemen, e in altri posti, come pure i nuovi episodi di violenza nella Repubblica Centrafricana, nella Repubblica Democratica del Congo e in Myanmar, hanno svolto un ruolo importante nel far aumentare la fame. Nei Caraibi, gli uragani Irma e Maria hanno lasciato vite – e mezzi di sostentamento – a brandelli, mentre nel Corno d’Africa l’attuale siccità ha inciso pesantemente. In tutta l’Africa, il parassita Spodoptera frugiperda, sta minacciando le coltivazioni di milioni di agricoltori. L’anno scorso tendenze scoraggianti come queste hanno portato alla carestia – che ha causato numerose morti da fame acuta – in alcune parti del Sud Sudan, ed emergono come un rischio reale in altri tre Paesi: lo Yemen, la Siria e la Nigeria settentrionale. La carestia era stata contenuta nel Sud Sudan e scongiurata negli altri tre paesi a rischio, grazie a una risposta massiccia da parte della comunità umanitaria su più fronti – tra cui l’ampio sostegno su larga scala alle comunità agricole e pastorali che ha svolto un ruolo chiave nell’evitare lo scenario peggiore».

Il rapporto Fao Wfp fa emergere con forza la necessità di un vero sviluppo sostenibile, ma le due Agenzie Onu concludono: «La sicurezza alimentare e gli obiettivi in materia di nutrizione, l’azione a sostegno di mezzi di sussistenza resilienti, (e quindi in grado di affrontare shock) devono essere combinati con attività di peace-building e di risoluzione dei conflitti. Investire nella sicurezza alimentare può rafforzare gli sforzi per prevenire situazioni di conflitto e raggiungere una pace duratura».

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  • FAO in Emergencies – Highlights in 2017