Il Cile (ri)svolta a Sinistra

Ma la Bachelet con il 46,73% va al secondo turno

[18 novembre 2013]

Michelle Bachelet, l’ex presidente socialista del Cile, ricandidatasi dopo 4 anni del disastroso governo del suo successore di centro-destra Sebastián Piñera, non ce l’ha fatta a vincere al primo turno come pronosticavano tutti i sondaggi e gli osservatori.

La candidata della Nueva Mayoría, la coalizione formata dalla vecchia Concertación de Partidos por la Democracia  (Partido Socialista de Chile, Partido Demócrata Cristiano de Chile, Partido por la Democracia, Partido Radical Socialdemócrata) rinforzata del Partido Comunista de Chile, Izquierda Ciudadana, Movimiento Amplio Social ed indipendenti di centro-sinistra si è fermata al  46,73% dei voti, ma dovrebbe vincere facilmente il secondo turno fissato per il 15 dicembre, visto che Evelyn Matthei Fornet, la sua avversaria dell’Alianza di centro-destra,  (Unión Demócrata Independiente e  Renovación Nacional) e distaccatissima al 25% e che i due candidati che seguono sono Marco Enriquez-Ominami (10,84%) del Partido Progresista che ha raccolto la sinistra scontenta della Nueva Mayoría accusata di essere la continuazione della vecchia Concertación nonostante l’ingresso dei comunisti e di altri partiti di sinistra;  e l’indipendente Franco Parisi (10,15%) molto critico con i 4 anni di governo della destra di Piñera.

Messi insieme questi voti portano a quel 75% di gradimento dei cileni per il ritorno della  Bachelet  alla guida del Cile.  A questo va aggiunto che dai collegi elettorali giungono notizie di un successo dei candidati dei partiti di sinistra della Nueva Mayoría e del passaggio al ballottaggio di diversi candidati comunisti per capire che probabilmente il Cile sta facendo la sua più grossa svolta a sinistra dopo gli anni di Salvador Allende interrotti dal golpe fascista e neoconservatore di Augusto Pinochet.

La Bachelet, che durante tutta la campagna elettorale chiedeva un voto che la eleggesse al primo turno,  ha detto: «Abbiamo vinto le elezioni con una grande maggioranza».  Il suo portavoce, Alvaro Elizalde, ha ribadito: «Credo che sia un gran risultato. Siamo super soddisfatti. E chi pretende di presentarlo in una maniera diversa semplicemente non sa fare i conti. Stiamo parlando di una candidatura che ha ottenuto un gran risultato, che supera di più di 20 punti quella che la segue»,

Anche la destra dell’Alianza finge allegria e rilancia lo slogan della campagna elettorale: “Si se puede”, ma sarà difficile che i minatori e gli studenti che hanno considerato poco di sinistra la Nueva Mayoría tra partiti di centro-sinistra e comunisti al secondi turno votino per la ministro del lavoro di Piñera, una dei bersagli delle manifestazioni sindacali e studentesche che hanno segnato i 4 anni del governo liberista.

La Bachelet ha detto ai suoi elettori che già assaporano la svolta a sinistra: «Non ci sono due letture. Abbiamo vinto queste elezioni e lo abbiamo fatto con un’ampia maggioranza. Sapevamo che la sfida di vincere al primo turno era complessa ed abbiamo fatto un immenso sforzo, considerando la quantità di candidati e la sfida del voto volontario, e siamo stati molto vicini a riuscirci. Il Paese ha votato maggioritariamente per le proposte che abbiamo fatto per il Cile, perché siamo una volta per tutte il Paese moderno, solidale e giusto che tutti vogliamo. Lavoreremo per conseguire la vittoria decisiva e schiacciante a dicembre». Inoltre, anche la Bachelet ha detto che dalle circoscrizione elettorali arrivano notizie che i candidati della Nueva Mayoría prendono spesso il doppio dei voti di quelli dell’Alianza e che diversi sono stati eletti al primo turno. La coalizione di centr-sinistra ha la maggioranza assoluta al Senato.

Secondo la Bachelet «I cileni hanno votato per un’educazione di qualità e gratuita e per una riforma tributaria che ci permetta di fare questa enorme trasformazione del nostro sistema educativo e di migliore la nostra salute pubblica, la nostra educazione e le nostre politiche sociali. La votazione dimostra l’appoggia ad una nuova Costituzione dalla quale  nasca una democrazia senza tratti di autoritarismo. E’ il momento che il Cile faccia le trasformazioni che ne facciano una Patria migliore. Continueremo questa campagna con allegria e con trasparenza, facendo un Cammino senza lasciare indietro nessuno e senza pregiudizi».

Nonostante la durissima sconfitta la candidata della destra si contenta di aver costretto (ma più che lei la sinistra) la Bachelet al ballottaggio e cerca di mostrare un po’ di ottimismo: «In questo momento stiamo iniziando il secondo turno». Poi ha sciorinato il solito armamentario neo-conservatore: «Rappresentiamo un progetto Paese che è il culmine di un’ideologia. In questo piano, la gente che lavora ha avvalorato quel che abbiamo costruito durante la campagna elettorale». Poi, con evidente riferimento al candidato indipendente Parisi, ha aggiunto: «Le porte di questa candidatura sono aperte a tutti quelli che vorranno unirsi».

Ma i cileni alla fine ricorderanno che Evelyn Matthei Fornet non ha mai rinnegato il golpe fascista al quale partecipò attivamente suo padre e che il governo del quale è stata ministro ha segnato uno dei periodi di più duro attacco alle conquiste democratiche, all’ambiente, alla scuola pubblica ed ai beni comuni dopo gli anni bui della dittatura. Il Cile ha probabilmente già girato pagina e il secondo turno del 15 dicembre servirà ad iniziare a scrivere 4 anni di storia nuova con un governo più a sinistra.