Il futuro della popolazione e delle migrazioni. Europa sempre più vecchia, Africa sempre più giovane

Con le attuali dinamiche demografiche, nel 2035 nell’Ue saremo 512 milioni solo grazie all’immigrazione

[16 maggio 2018]

Il nuovo libro ”Demographic and human capital scenarios for the 21st century” pubblicato dal Centre of expertise on population and migration (Cepam), una collaborazione tra l’International Institute for Applied Systems Analysis (Iiasa) e dal Joint research centre (Jrc) della Commissione europea esamina le tendenze demografiche future in tutto il mondo, tenendo conto di molteplici fattori come la migrazione, la fertilità, la mortalità, l’istruzione e la percentuale di popolazione che fa parte della forza lavoro.

Iiasa e Jrc evidenziano che «Oltre all’età e al sesso che di solito costituiscono la spina dorsale dell’analisi delle tendenze demografiche, questo nuovo studio esamina anche l’impatto del livello di istruzione e della partecipazione alla forza lavoro negli Stati membri dell’Ue.

La valutazione globale del libro esamina gli esiti della popolazione per 201 paesi diversi, sulla base di tre diversi scenari migratori  oltre a diversi scenari di fertilità, mortalità e istruzione: Lo scenario “medio” presuppone che i tassi migratori rimarranno simili al livello medio osservato per ciascun Paese dal 1960-2015; Lo scenario di “doppia migrazione” assume il doppio del livello medio dei tassi di entrata e di uscita; Lo scenario “zero migrazioni” presuppone l’assenza di migrazione.

Al Cepam spiegano che «Questi scenari “ingenui” servono da punto di riferimento per capire come la migrazione influisce sulla popolazione, piuttosto che essere previsioni realistiche».

Secondo Wolfgang Lutz direttore dell’Iiasa world population program, «La migrazione dovrebbe essere vista come parte integrante della dinamica delle popolazioni. Questo è il motivo per cui questo volume la considera nel contesto di possibili scenari alternativi per tutti i Paesi del mondo, oltre che nel resto di questo secolo».

Con lo scenario medio – che presuppone che i tassi migratori rimarranno simili ai livelli attuali – la popolazione mondiale continuerà ad aumentare fino al 2070-80, raggiungendo 9,8 miliardi prima di iniziare a diminuire. L’aumento è superiore a quello previsto nella precedente edizione del 2014 del ”Demographic and human capital scenarios for the 21st century”, soprattutto grazie a una diminuzione della mortalità infantile in Africa più rapida di quanto si prevedeva. Uno scenario alternativo, con rapido sviluppo sociale e migliori livelli di istruzione per le donne, è associato a tassi di fertilità più bassi, e si traduce in un picco della popolazione di a 8,9 miliardi nel 2055-60.

Invece, lo stallo dello sviluppo sociale e un  basso livello di istruzione comporterebbero tassi di fertilità più alti e la popolazione continuerà a salire nel corso di questo secolo, raggiungendo i 13,4 miliardi nel 2100.

Nelle diverse aree del mondo sono visibili diversi trend. Secondo lo scenario medio, nell’Unione europea, la popolazione dovrebbe aumentare fino a raggiungere circa i 512 milioni di persone entro il 2035, in gran parte grazie alle migrazioni. Dopo di che ci sarà un declino perché i tassi di fertilità europei sono bassi e la popolazione invecchierà ancora di più. Tuttavia, se aumenterà la partecipazione femminile, la forza lavoro disponibile non si ridurrà necessariamente.

Mente l’Europa invecchia e resiste solo grazie ai migranti, nello stesso scenario medio nell’Africa sub-sahariana, la popolazione rischia di raddoppiare entro il 2060, raggiungendo circa 2,2 miliardi di persone. Ma con uno sviluppo sociale in stallo e senza un aumento dell’istruzione, la popolazione dell’Africa nera potrebbe raggiungere i 2,7 miliardi. «Ciò porterebbe a una diffusa povertà e a un’elevata vulnerabilità ai cambiamenti climatici, con gravi implicazioni per la potenziale emigrazione», avvertono Iiasa e Jrc.

I redattori sono convinti che «Gli scenari presentati nel libro aiuteranno i politici a prendere in considerazione  le conseguenze economiche dell’invecchiamento della popolazione, le priorità dello sviluppo in Africa e il cambiamento ambientale». Ci permettiamo di far notare che è proprio quello che non sta succedendo in Europa (e in Italia, come dimostrano le trattative per il governo), dove questi grandi temi epocali vengono esorcizzati con un po’ di semplificazione che sconfina nel razzismo e con il facile e inattuato slogan “aiutiamoli a casa loro”.

Al Cepam concludono: «I risultati dello studio dimostrano che entro determinati limiti, le tendenze future della popolazione non sono  certi e possono ancora essere influenzati da politiche a più lungo termine. Nel breve periodo, è la migrazione che può essere più facilmente influenzata dalle politiche».