Il Messico svolta a sinistra: López Obrador nuovo presidente. Vince Morena e sbaraglia Pan e Pri

Amlo: non tradirò il popolo del Messico. Un nazionalista di sinistra contro Trump e il neoliberismo

[2 luglio 2018]

Andres Manuel López Obrador, chiamato da tutti Amlo, è il nuovo presidente del Messico. Secondo l’autorità elettorale del Messico, il nazionalista di sinistra e populista ha ottenuto più del 53% dei voti, stracciando i suoi avversari: Ricardo Anaya, a capo della Coalición por México al Frente, formata dalla destra del Partido de accion nacional (Pan), dall’ormai centrista Partido de la Revolución Democrática (l’ex partito di Amlo) e dal centrodestra del Movimiento Ciudadano. Si fermato al 22,1 – 22,8% dei voti, seguito da un disastroso José Antonio Meade, il candidato del presidente uscente Enrique Pena Nieto, che ha ottenuto tra il 15,7 ed il 16,3% dei consensi con una coalizione conservatrice formata da Partido Revolucionario Institucional (Pri), Partido Verde e Nueva Alianza.

Il candidato della coalizione Juntos Haremos Historia, composta dal Movimiento Regeneración Nacional (Morena) e dal Partido del Trabajo (Pt) e Partido Encuentro Social (Pes), che con una vecchia volpe della politica ha sbaragliato i partiti che egemonizzavano il governo del Messico da sempre (il Pri ha governato 70 anni, cedendo per alcuni periodi lo scettro al Pan) sarà un osso molto duro da masticare per Donald Trump e non farà o pagherà certamente il muro anti-immigrati, così come non abbasserà la testa di fronte ai diktat del potente e bizzoso vicino nordamericano.

Trump lo sa e si è subito affrettato a felicitarsi con il nuovo e sgraditissimo presidente che ha portato una nuova sinistra al potere a Città del Messico: «Congratulazioni a Andres Manuel López Obrador, – scrive Trump in un tweet – che è diventato il nuovo presidente del Messico. Non vedo l’ora di lavorare con lui, c’è molto da fare a beneficio degli Stati Uniti e del Messico». Il problema per Donald è che per Amlo quel che va a beneficio degli Usa danneggia il Messico.

Destra, centro-destra e centro-sinistra sconfitti hanno riconosciuto pubblicamente la schiacciante vittoria di Obrador. Nel suo primo discorso dopo una vittoria che con il proseguire della campagna elettorale è passata da essere possibile a diventare annunciata (tanto che i giornali conservatori e le televisioni – praticamente tutti – avevano chiesto a Pan e Pri di fare fronte comune per evitare una vittoria dei “comunisti”) , Amlo ha detto che « E’ un giorno storico» e ha garantito che il suo «Sarà il Governo del Popolo e per il popolo» e ha promesso che «Non tradirò la fiducia che hanno posto in me milioni di messicani. Non falliremo. Non vi  deluderò, non tradirò la mia gente»

Il compito che Amlo, Morena e i loro alleati hanno di fronte è gigantesco: già alla vigilia delle elezioni, Alejandra Salas, della facoltà di scienze politiche dell’Universidad Nacional Autónoma de México, aveva avvertito in un’intervista all’IPS che «Il significato della vittoria della Sinistra messicana dipenderà da vari fattori, come la reazione delle grandi imprese, dei perdenti delle elezioni e dei grandi sindacati. Un ruolo importante lo giocherà lo stesso López Obrador: prima di tutto come gestirà la vittoria con questo accerchiamento da parte di tutte queste forze. Il suo discorso della vittoria può svolgere un ruolo molto importante in questo accerchiamento, in primo luogo per coloro che hanno perso e non solo gli altri candidati, ma anche chi ha votato per loro»

E Amlo non ha deluso le attese. Di fronte alla sinistra messicana, incredula, in lacrime e in festa nella piazza El Zócalo,   López Obrador ha detto: «Lavorerò per il bene dei poveri e dei meno favoriti, compresi i pensionati e gli studenti. Assistenza sanitaria universale per tutti i poveri, gli  anziani e i disabili – ha detto – Garantirò a tutti i giovani in Messico il diritto allo studio e il diritto al lavoro. No vi deluderò”.

Intervenendo poco prima nella sede della coalizione di sinistra Amlo aveva ricordato che

il suo governo avrà come missione principale quella di «Eradicare la corruzione e l’impunità. La trasformazione consisterà nel bandire la corruzione del nostro Paese (…) la corruzione non è un fenomeno culturale, ma il risultato di un regime politico in declino» e ha aggiunto che «Il nuovo progetto della nazione cercherà di stabilire una nuova democrazia, ​​dal momento che non scommettiamo sulla costruzione di una nuova dittatura».

Il nuovo presidente del Messico ha poi invitato tutti i messicani a «riconciliarsi, poiché la Patria viene per prima (…) il nuovo progetto della nazione cercherà di costruire una vera democrazia».

Smentendo le voci fatte circolare dai suoi disperati avversari impotenti di fronte al crollo di un’epoca, López Obrador ha detto che «Non ci sarà un aumento delle tasse o della benzina e il mercato interno sarà rafforzato».

Per quanto riguarda la politica estera Ammlo ha sottolineato che è finita l’epoca del vassallaggio verso gli Usa: «Saremo amici di tutti i popoli e i Governi del mondo. Rispetteremo i principi di autodeterminazione e risoluzione pacifica dei conflitti». E con gli Stati Uniti il Messico  cercherà «Il rispetto reciproco».

La Salas, autrice del libro “La economía política neoliberal en México (2017)” , evidenzia che «Altri fattori possono essere i segnali che lo staff López Obrador farà una transizione ordinata, dentro e fuori l’apparato statale» ed è convinta che la vittoria della Sinistra capeggiata da Morena provocherà «Una ricomposizione delle forze a livello generale, specialmente all’interno e tra i Partiti».

La campagna elettorale ha infiammato un dibattito sociale senza precedenti su temi come la violazione dei diritti umani, il deterioramento ambientale e le politiche di genere. Ma il Messico non è l’Europa e Amlo, il politico più amato e odiato del Paese, accanto alla promessa di difendere le comunità locali dalle politiche estrattiviste ha anche detto che darà il via a diversi grandi progetti infrastrutturali, come un treno ad alta velocità tra lo Stato del Chiapas e quello di Quintana Roo o la costruzione di due raffinerie nel sud-est del Paese. Ma il programma di Juntos Haremos Historia prevede anche la sovranità alimentare per il mondo rurale messicano, l’annullamento della riforma della scuola, la lotta alla corruzione e la revisione delle concessioni petrolifere  date dopo l’apertura del settore degli idrocarburi alle multinazionali straniere e alle compagnie private.

Secondo lo statunitense Richard Miles, vicedirettore dell’Americas Program – U.S.-Mexico Futures Initiative del Center for strategic international studies «La vittoria di Amlo si inserirà senza sorprese nel quadro internazionale. La sua vittoria ha più a che fare con l’insuccesso del Pri i fronte alla violenza e alla corruzione. Il suo significato dipenderà molto da quello che dice e farà nei primi mesi dopo il suo trionfo».

Ma nella sua vorticosa campagna elettorale da un capo all’altro del Messico, Lopez Obrador negli ultimi tre anni, messo in discussione il cosiddetto Consenso di Washington, l’insieme delle politiche neoliberiste attuate a partire dagli anni ’80, che ha lasciato l’economia in mano al mercato e portato e a una deregulation che non hanno portato alla crescita economica e al benessere promessi al popolo messicano. DI fronte al fallimento del neoliberismo e al protezionismo trumpiano, la nuova sinistra messicana propone un ritorno a misure di sviluppo, come il rafforzamento del mercato interno e una maggiore partecipazione dello Stato alle attività economiche. La Salas è convinta che con la vittoria di Amlo «Forse a medio termine ci sarebbero maggiori possibilità di introdurre alcune riforme, Sarà necessario che i cambiamenti apportati da López Obrador siano sostenuti dal popolo e ciò implica una certa mobilitazione sociale. Sebbene sia un trionfo molto forte, non rappresenta necessariamente l’intera popolazione. Per neutralizzare coloro che non lo sostengono, i risultati del primo anno possono essere molto importanti. Il nuovo governo aiuterà a decomprimere la pressione sociale, perché “coloro che hanno perso in tutti questi anni vedranno che le procedure democratiche funzionano, anche se continua un certo livello di polarizzazione».

Miles, crede che López Obrador «Possa fornire punti di vista diversi su questioni come la violenza o le relazioni con gli Stati Uniti. Da quel Paese ci si aspettano reazioni, come da quelli che si oppongono al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che diranno che è stato così male per i messicani che questo ha permesso loro di vincere. Nel frattempo, coloro che sostengono Trump sosterranno che non si può lavorare con un leader che assomiglia al compianto leader venezuelano Hugo Chavez. Ma ci sarà anche un segmento intermedio che ha un’altra visione, che è disposto a collaborare con qualsiasi governo in Messico, inclusi gli uomini d’affari statunitensi».