E il premier australiano liberaldemocratico viene sfiduciato dalla destra negazionista climatica del suo stesso partito

Immigrati e profughi: il modello No way australiano di Salvini è già fallito

Il disastro dei lager di Manus e Nauru. L’Australia costretta a pagare risarcimenti milionari

[24 agosto 2018]

La farsa indecente e inumana della Nave Diciotti ha fatto dire al nostro ministro degli interni Matteo Salvini che vuole introdurre anche in Italia (per imporlo a tutta Europa) il famigerato modello No way australiano, secondo il quale chiunque arrivi illegalmente in Australia – che però ha quote annue di ingressi “legali” e autorizzati che fanno impallidire i numeri dei “clandestini” che restano in Italia – non sarà mai autorizzato a stabilirsi nell’Isola continente abitata e governata dai discendenti di un pugno di emigrati europei e galeotti inglesi che l’hanno strappata, con spietata sanginuarietà ai suoi legittimi proprietari: gli aborigeni.

Ma anche lasciando perdere la contraddizione insanabile di un popolo di immigrati “problematici” che parla e stampa giornali in svariate lingue (italiano compreso) e dove ormai i nuovi nati di origine cinese superano quelli di origine europea, quello che balza all’attenzione nella spietata discussione in corso sulla stampa e sulle televisioni italiane è che il modello No way  che piace tanto a Salvini non esiste praticamente più, travolto dalla sua stessa spietatezza e dalle critiche della comunità internazionale, compresa l’Unione europea che, secondo qualcuno, dovrebbe approntare in qualche remota isola mediterranea o in qualche desolata plaga del Sahara dei “centri” di detenzione tipo quelli usati dall’Australia per mettere al confino migranti, profughi e richiedenti asilo indesiderati.

Il problema è che qui i lager ci sono già in Libia, dove il nostro governo fa finta di non vedere che il modello  No way all’amatriciana ha già provocato un’infinita catena di torture, violenze, stupri riduzione in schiavitù di esseri umani, di donne e bambini.

Ma il vero problema per Salvini è che ignora (o fa finta) che il modello del respingimento e confinamento australiano di fatto non esiste più: l’esempio da seguire secondo Salvini e il governo italiano, cioè quello del campo di concentramento realizzato dall’Australia sull’Isola di Manus, in Papua Nuova Guinea, dove ci sono stati suicidi, rivolte, abusi fisici e psicologici, violenze sulle donne e i minori e torture, fatto passare per un grande successo di una democrazia occidentale nella gestione con il pugno di ferro dei flussi migratori, si è in realtà trasformato in una condanna dell’Australia da parte dell’Onu e di Amnesty International e in un disastro economico: un anno fa il governo liberaldemocratico/nazionalista australiano ha concluso un accordo extragiudiziale per oltre 70 milioni di dollari australiani (49 milioni di euro), più costi legali per 20 milioni di dollari, per risarcire i profughi e richiedenti asilo per fatti accaduti a Manus tra il 2012 e il 2014. Salvini e molti dei suoi pappagalleschi ripetitori di slogan a effetto probabilmente non lo sanno (o fanno finta di saperlo), ma nel 2016 la Corte Suprema della Papua Nuova Guinea ha dichiarato il campo di “confino” di Manus «illegale e incostituzionale», e il premier papuano Peter O’ Neill ne ha decretato la chiusura. Il risultato del tanto decantato modello No way australiano è che attualmente più di 600 richiedenti asilo sono nel limbo legale di un’isola remota, in uno Stato ancora più povero di molti di quelli da cui sono fuggiti, e vivono abbandonati nella disperazione in “strutture di transizione dalla detenzione”, sono iraniani, afghani, birmani, siriani e pakistani fuggiti dalla guerra o dalle persecuzioni politiche e religiose o contro le minoranze etniche e sessuali. Sono persone che le democrazie dovrebbero difendere, non imprigionare mentre continuano tranquillamente a fare affari con i regimi autoritari che li hanno costretti alla fuga.

Nell’altro centro di detenzione di Nauru, dove in galera ci sono 940 esseri umani, tra i quali anche 119 bambini, la situazione è più o meno la stessa e nessuno ne parla solo perché dopo l’esaurimento dei giacimenti di fosfato, Nauru – di fatto un protettorato australiano da dopo la Seconda Guerra Mondiale – è al collasso economico/culturale e i suoi abitanti sono in gran parte emigrati in Australia o dipendono dai finanziamenti australiani per sopravvivere. E’ questo il modello “democratico” rifiutato persino dalla poverissima Papua Nuova Guinea e ritenuto un disastro in tutto il mondo, il neocolonialismo dei lager insulari gestiti da aguzzini, che Salvini, la Lega e l’ala governativa del Movimento 5 Stelle vogliono importare in Italia nel 2018?

Forse per l’Italia e l’Europa il modello da seguire dovrebbe essere quello della premier laburista neozelandese Jacinta Arden che ha annunciato che «La Nuova Zelanda ha ribadito la nostra attuale offerta all’ Australia di prendere 150 rifugiati da Nauru e Manus Island. Siamo pronti e disposti ad aiutare. La Nuova Zelanda non ha il potere di salvare i bambini da Nauru. Per questo avremmo bisogno della collaborazione di altri governi».  Un aiuto da sinistra che il governo conservatore australiano, in crisi nera e con il premier Malcolm Turnbull nel mirino nell’ala di destra e negazionista climatica del suo Partito Liberaldemocratico – che oggi gli ha tolto la fiducia indicando al suo posto l’ex ministro del tesoro Scott Morrison, un falco anti-immigrati – non può permettersi di accettare e che ha già respinto in precedenza perché significherebbe ammettere il fallimento del modello No way magnificato da Salvini proprio mentre è finito  vergognosamente nel fango di Manus e nel guano di Nauru.