Per gli ungheresi i musulmani nel loro Paese sono 70 volte più del numero reale, per gli italiani 5

Immigrati contro “espatriati”, lo strano caso (e le grosse sorprese) dei migranti Ue

Il Paese con più espatriati è la Gran Bretagna, seguita da Polonia, Germania, Romania e Italia

[6 luglio 2016]

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Quale è il Paese europeo che ha più cittadini che vivono all’estero? La risposta all’epoca della Brexit e dell’Inghilterra invasa dagli immigrati e sorprendente: il Regno Unito, con ben 4,9 milioni di “espatriati”, come i Paesi ricchi chiamano i loro immigrati economici in un altro Paese per non chiamarli emigrati.

Dopo la Gran Bretagna come numero di emirati in altri Paesi viene la Polonia, governata da un governo di destra xenofobo integralista che ha chiuso le porte agli immigrati che vogliono togliere il lavoro ai polacchi, farli diventare mulatti e islamizzare la cattolicissima terra di Papa Woitila. La Polonia anti-immigrati ha attualmente 4,4 milioni di suoi cittadini emigrati.

Terza si piazza la ricchissima Germania che, nonostante i cortei neonazisti contro l’immigrazione e gli incendi agli edifici che ospitano rifugiati siriani e afghani, esporta ben 4 milioni di tedeschi all’estero.

Quarta si piazza la Romania con 3,4 milioni di emigrati, una buona fetta dei quali in Italia, dove naturalmente non manca la destra neofascista che tuona contro gli immigrati dai Paesi altrui.

L’Italia dei Salvini e delle Meloni è quinta, con 2,9 milioni di emigrati/espatriati, ma questo dato di attualità nasconde l’enorme emigrazione dell’800 e del ‘900 che ha portato il nostro Paese ad essere, insieme all’Irlanda, quello con la maggiore percentuale di popolazione originaria che ha cittadinanza all’estero.

A rivelare questi sorprendenti dati su Metrocosm, che da soli demolirebbero le convinzioni di razzisti e xenofobi se solo avessero la voglia e la capacità di leggerli,  è Max Galka, un imprenditore di New York-based, un ex trader modellatore di rischio finanziario e assicurativo che ha lanciato il nuovo progetto FOIA Mapper e che spiega: «Mi affascina la visualizzazione dei dati e dei modi in cui i dati arrivano a  trasformare la nostra comprensione del mondo».

Galka sottolinea l’ipocrisia con la quale nei Paesi occidentali si utilizzano i termini immigrato ed espatriato: «Del resto, quando è stata l’ultima volta che avete sentito il termine “immigrato” utilizzato in connessione con i cittadini del Regno Unito, o i cittadini di qualsiasi paese occidentale sviluppato? Invece, noi li chiamiamo “espatriati“, una parola che comporta connotazioni molto diverse, ma in pratica significa la stessa cosa. Ecco come li definisce Wikipedia: Un immigrato è una persona che si trasferisce in un altro Paese. Un espatriato (spesso abbreviato in expat) è una persona temporaneamente o permanentemente residenti, come un immigrato, in un paese diverso da quello della loro cittadinanza. In teoria, i significati sono essenzialmente gli stessi (in alcune definizioni immigrato comprende solo i residenti permanenti). Ma in pratica, non c’è quasi nessuna sovrapposizione».

Galka sa di cosa parla: ha lavorato un paio di anni a Londra, insieme a molti altri americani, alcuni dei quali vivono ancora nella capitale britannica, «E mai ho pensato a me stesso come un immigrato o sentito nessuno dei miei compagni di espatriati venire descritti come immigrati. Allo stesso modo, l’immigrazione può essere il singolo argomento più discusso nelle elezioni presidenziali americane di quest’anno, ma non una volta ho sentito  descrivere  come espatriati i lavoratori agricoli messicani che vivono negli Stati Uniti (permanentemente o temporaneamente)».

Lo stesso accade in Italia con gli studenti o i ricchi inglesi ed americani che comprano ville in Toscana, o con i nostri giovani che “espatriano” alla ricerca di un lavoro in Gran Bretagna o in Germania, entrando nel mirino xenofobo dell’Ukip e dei neofascisti britannici o di Pegida in Germania.

Galka si chiede: «Qual è la differenza?» e risponde «Nell’uso comune, un immigrato è una persona che da un Paese povero si trasferisce in un Paese ricco in cerca di una vita migliore. Un expat è qualcuno da un Paese ricco che va a lavorare all’estero. Il fatto che abbiamo due termini diversi, uno per le persone provenienti da Paesi ricchi e una per le persone provenienti da Paesi poveri, è solo un chiaro esempio di come sia stupido il nostro modo di parlare di immigrazione qui in Occidente».

Eppure il “pericolo” immigrazione è diventato un fattore politico decisivo nei Paesi con più “espatriati” e nel mondo è il motore di alcuni dei più importanti eventi geopolitici: «I punti di vista sull’immigrazione – sottolinea Galka –  hanno plasmato la risposta del mondo alla crisi dei rifugiati, le nostre politiche sulla guerra al terrorismo, e quest’anno la corsa delle presidenziali  Usa», purtroppo si tratta di punti di vista sbagliati e basati su impressioni errate, mentre i fatti e i dati reali dell’immigrazione non vengono quasi mai presi in considerazione dal dibattito politico.

Galka cita uno studio condotto dell’Ipsos che evidenzia la terribile disinformazione sui numeri reali dell’immigrazione nei Paesi sviluppati in tutto il mondo: «Molti ritengono che il numero sia più volte superiore a quello reale». Si va da una sopravvalutazione di 5 volte la popolazione di immigrati in Giappone all’1,4 in Australia, passando per il 2,9 in Italia. Quel che si vede è che sono i Paesi con immigrazione più recente – e magari con emigrazione sostenuta nei decenni passati – a “sballare” di più nelle stime degli immigrati.

Una delle  maggiori preoccupazioni riguardo all’immigrazione è il rischio del terrorismo degli estremisti islamici, ma nei Paesi occidentali  quasi nessuno conosce le reali dimensioni delle loro popolazioni musulmane: i tedeschi che credono che  i musulmani che vivono in Germania siano 3,2 volte di più di quelli che ci sono in realtà. Gli ungheresi, che hanno un’immigrazione bassissima ma ben 600.000 espatriati, sono stati convinti dal loro governo neofascista che la popolazione musulmana in Ungheria è 70 volte quella che è in realtà. La propaganda anti-islamica ha fatto breccia anche in Polonia, dove i cittadini sono convinti che   la popolazione musulmana immigrata sia 50 volte più di quella reale. Ma la vera sorpresa viene dal Giappone, un Paese dove l’immigrazione dai Paesi in via di sviluppo è minima, ma dove si è convinti che i musulmani immigrati siano 40 volte più del loro numero reale. Gli Italiani sono convinti che la popolazione musulmana nel nostro Paese sia 5 volte più di quella realmente presente, nell’Europa occidentale ci batte solo la Spagna, con una sopravvalutazione di 8 volte della sua popolazione di musulmani immigrati.

Galka conclude: «Quel che rende interessanti questi numeri è anche il modo stupido in cui si parla di immigrazione qui in Occidente. Se “troppi immigrati” sta per diventare la ragione per prendere decisioni importanti (e chissà, forse lo dovrebbe essere), “quanti immigrati ci sono? ” è una domanda alla quale dovremmo essere in grado di rispondere. E prima di prendere misure per fermare l’immigrazione, dovremmo avere il coraggio di riconoscere che abbiamo anche connazionali che vivono all’estero come gli immigrati e beneficiano delle politiche di immigrazione di altri Paesi».