“Preoccupato” il 58% degli italiani, a dicembre erano l’80%. Millennial e laureati campioni di accoglienza

Immigrazione, Doxa: per 3 italiani su 4 chi scappa da guerre e terrorismo «va accolto» (VIDEO)

La narrazione sull’invasione imposta da una minoranza rumorosa e dal sensazionalismo mediatico?

[19 luglio 2018]

A leggere il sondaggio Doxa realizzato in vista della Giornata internazionale della tratta di esseri umani che si celebra il 30 luglio, gli italiani sono meno impauriti, razzisti e cattivi da quel che emerge da Facebook e Twitter e nel nostro Paese resiste ed è ancora maggioritario – nonostante Salvini e il sensazionalismo mediatico dominante – uno spirito di solidarietà basato sui fatti e l’umanità.

Infatti, se è vero che  quasi 6 italiani su 10 (il 58%) sono “molto o abbastanza preoccupati” per l’immigrazione, è anche vero che nel dicembre 2017 erano quasi 8 su 10 (78%), ben il 20% in più. La martellante campagna elettorale in corso aveva evidentemente funzionato, ma sembra funzionare meno l’altrettanto martellante e ancora più pervasiva campagna del nuovo ministro degli interni, che forse è andato un po’ fuori le righe, magari compattando la parte più arrabbiata e xenofoba del Paese ma non convincendo quella più raguionevole e “moderata”.

A leggere i dati Doxa sembra proprio che il “senso comune” sull’invasione dei migranti sia determinato mediaticamente da una forza politica – emergente ma che rappresenta meno di un terzo degli elettori  – e da una minoranza non silenziosa. Anche se va detto che la maggioranza delle donne (65%) sono più preoccupate degli uomini e questo dovrebbe preoccupare molto  (se dessero segni di vita reale) le opposizioni democratiche, visto che proprio l’elettorato femminile era quello che nel passato votava in maggioranza per i partiti progressisti.

La Doxa spiega che «Mentre non si rilevano differenze sostanziali in base all’età degli intervistati o, ancora, rispetto all’area geografica di residenza», nelle città con oltre 100 mila abitanti, i “preoccupati” sono il  5% in più della media nazionale. Il sondaggio conferma un’altra cosa che già era evidente: «Il grado di preoccupazione decresce con l’innalzarsi del titolo di studio (solo un laureato su 2 è «preoccupato», mentre tra i possessori di licenza di scuola media inferiore tale soglia arriva al 60%)».

Mentre proseguono i furibondi attacchi al presidente dell’Inps Tito Boeri, colpevole di aver detto che gli immigrati rappresentano una risorsa per il Paese, però sono «molto o abbastanza d’accordo» con Boeri il 52% degli italiani, ritornati maggioranza dopo che nel dicembre 2017 la pensava così una corposa minoranza del 44%.

Sembra funzionare invece la svolta sicuritaria imposta sul tema dell’immigrazione dal precedente ministro degli interni Minniti e ulteriormente acuita da Salvini e dal “governo del cambiamento”: ordine pubblico e sicurezza sono gli aspetti che più incidono sul livello di preoccupazione del 48% degli intervistati, con picchi del 54% tra gli over 54 e del 55% tra gli abitanti del Nord-Est. Ma è proprio dalle regioni a guida leghista del Nord-Est che arriva anche la richiesta più sentita a distinguere tra profughi e immigrati regolari e clandestini: lo chiede l’83% degli intervistati di Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Trentino Alto Adige, il 6% in più della media nazionale del 77%.  I più orientati a fare questa distinzione sono i 35-54enni (82%), segno che nei territori, anche in quelli apparentemente più ostili, l’integrazione e la convivenza sono un dato di fatto.

Ma è qui che secondo il sondaggio Doxa si apre un’altra contraddizione: è «proprio nello zoccolo duro della popolazione attiva italiana che l’idea che gli immigrati rappresentino una minaccia per l’occupazione trova minore terreno fertile». A pensarlo è il 24% degli intervistati e tra gli over 54 questa convinzione arriva al 35%. E’ sicuramente il sintomo di una sofferenza diffusa di chi individua nel più povero e sfortunato di lui un pericoloso concorrente, ma è probabilmente anche qui che si annida lo zoccolo duro dell’odio sparso a piene mani su Internet e di coloro che sono più disposti a diffondere fake news razziste. E’ un fenomeno socio-politico già visto negli Usa con l’elezione di Donald Trump e non è un caso che il nostro ministro degli interni e il suo Partito ne scimmiottino slogan, atteggiamenti, argomentazioni e politiche inutilmente crudeli.  Anche in questo caso il livello d’istruzione determina l’atteggiamento: pensa che gli immigrati siano una minaccia per l’occupazione solo l’11% dei laureati contro il 39% di chi ha al massimo la terza media.

Ma i dati Doxa dimostrano soprattutto un’altra cosa di cui sembra essere sempre più consapevole anche Salvini: «Lo spirito d’accoglienza degli italiani non è in discussione. Per il 75% degli intervistati chi scappa da guerre e terrorismo “va accolto”».  Un dato in crescita del 5% rispetto al dicembre  2017  e i campioni di solidarietà sono con ben l’85%  i   millennial, i giovani tra i 15 e i 34 anni. Anche se la solidarietà delle regioni “rosse” del Centro Italia sembra un reperto politico del passato, è invece in queste regioni dove ha tracimato l’ondata leghista anti-immigrati che i cittadini sono più propensi all’accoglienza; ben l’83%. E la Doxa sottolinea che «E’ curioso notare come alla domanda su un eventuale richiesta da parte delle istituzioni di ospitare dei migranti nel proprio quartiere il livello di preoccupazione su base nazionale scenda al 33%. Era pari al 45% a fine 2017. Anche in questo caso molto più «aperti ad ospitarli» risultano i laureati (19% di tasso di preoccupazione), ma anche i giovani (29% i «preoccupati» under 35) e i residenti nelle grandi città (31% nei centri con oltre 100 mila abitanti). Che il tema vero sia diverso da quello dell’accoglienza?»

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