Xinhua: la Cina non provocherà nessuno, ma non lascerà che nessuno la calpesti

Mar Cinese Meridionale: la Corte dell’Aia dà ragione alle Filippine

Il presidente cinese: «La Cina non accetterà alcuna proposta o azione basata su questa decisione»

[12 luglio 2016]

Cina Mar cinese meridionale

La Corte permanente per l’arbitrato sulla Convenzione Onu della legge del mare dell’Aia ha dato torto alla Cina nella disputa con le Filippine sull’area strategica del Mar cinese meridionale. Pechino rivendica la sovranità sulle isole Paracel sulla base di antichi documenti e su una mappa degli anni ’40 del secolo scorso i cui confini non sono riconosciuti dalle Filippine, ma anche da Indonesia, Brunei, Malaysia e Vietnam.

In un comunicato stampa che accompagna e riassume  il verdetto di 479 pagine,  il  tribunale arbitrale dell’Aia, composto da 5 membri,  si schiera decisamente dalla parte del reclamo presentato dall’ex presidente delle Filippine Benigno S. Aquino III. Paradossalmente, la decisione a favore delle Filippine rischia di mettere in imbarazzo il nuovo governo nazional-populista di Manila che puntava su un riavvicinamento d con Pechino, mentre il precedente governo aveva presentato ricorso nel 2013 invocando  il rispetto dell’United Nations Convention on the Law of the Sea, sottoscritta anche dalla Repubblica popolare cinese  nel 1996.

Il presidente cinese Xi Jinping, incontrando oggi il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e il presidente della Commissione Ue  Jean-Claude Juncker in visita a Pechino,   ha subito dichiarato che «La Cina non accetterà alcuna proposta o azione basata sulla decisione del tribunale arbitrale sulla questione del Mar Cinese Meridionale, resa su richiesta unilaterale del governo filippino. La sovranità territoriale e gli interessi marittimi della Cina concernenti il Mar Cinese Meridionale non potranno in alcuna circostanza essere danneggiati da questa decisione».

La Cina, che il 9 luglio ha organizzato un’imponente esercitazione militare, con lancio di missili, al largo delle Paracel, ha rifiutato di partecipare alla procedura di arbitrato avviata dalle Filippine asserendo che il Tribunale dell’Aia non ha nessuna giurisdizione sull’argomento, dato che i problemi tra Cina e Filippine riguardano essenzialmente la sovranità territoriale e i confini marittimi.

Il ministero degli esteri della Repubblica popolare cinese ha dichiarato solennemente che «La sentenza è nulla e non avvenuta e che non è in nessun modo obbligatoria. La Cina non la accetta e non la riconoscerà mai».

I cinesi hanno già occupato diverse isole contese ed hanno trasformato scogli in porti e piste di atterraggio, rivendicando così il possesso anche dei giacimenti di petrolio e gas sottomarini e la possibilità di sfruttare le risorse ittiche delle Paracel.

Oggi l’agenzia ufficiale cinese  Xinhua accusa gli Stati Uniti di essere gli istigatori del governo Aquino e la decisione della Corte dell’Aia rischia di far salire la tensione alle stelle in un’area dove si incrociano rotte commerciali vitali e dove si confrontano ormai le cannoniere americane e cinesi.

In un editoriale non firmato, quindi attribuibile al governo cinese, Xinhua  avverte: «Se gli Stati Uniti e le filippine vogliono utilizzare l’arbitraggio per bloccare la Cina, quest’ultima non si lascerà prendere per il naso. Da un lato, favorirà un “doppio approccio” impedendo l’ìnternazionalizzazione delle differenze e chiedendo ai Paesi esterni alla regione di non intervenire. Dall’altro lato, insiste su una risoluzione pacifica delle differenze e per chiarire la sua posizione di fondo, cioè che nessun Paese deve immaginarsi che la Cina abbandonerà i suoi interessi legittimi. La Cina non provocherà nessuno, ma non lascerà che nessuno la calpesti.  Il principio di base per risolvere questa questione del Mar Cinese Meridionale e quello di rispettare la storia e i fatti. Ogni decisione opportunistica, sia da parte degli Stati Uniti, delle Filippine o della Corte permanente di arbitraggio, alla fine si rivelerà vana».