Italia e profughi: cosa ha detto davvero Michelle Bachelet

Poche righe estrapolate dal lungo intervento della neo-commissaria Onu ai diritti umani, che ha affrontato le drammatiche crisi del mondo che producono profughi

[11 settembre 2018]

Certo, vedere il nostro ministro degli interni Matteo Salvini che cerca lo scontro con un gigante della storia e della politica come la due volte presidente del Cile Michelle Bachelet, minacciando di tagliare i fondi italiani all’Onu – nemmeno fosse Donald Trump – per rappresaglia a quel che ha avuto da dire l’attuale Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, fa abbastanza ridere, ma sappiamo bene che, in natura,  gonfiarsi per farsi grande di fronte a chi si ritiene un avversario più forte e autorevole è la tecnica dei deboli e dei poco autorevoli.

Ma cosa ha detto davvero la Bachelet nel suo discorso di apertura della 39esima sessione dell’Human Rights Council dell’Onu? Ecco la traduzione del breve passo in cui la Bachelet, neo-commissaria Onu ai diritti umani, si occupa dell’Italia:

«L’Unione europea dovrebbe essere incoraggiata a istituire una ricerca umanitaria dedicata e operazioni di salvataggio per le persone che attraversano il Mediterraneo ea  garantire che l’accesso all’asilo e alla protezione dei diritti umani nell’Ue sia garantito. Il governo italiano ha negato l’ingresso alle navi da soccorso delle ONG. Questo tipo di atteggiamento politico e altri sviluppi recenti hanno conseguenze devastanti per molte persone già vulnerabili. Sebbene il numero di migranti che attraversano il Mediterraneo sia diminuito, il tasso di mortalità per coloro che hanno compiuto questa traversata insidiosa è stato nei primi sei mesi di quest’anno ancora più alto di prima».

La Bachelet inquadra tutto in un contesto europeo: «La priorità del ritorno dei migranti dall’Europa, senza garantire che i principali obblighi internazionali in materia di diritti umani siano rispettati, non può essere considerata una risposta di protezione. L’Ufficio prevede di inviare un team in Austria per valutare i recenti sviluppi in questa area. Intendiamo inoltre inviare staff in Italia, per valutare il netto aumento segnalato di atti di violenza e razzismo contro migranti, persone di origine africana e rom. Lo scioccante recente scoppio di violenza in Germania  contro i migranti, che sembra essere stato alimentato dal discorso di odio xenofobico, è preoccupante. Il recente riconoscimento della Commissione europea che Libia non è un posto sicuro per il ritorno è benvenuto. I migranti in Libia continuano a essere esposti a uccisioni illegali, privazione della libertà, torture, violenze sessuali, lavoro forzato, estorsione e sfruttamento da parte di attori statali e non statali, in totale impunità, ed è indegno di qualsiasi Stato inviare intenzionalmente uomini , donne e bambini ad affrontare tali rischi. Il Consiglio sarà informato sulla situazione dei diritti umani in Libia nel corso della sessione. Nel contesto delle discussioni in corso nell’Ue per istituire le cosiddette “piattaforme di sbarco regionali”, la prospettiva che l’Ue esternalizzi la sua responsabilità di governare la migrazione verso Stati con sistemi di protezione deboli è inquietante. Fatte salve le discussioni in corso, le autorità dovrebbero ricordare che deve essere assicurato il rispetto dei diritti di tutti i migranti, compresi quelli nelle situazioni più vulnerabili, e devono essere stabiliti processi per assicurare che gli attori rilevanti siano tenuti a rendere conto se non riescono a soddisfare standard internazionali di base. Soprattutto, gli Stati dovrebbero adottare un approccio più riflessivo e cercare soluzioni costruttive, a lungo termine e sostenibili. I governi dovrebbero concentrarsi sull’espansione di canali e percorsi regolari per gli spostamenti. L’argomento economico è chiaro: la migrazione contribuisce potentemente alla crescita economica e ad altri aspetti sociali e culturali dello sviluppo. Una popolazione che invecchia e bassi tassi di natalità rendono questi contributi essenziali».

Tutto qui: l’Unhcr fa il suo mestiere secondo i compiti affidatigli dalla Comunità internazionale – Italia compresa – e le modalità previste e non esiste nessuna prevenzione o pregiudizio verso l’Italia, che infatti viene criticata insieme ad Austria e Germania e all’intera Unione europea, per non parlare dell’Ungheria tanto cara a Salvini, alla quale la relazione della Bachelet dedica un preoccupato paragrafo sulla violazione dei diritti umani.

A parte che della questione ci pare dovrebbe occuparsene il nostro fantasmatico ministro degli esteri, la citazione dell’Italia che ha fatto imbestialire Salvini e ha scandalizzato stampa e televisione è così normale e marginale che ogni accenno alla situazione italiana scompare dal comunicato stampa ufficiale dell’Onu che riassume il discorso della Bachelet e che si occupa di crisi purtroppo molto più gravi.

Da quel comunicato e dalla relazione non scompaiono invece i Paesi da dove fuggono i profughi e i migranti: Nicaragua, Venezuela, Myanmar, Bangladesh, Cambogia, India, Corea del nord e del sud, Sri Lanka, Siria, Yemen, Arabia Saudita, Iraq, Bahrain, Iran, Egitto, Territori occupati della Palestina, Eritrea, Etiopia, Mali, Camerun, Sudan, Sud Sudan, Somalia, Repubblica centrafricana, Burundi, Repubblica democratica del Congo, Tagikistan, Russia, Turchia, Ucraina, Colombia, Messico, Guatemala, Haiti. Se invece di arrabbiarsi per una frase  volutamente mal interpretata il nostro ministro degli interni riuscisse a leggere il testo del discorso di Michelle Bachelet e i documenti che lo accompagnano, forse, invece di gridare alla lesa sovranità, si renderebbe conto del perché e da dove si fugge da guerre, persecuzioni politiche, etrniche e religiose, razzismo, xenofobia, pregiudizi sessuali e contro le donne, disastri ambientali. Si renderebbe conto di quanto siano grandi e  evidenti in tutti questi casi le responsabilità storiche, politiche economiche e geopolitiche dell’Occidente, dell’Europa e, per molte situazioni, dell’Italia. Ma  probabilmente Salvini – che è a capo di un Partito che ha governato l’Italia per molti anni – queste cose le sa bene e preferisce ignorarle o capirle e “addomesticarle” come fa più comodo alla retorica nazionalista di chi fino a non molto tempo fa era un convinto e implacabile secessionista che ad ogni piè sospinto chiedeva l’intervento dell’Onu per ristabilire i diritti all’autodeterminazione di un fantomatico popolo padano conculcati da uno Stato italiano oppressore.

Erano i bei tempi frettolosamente dimenticati della nazionale Padana, che giocava nel Campionato Mondiale dei Paesi “occupati dallo straniero” che chiedevano all’Onu di riconoscerli come Stati sovrani…