Secondo attentato mortale in due giorni in Russia

Kamikaze caucasico a Stalingrado contro Putin: vittime innocenti e effetto boomerang

[30 dicembre 2013]

Secondo attentato terroristico in due giorni a Volgograd, l’ex Stalingrado, una città di un milione di abitanti a 900 Km a sud-est di Mosca. Questa volta un/una kamikaze, probabilmente legato/a alla guerriglia islamica caucasica, si è fatto esplodere su un “trolleybus” e mentre scriviamo l’agenzia Ria Novosti dice che il ministero della salute pubblica della Russia ha aggiornato il bilancio delle vittime. Subito si parlava di 10 morti e 28 feriti, poi i morti sono saliti a 12, l’ultimo bollettino ufficiale parla di 14 morti e 28 persone ospedalizzate, secondo fonti ospedaliere alcuni dei feriti sarebbero gravissimi.

Il portavoce del Comitato di inchiesta russo,  Vladimir Markin, ha detto che «L’ordigno esplosivo è stato azionato da un kamikaze di sesso maschile (…). Secondo dei dati provvisori, la potenza della bomba è stata valutata in meno di 4 kg equivalenti di Tnt».

L’attentato al bus sembra la fotocopia di quello avvenuto a Volgograd il 21 ottobre, quando una donna daghestana si fece esplodere in mezzo ai passeggeri, uccidendo 6 persone e ferendone 41, ma soprattutto avviene il giorno dopo il clamoroso attentato alla stazione ferroviaria di Volgograd nel quale una terrorista si è fatta esplodere all’entrata della stazione, prima di superare i metal detector, uccidendo 17 persone (compreso un bambino) e ferendone più di 40.

Oggi Markin si è detto convinto che «Gli esplosivi utilizzati per l’attentato presentano degli elementi identici a quelli utilizzati domenica nell’attacco alla stazione ferroviaria di Volgograd, il che conferma la versione di un legame tra i due attentati».

Secondo la polizia russa l’attentato di ieri è stato opera di «Una terrorista-kamikaze che ha fatto esplodere la sua carica esplosiva, valutata in più di 10 kg equivalenti di  Tnt». La polizia ha annunciato di aver identificato l’attentatrice, si tratterebbe di Oksana Arslanova, la vedova di un ex capo della guerriglia islamica della Repubblica autonoma del Daghestan, un vero mosaico di etnie e religioni diventata una delle aree più problematiche della Federazione russa.

Il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, ha detto che il presidente russo ha ordinato alle forze dell’ordine ed alle Forze armate «Di determinare la ragione dell’attacco e l’identità di coloro che sono dietro e di tradurre i colpevoli davanti alla giustizia»

E’ chiaro che la guerriglia cecena e daghestana, che sembrano aver sottoscritto un disperato patto di sangue, vogliono dare un mortale avvertimento a Vladimir Putin, eletto per il sesto anno di fila uomo dell’anno in Russia, e spargere terrore prima delle olimpiadi invernali di Soci, che il regime russo vorrebbe utilizzare come luccicante vetrina internazionale per far dimenticare le critiche a Putin sui diritti umani e la situazione di guerra e repressione nel Caucaso.

Ma il terrorismo integralista rischia di ottenere l’effetto opposto: il nuovo attentato è stato subito condannato dal capo della rappresentanza dell’Ue a Mosca, Vygaudas Ušackas, che ha detto: «Spero che i suoi organizzatori vengano tradotti davanti alla giustizia. I miei pensieri sono per le famiglie delle vittime e dei feriti».

Già ieri a Putin erano arrivati attestati di solidarietà a partire da quello del segretario generale della Nato, Andres Fogh Rasmussen, che ha affermato: «Non può esistere alcuna giustificazione a questo attacco barbaro. La Nato e la Russia lottano insieme contro il terrorismo e collaborano sulla tecnologia di prevenzione degli attentati nei trasporti. Proseguiremo questa cooperazione al fine di rafforzare la sicurezza dei nostri cittadini e dei nostri Stati».

Parole di sostegno e di condanna del terrorismo anche da un fedele amico della Russia, il presidente ucraino Viktor Ianukovich che è alle prese con le dure proteste dell’opposizione filo-Ue e filo-Nato, ma forse quelle più gradite a Mosca vengono dai “nemici” baltici, Estonia, Lettonia e Lituania (accusati di sostenere l’indipendentismo caucasico)  che, attraverso la dichiarazione del presidente estone Toomas Hendrik Ilves hanno sottolineato che «Questa tragedia avvenuta a qualche giorno dal nuovo anno, quando molte persone rientra a casa per le feste,  è particolarmente spaventosa».

Non è probabilmente un caso che i terroristi islamisti abbiano progettato ed eseguito gli attentati proprio alla vigilia della settimana che porta al Natale ortodosso, il 7 gennaio e in molti temono in una scia di sangue che si protragga fino a Natale e funesti le olimpiadi invernali di Soci.