Kobane, assediata e allo stremo: una nuova Srebrenica?

[10 ottobre 2014]

Continua l’eroica e disperata resistenza dei kurdi del Rojava, il Kurdistan Occidentale siriano, contro le milizie del Daesh, l’autodichiarato Stato Islamico, che sono ormai penetrate in diversi quartieri della città di Kobane. Una città che, ogni ora che passa, sembra sempre di più una tragica Guernica, o forse ancor di più una nuova imperdonabile Srebrenica mediorientale, dove si affrontano il fascismo misogino islamista e  il progressismo dell’islam tollerante di un popolo senza patria, i kurdi, che difendono quel poco di libertà che erano riusciti a ritagliarsi combattendo sia contro il regime siriano di Bashir al Assad che contro le milizie islamiste “siriane” finanziate ed armate dagli occidentali e dalle petro-monarchie assolute del Golfo e dalle quali è nato il “mostro” del Daesh/Stato Islamico.

Kobane non è ancora caduta, almeno a leggere l’ultimo comunicato delle Ypg (People’s Protection Units), le forze di   Press  autodifesa kurde di Kobane, che parla di «decine di membri della banda sono stati uccisi in scontri nelle ultime 24 ore, mentre le forze Ypg attuano una resistenza storica contro attacchi lanciati da sette direzioni».

Secondo le Ypg,  ieri 26 membri della banda (come viene chiamata dai kurdi lo Stato Islamico)  sono stati uccisi sul fronte orientale, 13 sulla collina di Mishtenur, 9 sul fronte meridionale e 12 a ovest.  Il  Centro Stampa Ypg  dice che «Gli attacchi della gang del Daesh (Isis) che mirano ad occupare Kobanê proseguono per il 24° giorno. Le nostre forze stanno continuando ad organizzare resistenza storica e ad infliggere pesanti perdite alle bande che mantengono i loro attacchi concentrati sui fronti sud, occidentali e orientali, con rinforzi ed armi introdotte da Raqqa, Dera Zor, Mimbic, Tal Abyad e da vari punti dell’Iraq».

Secondo i kurdi le  loro forze hanno respinto «tre attacchi lanciati dalle bande sul fronte orientale nella tarda serata di ieri, seguiti da violenti scontri che sono durati fino alle prime ore del mattino». Inoltre «Le bande a mezzogiorno di ieri hanno tentato un attacco suicida contro le forze Ypg  con un auto-bomba, il veicolo è stato fatto esplodere in seguito ad un intervento delle forze Ypg. E’ accertato che 26 membri della banda sono stati uccisi nei combattimenti a est».

Secondo il comunicato dell’Ypg anche la collina di Mishtenur, di grande importanza strategica, è stata teatro di feroci scontri durante tutto il giorno e la sera di ieri, «quando 13 membri della gang sono stati uccisi e un cannone è stato distrutto dalle forze Ypg in questo settore. 9 altri membri delle gang sono stati uccisi in combattimento corpo a corpo sul fronte occidentale dove  le forze Ypg hanno  respinto 7 diversi attacchi separati, uccidendo 12 membri della banda negli scontri scoppiati ieri sera e sono continuati fino al mattino presto di oggi».

L’Ypg ammette solo 9 morti tra i suoi combattenti negli scontri di ieri con le milizie islamiste, ma è probabile che la propaganda kurda mascheri le vere dimensioni di quello che sembra un massacro in un conflitto che vede combattere tra le fila dell’Ypg molte donne.

Si combatte anche intorno a Kobane: dopo un attacco lanciato dagli islamisti dell’Isis, ci sono stati scontri con i miliziani delle Ypg nel villaggio di Dehma a sud-ovest di Serêkaniyê che starebbero ancora proseguendo con perdite tra le forze del Daesh.

Intanto la Turchia, nonostante  le pressioni statunitensi, continua ad assistere impassibile all’avanzata dello Stato Islamico e la sua preoccupazione sembra essere la repressione delle manifestazioni filo-kurde, mentre i suoi carri armati e il suo esercito al confine con la Siria vengono impiegati contro chi tenta di portare aiuto alla resistenza di Kobana.

Come i giovani kurdi che, nel quartiere Silopi della città di Sirnak, hanno attraversato fiume Tigri con canotti gonfiabili per unire alla  lotta del Rojava  contro lo Stato Islamico. Le organizzazioni kurde denunciano: «Mentre il confine turco-siriano rimane un passaggio facile per l’Isis,  i giovani curdi che vogliono difendere il loro Paese e la loro gente  vengono attaccati dagli agenti di sicurezza turchi mentre tentano di attraversare il confine per combattere l’Isis».

Il giovani kurdi a Silopi si sono riuniti sulle sponde del Tigri, sul confine turco-siriano, per attraversalo e passare nel Rojava per aderire alle milizia dell’Ypg che difendono Kobane, ma quando l’esercito turco lo ha scoperto li ha attaccati sparando proiettili di gomma e lacrimogeni. I giovani kurdi si sono scontrati con le forze di sicurezza per consentire ai canotti di attraversare il fiume per portare aiuto ai combattenti dell’Ypg assediati nella nuova Srebrenica mediorientale.