Ma governo e Farc-Ep non vogliono tornare alla guerra

La Colombia spaccata a metà dice no alla pace (VIDEO)

Il Sì vince nei dipartimenti di frontiera e nelle zone rurali, il No nelle città

[3 ottobre 2016]

colmbia-si

Il 49,78% dei colombiani ha detto sì all’accordo di pace firmato all’Avana dal governo e dalle Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia – Ejército del Pueblo (Farc-Ep), il più grande gruppo armato di quella che fu una guerriglia marxista-leninista che si era trasformato soprattutto in un gruppo di sequestratori e trafficanti di coca. Ma a vincere per  un soffio il plebiscito, segnato da una scarsa partecipazione (37%), è stato il no, con il 50,22%. A quanto pare i colombiani non sembrano molto interessati – o convinti – ad un conflitto armato che dura da 52 anni, meno che quelli che vivono nei dipartimenti di frontiera direttamente interessati dalla feroce guerriglia e dall’ancor più feroce controguerriglia dell’esercito e degli squadroni della morte di destra che si sono sempre opposti all’accordo di pace con le Farc-Ep con le quali si disputavano i traffici di droga.

In molti, comprese parecchie famiglie delle vittime della guerriglia o degli squadroni della morte,  dicono che la metà dei colombiani ha costretto l’altra metà a continuare vivere in guerra

Il governo non aveva nessun obbligo di sottoporre l’accordo con le Farc-Ep a un plebiscito,  però aveva deciso di farlo per chiedere una legittimazione politica da parte di una società divisa sui concetti di pace e guerra: dalle zone rurali è venuto un sì all’accordo di pace ma le città hanno determinato il successo di strettissima misura del no.

Hanno vinto – anche se di stretta misura – l’odio e il rancore, frutto di una guerra civile che ha insanguinato il Paese, diviso famiglie e determinato il clima politico della Colombia. Ha vinto la destra che ha sempre creduto – senza farcela – di sconfiggere militarmente la guerriglia delle Farc-Ep, magari utilizzando le “forze di autodifesa” di destra che quasi subito si sono trasformate in una potente organizzazione di spietati narcotrafficanti. Politicamente ha vinto chi voleva impedire al presidente della Colombia Juan Manuel Santos di riuscire dove altri presidenti avevano fallito o avevano rinunciato di tentare.

Santos ha preso atto dell’esito negativo del plebiscito e ha convocato una riunione delle parti per capire come sarà il percorso del trattato firmato a Cuba dopo un risultato negativo di una consultazione con una partecipazione bassissima. Intanto il presidente colombiano ha assicurato che sarà mantenuto il cessate il fuoco bilaterale definitivo tra governo e Farc-Ep.

Il leader delle Farc-Ep, Timoleón Jiménez “Timochenko”,  ha detto che «Le Farc-Ep lamentano fortemente che il potere di coloro che seminano odio e paura abbiano influito nell’opinione della popolazione colombiana», ma ha assicurato «il popolo che sogna la pace a che alla fine la pace trionferà».
I dirigenti delle Farc-Ep  si sono riuniti all’Avana, a Cuba, dove si sono svolti  i negoziati col governo, per analizzare i risultati del plebiscito e pur confermando la delusione per un risultato inatteso, hanno detto di essere ottimisti e hanno assicurato che continueranno a lavorare per la pace.

A chi chiede l’avvio di un nuovo negoziato meno favorevole alle Farc-Ep, il presidente colombiano Santos ha risposto che rinegoziare l’accordo non è politicamente percorribile e che è un’opzione che ha già scartato: «No, non equivochiamo. No, se ritorniamo al tavolo dei negoziati, torneremo alla guerra. Questa è la verità». Secondo lui, se venissero avviati i protocolli per smontate il processo di pace e far tornare la guerriglia sulle montagne, «Questo implicherebbe la riapertura della guerra».

Il capo dei negoziatori per il governo, Humberto de la Calle, ha sottolineato che «Anche se l’elezione del 2 ottobre non è stata favorevole, non c’è spazio per rinegoziare nulla, quel che abbiamo è quel che si è ottenuto». Ma la Corte Constitucional dice che il no «Inibirà l’implementazione dell’Acuerdo Final»”. però conferma che il presidente della Repubblica può assumersi la responsabilità di portarlo avanti comunque.

Quello che sembra certo è che il no all’accordo di pace frenerà la concentrazione dei guerriglieri delle Farc-Ep  per la cessione delle armi e questo potrebbe riattivare il conflitto con le milizie di destra anche nel caso del cessate il fuoco definitivo con l’esercito colombiano.

Santos ha assicurato che invierà all’Avana Humberto de la Calle per informare i negoziatori delle Farc-Epl e ha aggiunto. «Ora decideremo tra tutti quale sarà il cammino che dobbiamo prendere perché la pace sia possibile e cresca più forte».

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