La crisi finanziaria e il land grabbing in Africa: il caso del Senegal

Cospe è impegnato al fianco delle associazioni di contadini che lottano per la proprietà delle loro terre

[20 gennaio 2017]

Era il 23 giugno 2016 quando l’amministrazione comunale di Diokoul Diawrigne nella regione di Kebemer, 150 chilometri a nord da Dakar, emanava una delibera che prevede l’attribuzione di 1000 ettari di terreni agricoli all’impresa indiana Senegindia. La decisione arrivò sulle teste dei contadini delle aree interessate come una vera doccia fredda; nessuna notizia e tanto meno nessuna consultazione era stata fatta dall’amministrazione comunale prima della delibera.

Il Collettivo dei produttori di Diokoul, che raggruppa gli agricoltori di 3 villaggi interessati dalla delibera, si mobilitò da subito, informando le autorità locali e nazionali di questo atto, che considerano un vero e proprio abuso di potere. Partirono numerose azioni di protesta: sit-in, conferenze stampa, lettere aperte indirizzate al Presidente della Repubblica, partecipazioni a trasmissioni radio e tv che mirano a sensibilizzare l’opinione pubblica nazionale e internazionale.

Di fronte alla volontà delle autorità locali di andare avanti sulla decisione presa il Collettivo decise di affidarsi alle vie legali e presenta denuncia formale. Il 22 dicembre scorso il pronunciamento: la Corte Suprema senegalese ordina la sospensione dell’esecuzione della delibera. Una vittoria per il Collettivo che vede così la possibilità quanto meno di riaprire un canale di dialogo con l’amministrazione comunale rispetto alla decisione presa.

Lo stesso giorno della sentenza però la polizia di Kebemer procede all’arresto di 5 membri del Collettivo, tra cui il coordinatore con l’accusa di “aver distrutto beni appartenenti ad altri”. Altri 10 contadini sono stati convocati in commissariato per lo stesso caso. La Convergence Globale des luttes pour la terre et l’eau, rete di associazioni e movimenti contadini impegnati nella difesa dei diritti alla terra, all’acqua e alle sementi, ha subito denunciato l’accaduto e diramato un comunicato in cui chiede la liberazione immediata dei contadini arrestati, la sospensione del progetto di vendita delle terre e il rispetto della decisione della Corte Suprema denunciando ancora una volta  la svendita ad aziende private e straniere delle terre in Senegal contro la volontà delle popolazioni locali.

Con la scoppio della crisi finanziaria nel 2008, il fenomeno dell’accaparramento delle terre è cresciuto in modo esponenziale in tutta l’Africa. Il land grabbing spinge alle migrazioni aggravando l’affollamento urbano, erode culture ed economie locali, mina l’equilibrio tra utilizzo umano del suolo e ambiente.

Cospe in Senegal così come in altri paesi dell’Africa Occidentale (Mali e Niger) è impegnato al fianco delle associazioni di contadini che lottano per la proprietà delle loro terre e per uno sviluppo sostenibile garantito da pratiche agroecologiche e dal recupero e la tutela delle sementi locali.

di Cospe per greenreport.it