La globalizzazione è gestibile? Per la Commissione europea sì, e avvia la riflessione

Il documento di riflessione sulla gestione della globalizzazione

[10 maggio 2017]

La Commissione europea ha pubblicato oggi  il “Reflection paper on harnessing globalisation”, Il documento sulla gestione della globalizzazione che si basa  su «una valutazione equa dei vantaggi e degli aspetti negativi della globalizzazione, il documento pubblicato oggi intende avviare il dibattito sul modo in cui l’UE e i suoi Stati membri possono orientare la globalizzazione in modo da anticipare il futuro e migliorare la vita degli europei«.

Il documento vuole rispondere alle domande e ai dubbi sulla possibilità di gestire la globalizzazione e  Frans Timmermans, primo vicepresidente della Commissione europea, non sembra avere dubbi: «La globalizzazione nel complesso fa bene all’economia europea, ma, se i benefici non sono ripartiti equamente e in modo più omogeneo, ciò non apporta niente ai nostri cittadini. L’Europa deve contribuire a riscrivere le regole a livello mondiale, affinché il libero commercio sia anche un commercio equo. Affinché a globalizzazione diventi sostenibile e crei benessere per tutti gli europei. Al tempo stesso dobbiamo concentrare le nostre politiche sui modi per favorire l’accesso dei cittadini all’istruzione e alle competenze di cui hanno bisogno per tenere il passo con l’evoluzione delle nostre economie. Una migliore ridistribuzione contribuirà a garantire la coesione sociale e la solidarietà su cui l’Unione si fonda».

Il documento evidenzia che circa un terzo del nostro reddito nazionale dei Paesi Ue viene prodotto grazie agli scambi commerciali con il resto del mondo e che « Con la crescita dei mercati esteri sono cresciute anche le esportazioni europee consentendo di sostenere i posti di lavoro. Specializzandosi nei campi in cui riescono meglio, i paesi possono produrre di più con meno, rafforzando in tal modo il potere di acquisto dei consumatori. Le persone viaggiano, lavorano, studiano e vivono liberamente in paesi diversi. Interagiscono tramite il web, condividendo idee, culture ed esperienze. Gli studenti possono accedere online a corsi offerti da università prestigiose in tutto il mondo. La concorrenza internazionale e la cooperazione scientifica hanno accelerato l’innovazione. La globalizzazione ha anche aiutato centinaia di milioni di persone a uscire dalla povertà e ha permesso ai paesi più poveri di recuperare il loro ritardo».

Ma la Commissione Ue ammette che «La globalizzazione è anche fonte di sfide. Molti europei temono che la globalizzazione comporti la crescita delle disuguaglianze, la perdita di posti di lavoro, l’ingiustizia sociale o una minore tutela dell’ambiente, della salute e della vita privata. Inoltre, talvolta si sentono minacciati nella loro identità, nelle loro tradizioni e nel loro modo di vivere. Occorre riconoscere e rispondere a queste preoccupazioni. Gestire la globalizzazione, plasmare il mondo in senso migliore, promuovere standard e valori elevati al di fuori dell’Europa, proteggere i cittadini europei dalle pratiche sleali e rendere le nostre società resilienti e le nostre economie più competitive: sono queste tutte le principali priorità dell’attuale Commissione».

In un comunicato la Commissione Ue sottolinea che «Il documento di riflessione presenta uno sguardo onesto a ciò che la globalizzazione ha offerto all’Ue. Rimane il fatto che la globalizzazione, nonostante i grandi benefici che ha apportato all’Ue, è anche all’origine di numerose sfide. La globalizzazione ha aiutato centinaia di milioni di persone nel mondo a uscire dalla povertà e ha permesso ai paesi più poveri di recuperare il loro ritardo. Per quanto riguarda l’Ue, il commercio mondiale ha stimolato la sua crescita economica, consentendo 1 miliardo di euro di esportazioni supplementari a sostegno di 14.000 posti di lavoro. Le importazioni a prezzi più bassi sono andate in particolare a vantaggio delle famiglie più povere. Ma questi vantaggi non sono né automatici né equamente ripartiti tra i nostri cittadini. L’Europa risente anche del fatto che non tutti i paesi condividono le stesse norme su occupazione, ambiente o sicurezza, il che riduce la capacità delle imprese europee di competere sui prezzi con i loro omologhi stranieri. Questo può determinare la chiusura di fabbriche, la perdita di posti di lavoro o la pressione al ribasso delle retribuzioni e delle condizioni di lavoro».

La Commissione ribadisce che di fronte alle difficoltà di gestire un fenomeno magmatico che ha cambiato l’economia e la politica mondiale «Tuttavia, la soluzione non può essere offerta né dal protezionismo né dal laissez-faire. I dati concreti contenuti nel documento di riflessione mostrano chiaramente che una globalizzazione gestita bene può avere effetti positivi. L’Ue deve assicurare una migliore distribuzione dei benefici della globalizzazione, lavorando di concerto con gli Stati membri e le regioni, nonché con i partner internazionali e le altre parti interessate. Dovremmo cogliere assieme l’opportunità di orientare la globalizzazione in linea con i nostri valori e interessi».

Il documento di riflessione pubblicato oggi punta ad aprire «un dibattito fondamentale su come l’Ue può gestire la globalizzazione e rispondere alle opportunità che questa offre e alle sfide che pone:

Sul fronte esterno, il documento è incentrato sulla necessità di dare forma ad un ordine mondiale realmente sostenibile, basato su norme condivise e un programma comune. L’UE ha sempre difeso norme mondiali “multilaterali” forti ed efficaci e dovrebbe continuare a svilupparle secondo modalità che consentano di affrontare le nuove sfide e di garantire l’effettiva applicazione. Ad esempio, l’UE potrebbe spingere per nuove norme per creare condizioni di parità, combattendo comportamenti deleteri e scorretti, quali l’evasione fiscale, il dumping sociale o le sovvenzioni statali. Strumenti di difesa commerciale efficaci e un tribunale multilaterale per gli investimenti potrebbero anch’essi aiutare l’Ue a intervenire con determinazione nei confronti dei paesi o delle imprese che praticano la concorrenza sleale.

Sul fronte interno, il documento propone strumenti per proteggere e dare forza ai cittadini mediante politiche sociali robuste e fornendo loro il necessario sostegno in termini di istruzione e formazione lungo tutto l’arco della vita. Politiche fiscali progressive, investimenti nell’innovazione e forti politiche di protezione sociale potrebbero contribuire a ridistribuire la ricchezza in modo più equo. Nel frattempo, l’uso dei fondi strutturali dell’UE, per assistere le regioni vulnerabili, e il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (cfr. scheda sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione), per aiutare i lavoratori in esubero a trovare un altro posto di lavoro, possono contribuire a ridurre gli effetti negativi.

Il documento di riflessione sulla gestione della globalizzazione fa seguito al Libro bianco sul futuro dell’Europa presentato il 1° marzo, che delinea le principali sfide e opportunità per l’Europa nei prossimi 10anni. La Commissione spiega che « Il Libro bianco ha segnato l’inizio di un processo in cui l’Ue a 27 deciderà il futuro dell’Unione. Per stimolare la discussione la Commissione europea ospiterà, insieme al Parlamento europeo e agli Stati membri interessati, una serie di dibattiti sul futuro dell’Europa che avranno luogo nelle città e nelle regioni del continente. Il documento sulla gestione della globalizzazione sarà seguito da una serie di documenti di riflessione sui seguenti temi: l’approfondimento dell’Unione economica e monetaria, sulla base della relazione dei cinque presidenti del giugno 2015; il futuro della difesa europea; il futuro delle finanze dell’Ue».

Jyrki Katainen, vicepresidente della Commissione Ue, responsabile per l’occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, conclude: «La globalizzazione è una forza formidabile che crea benefici per l’Europa e per il resto del mondo, ma genera anche tante sfide. Per preservare i benefici dell’apertura, ma anche per affrontarne gli inconvenienti, l’Europa deve promuovere un ordine mondiale fondato su regole, agire con determinazione contro le pratiche sleali, rendere più resilienti le nostre società e più competitive le nostre economie di fronte a un contesto in rapido mutamento».