La Grecia è già in default

[3 luglio 2015]

grecia europa

La Grecia non ha ripagato la rata del prestito Fmi, dando dunque avvio a “un evento di default”. Per amara ironia della sorte l’ufficialità dell’annuncio arriva dal “fondo salva-stati”, l’European Financial Stability Facility (Efsf), come riporta il quotidiano ellenico Kathimerini.

La spada di Damocle che pendeva sulle teste dei greci nei giorni scorsi, minacciando di abbattersi sui loro colli in occasione del referendum di domenica, in realtà sta già cadendo. La notizia del mancato pagamento era già arrivata alla mezzanotte del 30 giugno, ma la tempistica dell’annunciato default da parte dell’Efsf, che sottolinea di non richiedere comunque il pagamento immediato del prestito, non è casuale. Tanto che Wolfgang Schaeuble, il ministro delle Finanze tedesco, ha dichiarato come la situazione sia «notevolmente peggiorata» e che se anche dalle urne greche si levasse un in favore dell’accordo per proseguire sulla via dell’austerità, «ci vorrà tempo» perché arrivino nuovi aiuti al Paese.

che al momento sembra ancora in lieve vantaggio sul no greco, secondo gli ultimi exit-poll, ma la mannaia dell’odierno annuncio di default dimostra come lo scontro si giochi sul fil di lana; gli sviluppi che seguiranno sono adesso ancor più difficilmente prevedibili.

Quel che è certo è che, in ogni caso, purtroppo non ci saranno vincitori dal caos in cui i leader europei hanno spinto il Vecchio continente. Altrettanto certo, però, è che il sogno di un’Europa più unita, più giusta e più sostenibile – un’Europa con la Grecia al suo interno – non può morire domenica: per questo, in queste ore oltremodo confuse, facciamo nostro l’appello lanciato da «studiose e studiosi, ricercatori e ricercatrici, docenti e scienziati degli atenei italiani», e già firmato da quasi 800 accademici italiani. Di seguito lo riproponiamo integralmente:

 

Lettera aperta in solidarietà al popolo greco

Un saluto alla popolazione greca tutta e, in particolar modo, alle nostre colleghe e ai nostri colleghi del mondo dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

Chi vi scrive lo fa a poche centinaia di chilometri da dove vi trovate: eppure, se misurata col metro della consapevolezza e della preoccupazione per il futuro, anche questa breve distanza sembra sparire. E lo fa in giorni in cui ci ritroviamo, su quest’altra sponda del Mare Mediterraneo, a osservare con attenzione e apprensione le vicende che si susseguono nel vostro paese e intorno a esso.

Siamo studiose e studiosi, ricercatori e ricercatrici, docenti e scienziati degli atenei italiani. Alcuni tra noi si occupano di scienze umane e storiche, altri di scienze sociali, altri ancora di scienze matematiche, fisiche e naturali. Eppure ciascuno di noi condivide una forte riconoscenza nei confronti della cultura greca e della sua storia. Come potremmo altrimenti? È stata la Grecia la vera culla del pensiero occidentale, il crocevia di esperienze che ha generato per prima lo spirito dell’amore per la conoscenza, in ogni ambito del sapere. Tutte e tutti sappiamo perfettamente quanto la cultura e il pensiero greco abbiano contribuito a quell’originaria, vera spinta verso l’unità e la fratellanza degli esseri umani in questa parte del mondo. Tutti sappiamo che essa è la nostra radice, ben prima – e ben più – di ogni mito o ideologia che di volta in volta si è voluta fondativa per l’Europa.

Soprattutto, ognuno di noi condivide una seria preoccupazione per gli eventi che si stanno avvicendando in questi giorni, così come un profondo sdegno per il ricatto che vi è stato imposto dalla tecnocrazia dell’austerity, che ha ormai svelato il vero obiettivo della sua ferocia: quello di imporre un unico, fallimentare modello economico basato sull’annientamento della dignità umana.

Per questi motivi non possiamo non supportare il popolo greco in questa pagina difficile della sua storia. Siamo consapevoli che l’esito del referendum del 5 luglio prossimo, se come ci auguriamo si affermerà la vittoria del “NO”, porterà a un clima di confusione che si cercherà di strumentalizzare per far chinare il capo alle cittadine e ai cittadini greci. Per questo motivo ci impegniamo da subito, con questa lettera, a offrirvi la nostra solidarietà: non solo morale, ma anche nella forma di atti concreti. Ciò che mettiamo nero su bianco con queste parole è l’impegno, a titolo individuale e collettivo, a sostenervi e cooperare con voi per la ricostruzione della Grecia e la costruzione di un nuovo modello sociale, economico e politico, che attraversi e coinvolga anche quello snodo cruciale che è il mondo della conoscenza, in cui tutte e tutti noi lavoriamo.

Ci auguriamo che il popolo greco faccia la sua scelta in piena autonomia e dignità, mentre la solidarietà internazionale nei suoi confronti si rafforza e continua. Sappiamo che il mondo si sta indignando e mobilitando perché la Grecia possa dimostrare che un’Europa diversa – un mondo diverso – è davvero realizzabile, rifiutando l’aut-aut tra schiavitù al mercato o barbarie. Vogliamo esprimere a ciascuno di voi, e in particolare alle nostre colleghe e ai nostri colleghi, il nostro totale sostegno. Un ultimo appunto. Non troverete al termine di questa lettera il solito elenco di sole firme “prestigiose”: d’altronde, non è intenzione di chi vi scrive proporre la consueta dichiarazione di intenti, l’ennesima vetrina intellettuale destinata a lasciare il tempo che ha trovato. Perché la nostra vuole essere una promessa di solidarietà fattuale e incisiva, prologo a tempi nuovi e animati da uno spirito differente. Lo spirito di una nuova solidarietà tra i popoli dell’Europa e del Mediterraneo, in grado soprattutto, di costruire un sapere e un mondo nuovo, più giusto, più solidale, più libero.

Un enorme grazie a tutte e a tutti voi.

Viva la Grecia!