La guerra sconosciuta del Kasai. Unicef: 850.000 bambini profughi

Un nuovo conflitto per le risorse minerarie. Strano modo di aiutarli a casa loro

[1 agosto 2017]

Secondo l’Unicef, «Oltre un milione di persone sono state costrette ad abbandonare le loro case a causa delle ondate di violenza nella regione del  Kasai nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc), facendone una delle più grandi crisi di sfollati al mondo».

Tajudeen Oyewale, Rappresentante protempore dell’Unicef nella Rdc, spiega che «A causa di questa brutale violenza, le vite di centinaia di migliaia di bambini e delle loro famiglie nel Kasai sono state sconvolte. Un totale di 1,4 milioni di persone, fra cui 850.000 bambini, sono state sfollate. Per il solo mese di giugno si stima in  60.000 il numero dei nuovi sfollati».

La maggior parte dei profughi, che spesso hanno perso o si sono lasciati dietro tutti I loro effetti personali, vivwe in famiglie che li hanno accolti o presso dei parenti, in comunità che sono tra le più povere del mondo e dove evidentemente esiste una solidarietà che nei Paesi ricchi ci stiamo dimenticando rapidamente. Alcune delle famiglie sfollate sono fuggite nella boscaglia, vicino ai loro villaggi distrutti o occupati, e sopravvivono in capanne improvvisate. L’Unicef sottolinea che«Queste famiglie sono le più vulnerabili e le più difficili da raggiungere. Soffrono di mancanza di cibo, di acqua, di un riparo adeguato, di cure sanitarie e di servizi igienici».

Oyewale denuncia: «Stiamo affrontando una crisi umanitaria crescente. Con i nostri partner lavoriamo in un crima di grande insicurezza per andare in aiuto a queste famiglie molto vulnerabili».

L’Unicef, insieme ad altre agenzie Onu e ONG umanitarie, ha messo in piedi un programma di aiuto per i profughi che ricevono 100 dollari a famiglia per comprare prodotti di prima necessità. Un programma che ad oggi ha raggiunto 11.225 famiglie. Inoltre, nelle prossime settimane verrà avviato il  programma multisettoriale “Mécanisme de réaction rapide” che prevede il pre-posizionamento di materiali e dei partner umanitari per rispondere rapidamente ai bisogni delle popolazioni sfollate. All’Unicef evidenziano che «Il programma include la messa in opera di servizi di approvvigionamento idrico, di  depurazione e igienici, la fornitura di cure mediche e nutrizionali e la distribuzione di prodotti essenziali per la gestione della (materiali per il rifugio, utensili da cucina, secchi per l’acqua, coperte).). Circa 50.000 famiglie dovrebbero beneficiare di questo programma nei prossimi mesi».

Dall’inizio dell’anno, l’Unicef e i suoi partner hanno portato un aiuto umanitario urgente a 157.490 persone nel Kasai, ma la maggior parte dei profughi sopravvive senza risorse e i finanziamenti internazionali scarseggiano.

E pensare che la nuova guerra del Kasai, come quelle che la hanno preceduta in questa sfortunata regione,  è nuovamente un conflitto per le enormi risorse minerarie e che riguarda gli interessi di multinazionali e potenze straniere. Strano modo di aiutarli a casa loro…