La Siria pronta ad entrare ad Afrin in aiuto ai kurdi contro la Turchia

I turchi hanno bombardato villaggi kurdi con armi chimiche? Nel Kurdistan irakeno proibito manifestare per Afrin

[19 febbraio 2018]

Dal 20 gennaio l’esercito turco sta conducendo – senza molto successo – un’offensiva aerea e terrestre contro il cantone kurdo-siriano di Afrin controllato dalle Unità di protezione del popolo (Ypg/Ypj) e dai loro alleati progressisti siriani. Anche se l’esercito invasore turco non ce l’ha fatta a conquistare Afrin in una settimana – come proclamava sicuro il presidente Erdogan – gli scontri sono feroci, con gravissime perdite tra gli alleati jihadisti siriani dei turchi e anche tra le Ypg/Ypj e soprattutto tra la popolazione civile. Gli aerei turchi sono stati accusati anche di bombardare i centri abitati con il cloro.  In un appello il Consiglio sanitario di Afrin  sottolinea che «Gli attacchi dell’esercito turco hanno raggiunto un livello superiore di crudeltà, Violano il diritto internazionale e i diritti umani, Chiediamo a tutte le organizzazioni di difesa dei diritti umani di venire ad Afrin per condurre delle inchieste sui crimini e il genocidio commessi dallo Stato turco, in particolare con l’impiego di armi chimiche. Chiediamo all’Onu di organizzare una sessione straordinaria per prendere le decisioni che si impongono vista la situazione attuale.  Le analisi affettuate in seguito al ricovero degli abitanti del villaggio di Erende, nel distretto di Shiyê, che soffrono di disturbi respiratori, hanno dimostrato che erano stati colpiti dall’inalazione di gas tossici provenienti dall’utilizzo di armi proibite. Sottolineiamo anche che i membri del personale medico in contatto con le vittime, hanno, anche loro, cominciato a presentare dei sintomi di asfissia. L’impatto di queste armi sui ciorpi umani non si manifesta all’inizio, ma diventa sempre più visibile con il passare dei giorni. Il laboratorio di Afrin ha fatto delle analisi dei campioni di terra prelevati nel villaggio di Erende, così come sui vestiti delle persone colpite. Le analisi hanno mostrato la presenza di una certa quantità di cloro. Noi proponiamo di dare il risultati delle analisi a delle istituzioni esterne o di fornire i campioni che sono stati prelevati, al fine che queste istituzioni possano analizzarli esse stesse».

Resta da capire perché il presidente francese Emmanuel Macron abbia appena tracciato una “linea rossa” invalicabile per Assad sull’uso presunto di armi chimiche, pena un intervento militare di Parigi, e taccia sull’invasione e i bombardamenti al cloro turchi.

Di fronte a tutto questo, sabato il portavoce della Ypg/Ypj, aveva chiesto ancora una volta all’esercito siriano di «proteggere le frontiere della Siria contro l’occupazione turca». Contattato dall’agenzia russa Sputnik/Ria Novosti, un altro portavoce delle Ypg/Ypj, Brusk Haseke, oggi ha smentito un possibile ingresso dell’esercito siriano ad Afrin e un suo coinvolgimento nel conflitto, soprattutto dopo che il contingente russo presente nel Cantone si era ritirato in evidente accordo con la Turchia.

La soluzione però sembra essere un’altra: secondo i media siriani, le milizie pro-governative siriane, costituite in gran parte da alasuiti/sciiti anche iraniani e libanesi, starebbero per entrare nel Cantone di Afrin per dar man forte ai kurdi e alle altre minoranze etniche (in maggioranza sunniti) riunite nelle Forze democratiche siriane (Sdf) che si battono contro quello che chiamano l’esercito fascita turco e le milizie jihadiste mercenarie al soldo di Ankara.

Anche l’agenzia ufficiale del regime siriano, Sana, ha confermato oggi che «Entro qualche ora le Forze popolari siriane entreranno ad Afrin per sostenere la resistenza del popolo di fronte all’aggressione turca che dura dal mese scorso».

L’offensiva “Ramo di Olivo”, che nelle intenzioni di Erdogan (e probabilmente nelle “speranze” di russi e statunitensi) avrebbe dovuto essere una guerra lampo per liberare il confine e le rotte petrolifere dalla fastidiosa presenza dei kurdi, rischia di trasformarsi in un confronto diretto con i siriani fedeli a Bashir al Assad, armati da russi e iraniani, che si troveranno a combattere il nemico comune a fianco delle Ypg/Ypj e degli oppositori di sinistra di Assad, armati dagli statunitensi. Intanto i turchi utilizzano per bombardare i civili armi acquistate sia dai loro alleati della Nato che dalla Russia.

Con la sconfitta del califfato nero del Daesh ad opera dei kurdi, il conflitto siriano è ormai diventato una guerra totale di tutti contro tutti, un vero rompicapo in cui le alleanze sono sempre più mutevoli e indecifrabili. Va anche detto che Damasco ha subito condannato l’invasione turca del suo Cantone Kurdo, sottolineando che la regione è parte integrante della Siria, cosa che nemmeno i kurdi – che puntano ad un Siria federale – negano.  DA parte sua Mosca continua a chiedere a tutte le pareti in conflitto di rispettare l’integrità territoriale della Siria e invita gli Usa ad abbandonare il territorio del suo alleato Assad. Mosca invece non sembra altrettanto dura con la Turchia per l’invasione anti-kurda della Siria del  nord.

Chi resta sconsolatamente sulle sue posizioni piratesche è il Partito democratico del Kurdistan Irakeno (Pdk)  che ha proibito ogni manifestazione a sostegno dei kurdi assediati ad Afrin,  A farne le spese sono stati gli yazidi del campo profughi di Duhok, salvati dallo Stato Islamico Daesh proprio dalle milizie delle Ypg/Ypj e ora sotto controllo del Pdk.  Gli yazidi – una minoranza religiosa non islamica kurda, chiamati anche adoratori del diavolo –   sono stati massacrati dagli attacchi delle bande jihadiste e ora si vedono vietato da altri kurdi “moderati” il diritto di manifestare in favore dei loro veri salvatori.

Secondo Roj News, «gli yazidi che volevano manifestare sono stati minacciati dall’amministrazione del campo e dalle forze di sicurezza Asayish sotto comendo del Pdk, che hanno detto loro che le manifestazioni sno proibite nel campo. Sono stati minacciati di arresto da parte della polizia Asayish nel caso in cui avessero manifestato».

I vecchi partiti kurdi irakeni, dopo aver vinto il referendum sull’indipendenza che si è trasformato in un boomerang con l’intervento dell’esercito irakeno per ristabilire l’unità della nazione, sono in forte crisi e temono che l’esempio federalista e progressista del Rojava siriano si estenda in Iraq, per questo hanno rafforzato la loro alleanza con la Turchia, sia in funzione anti-irakena che anti PKK (Turchia) che Ypg/Ypj, isolandosi ancora di più dal resto del popolo kurdo, compresa la minoranza kurda iraniana.

Videogallery

  • Paris: Manif pour Afrin 3/02/2018