La strage dei ragazzini di Manchester

Vogliono lo scontro di civiltà. Odiano il relativismo europeo e la tolleranza

[23 maggio 2017]

Un altro Bataclan, ma questa volta un Bataclan di ragazzini e bambini che affollavano la Manchester Arena per ascoltare Ariana Grande, una cantante che molti di noi adulti  non hanno nemmeno mai sentito nominare.

Un kamikaze, che facendosi esplodere ha distrutto almeno 22 giovanissime vite, sogni, speranze, amori appena sbocciati o mai nati. Un mostro feroce – il cui operato è stato appena rivendicato dall’Isis – che ha storpiato, sfigurato, distrutto per sempre famiglie, che ha trasformato il canto e la musica in pianto e disperazione.

Un colpo mirato per seminare il terrore in una campagna elettorale post Brexit, per acuire l’insicurezza e il razzismo, perché l’islamofobia – in un Paese che ha nella un sindaco islamico e laburista alla guida della sua capitale – tracimi e diventi incontenibile.  Una bomba lanciata contro la convivenza, contro il cuore giovanissimo della vecchia Europa, contro coloro che la Brexit non la volevano perché vivono già con naturalezza una società multiculturale, multireligiosa ed europea.

Quel kamikaze che alla fine di un concerto ha straziato giovani vite puntava proprio a colpire quei valori di tolleranza – verrebbe da dire di leggerezza –  che fanno tanta paura agli intolleranti e ai bigotti di tutto il mondo. Voleva colpire ed ha colpito le fondamenta stesse del nostro essere europei, le nostre conquiste civili, la possibilità di stare insieme ascoltando musica leggera tra maschi e femmine,  omosessuali ed eterosessuali, giovani e adulti, la nostra società “senza più valori” che ha nel valore del riconoscimento della diversità dell’altro, della sua alterità, la massima espressione.

E’ la gente comune che sorride che fa paura ai terroristi di ogni credo e fede, è il relativismo europeo che vogliono combattere, è lo scontro di civiltà che cercano, che vogliono insieme alle neodestre europee.  Il loro disegno è quello di ridurci a nemici, di rinserrarci in antiche appartenenze e pregiudizi tribali, di spegnere la luce e i sorrisi, di consegnarci alla paura e all’odio.

Sono questi i veri nemici della civiltà, quelli che le donne e gli uomini kurdi e i loro alleati progressisti combattono nei deserti della Siria e sui monti dell’Iraq, quelli che anche la sinistra europea dovrebbe cominciare davvero a considerare il suo principale nemico, perché stragi come quelle della Manchester Arena sono solo altro fuoco sotto il falò acceso dalle destre europee, sono l’esatto contrario del progresso, della solidarietà e dell’uguaglianza, sono il morso velenoso e mortale di una strategia più ampia, che vuole offuscare i cervelli e dividere i cuori e che, purtroppo, ci è già in gran parte riuscita.

Le giovanissime vittime di Manchester sono state immolate sull’osceno altare di questa strategia nazista che si ciba di guerra, sofferenze, umiliazioni e morte. Un mondo dove anche andare a un concerto è “un peccato” da pagare con la vita, un mondo fatto di barriere di sangue e fede, dietro le quali non riconoscersi più.