Bombardamenti turchi su molti centri abitati. Missili kurdi colpiscono Reyhanli e Kilis

La Turchia ri-invade la Siria e attacca i kurdi ad Afrin, Sarà una nuova Kobanê? (VIDEO)

Via libera all’attacco di Russia e Iran, ma il regime di Assad protesta: un favore ai terroristi

[22 gennaio 2018]

Il 20 gennaio 72 caccia dell’esercito di occupazione turco hanno bombardato  il cantone kurdo siriano di Afrin  colpendo almeno 153 obiettivi, inclusi anche il centro città di Afrin, il campo per sfollati interni di Rubar, i villaggi di Şera, Şerawa, Raco, Kurdo, Şengiliye, Şeyxura, Xezawiye, Kifera, Hac Hesna. e Bilbila e posizioni delle milizie kurde dellUnità di protezione opolare (Yekîneyên Parastina Gel – Ypg) e delle Unità di difesa delle donne (Yekîneyên Parastina Jin . Ypj) e delle Syrian Democratic Forces (sdf) che hanno respinto un primo tentativo di invasione via terra nel villaggio di Baliyen, uccidendo almeno 6 soldati turchi. I morti civili nei bombardamenti turchi sarebbero almeno 6 e tra le Ypg/Ypj/Sdf si conterebbero 3 vittime.

L’intenso attacco aereo è servito per aprire la strada ad una nuova invasione della Siria da parte dell’esercito turco appoggiato dalle milizie jihadiste e dell’ al-jaysh al-sūrī al-ḥurr (Free Syra Army – Fsa ) che Ankara sostiene e arma fin dall’inizio della guerra siriana, scontrandosi subito duramente con la resistenza delle Ypg/Ypj.  Inoltre i kurdi avrebbero contrattaccato lanciando 11 missili (fonti di Ankara) contro la città turca di Reyhanli, nella provincia di Hatay, facendo una vittima e ferendo 30 turchi e 17 siriani. Quattro missili delle Ypg avrebbero colpito anche il villaggio turco di Kilis.

Il comando generale delle Ypg ad Afrin ha denunciato in un comunicato: «Sappiamo che, senza il permesso delle forze internazionali e principalmente della Russia, le cui truppe sono localizzate ad Afrin, la Turchia non può attaccare i civili usando lo spazio aereo di Afrin. Riteniamo, pertanto, la Russia è responsabile tanto quanto la Turchia e sottolineiamo che la Russia è complice della Turchia nel massacro dei civili nella regione. Noi, come Comando Generale delle Ypg ad Afrin, affermiamo che la Turchia non può sconfiggere la nostra libera volontà e resistenza con i suoi arei da guerra. Si vede che, fino a questo momento, nessuno è fuggito da Afrin e ha abbandonato la propria patria. Su queste basi, ancora una volta ribadiamo la nostra determinazione a proteggere la nostra terra e il nostro popolo. Le Unità di difesa del popolo e le Unità di difesa delle donne difenderanno Afrin in qualunque circostanza contro il fascismo turco. Facciamo appello alla nostra gente affinché si unisca ai ranghi della difesa».

Quanto dicono i kurdi è confermato dal fatto che mentre l’esercito turco bombardava Afrin la Russia ritirava i suoi soldati dalla città, abbandonando la base militaire di Minix ei depositi di petrolio nel centro della città, che sono stati i principali obiettivi degli attacchi aerei. Inoltre i turchi hanno annunciato di aver bombardato il piccolo aeroporto di Menagh, sempre a Afrine, che sarebbe stato utilizzato dalla Coalizione a guida Usa per rifornire di armi i kurdi.

Il comando delle Sdf ha dichiarato che «L’Attacco turco offre nuove opportunità dallo Stato Islamico/Daesh. Noi vogliamo che la Turchia metta immediatamente fine alle sue minacce e ai suoi attacchi. Chiediamo alla comunità internazionale di dare importanza alla lotta contro lo Stato Islamico e a trovare una soluzione politica per la crisi siriana». Il Consiglio esecutivo della Federazione della Siria del Nord (l’area siriana sotto controllo della coalizione tra kurdi e forze progressiste arabe e di altre etnie) ha lanciato un appello alla resistenza: «Invitiamo i Kurdi della 4 parti a uscire nelle strade a ad opporsi a questi attacchi barbari».

Il nome scelto per l’operazione militare, “ramo di ulivo”, dallo stato maggiore turco è una beffa e il rappresentante del Kurdistan siriano a Mosca, Rodi Osman, ha detto a Ria Novosti/Sputnik di aver chiesto alla Russia di intervenire per fermare i turchi: «Le forze aeree turche hanno bombardato Bulbul. L’approvazione di questa operazione contro Afrin è un grave errore. La Russia deve intervenire per fermare l’operazionee annullare il via libera dato alla Turchia. La Russia non deve stare al fianco di questo regime. E’ notorio che il regime fascista turco eè un focolaio e un complice dei terroristi. Il sostegno all’operazione militare turca e l’occupazione di Afrin da parte dei turchi mettono in pericolo la vita di circa un milione di persone. Sulla popolazione pesa la minaccia di un massacro».

Ieri Ankara ha annunciato che i suoi carri armati erano entrati nella regione di Afrin in approggio alle milizie del Free Syra Army in un’operazione contro unità kurde  che si sarebbero ritirate senza opporre resistenza. Ma  Osman – e i filmati postati dai kurdi su YuoTube – smentisce che i turchi abbiano sfondato le difese Ypg/Ypj/Sdf, che invece opporrebbero una feroce resistenza.

Quel che è certo è che i media russi e turchi confermano che prima della nuova invasione della Siria il Capo di stato maggiore turco Hulusi Akar aveva sentito telefonicamente i suoi omologhi russo Valeri Guerassimov e statunitense Joseph Dunford per avvertirli dell’avvio dell’attacco aereo e terrestre e che il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov ha subito giustificato l’invasione turca dicendo che «Le scelte fatte da Washington in Siria in maniera unilateralr hanno reso furiosa la Turchia, Numerosi politologhi dicono che gli Usa continuano a confermare la loro incapacità di trovare dei compriomessi, il loro ruolo distruttivo negli affari internazionali, che sia in Iran o in Siria, dove hanno intrapreso delle scelte unilaterali hanno già fatto arrabbiare la Turchia», regime noto per non compiere scelte unilaterali…

Certo che Mosca non può che gongolare per il fatto che due Paesi della Nato –  e quello che fino a poco tempo fa era l’alleato strategico di Washington ai confini russi  – si trovino oggi in guerra per difendere le interposte milizie e che gli Usa di Donald Trump siano riusciti ad entrare nella capitale dello Stato Islamico Raqqa solo grazie alle stesse forze “comuniste” kurde che Ankara sta bombardando in queste ore. Ieri il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha intimato addirittura agli Stati Uniti: «Non portate attacchi alle nostre frontiere. Altrimenti perderemo la pazienza. Lo avevo già detto al venerabile Obama. Avvertimento che non ha mai ottenuto risposta. Si tratta della nostra lotta di popolo». Erdogan ha ricordato che gli Usa  in Siria sostengono le formazioni armate kurde che la Turchia ritiene terroristi e ha accusato gli anericani aver «inviato ai kurdi siriani 5.000 camion pieni di armi».

Se Mosca fa il gatto fra le botti e invita le parti in conflitto a mantenere la calma – cosa abbastanza difficile mentre ti bombardano – la Siria non l’ha presa per niente bene e il presidente Bashir al-Assad ha detto all’agenzia ufficiale Sana che «L’offensiva brutale della Turchia contro la città siriana di Afrine si inscrive nella politica condotta dal fregime turco fin dal primo giorno della crisi siriana. Consiste essenzialmente nel sostegno al terrorismo e ai gruppi terroristici conosciuti sotto diversi nomi». L’irritazione per il lasciapassare di Vladimir Putin a Erdogan non potrebbe essere più chiara.

Ma la nuova invasione turca della Siria non sarà una passeggiata: il portavoce delle Ypg, Nuri Mehmud, ha detto all’agenzia ufficiale kurda Anf che  «La guerra civile siriana, che si era detta terminata, è ripresa in queaste ultime settimane e il presidente turco Tayyip Erdoğan sta negoziano  Afrin». Mehmud ha avvertito l’esercito turco: che si sta davvero se sogna di conquistare Afrine entro una settimana.

Il portavoce kurdo spiega che «L’operazione condotta dal regime siriano del Baath [il partito di Assad, ndr], con il sostegno aereo della Russia, per annientare la provincia di Idlib nel nord, provincia dove si trovano le organizzazioni Hayat Tahrir Al Sham (Al Nusra) e Ahrar Al Sham, legate ad Al-Qaida, ha attirato l’attenzione sulla Siria. Il regime del Baath che marcia su Idlib ha suscitato inquietudini ad Ankara. L’esercito turco è entrato a Idlib con il favore dell’accordo “zona senza conflitto” concluso tra l’Iran, la Russia e la Turchia durante i colloqui di Astana 8, e ha accelerato i suoi piani di attacco contro Afrin insieme alle organizzazioni terroristiche della  regione». Ma nelle ultime ore l’esercito di Assad ha ripreso la sua marcia cerso Idlib, probabilmente per avvertire Ankara che non è più disposto a tollerare invasioni del suo territorio,

Secondo  la coalizione internazionale guidata dagli Usa, Erdoğan ha messo insieme un esercito di 30.000 uomini per attaccare il cantone kurdo  e Mehmud  spiega che «Il governo dell’Akp (Adalet ve Kalkınma Partisi, il partito di Erdoğan, ndr) vede Idlib come l’ultima chance per sé stesso. Se possono gestire il commercio e gli scambi commerciali a Idlib e Afrin, pensano di poter sopravvivere. Secondo le dichiarazioni di Erdoğan costituiamo una minaccia, ma la resistenza eroica manifestata a Kobanê dai combattenti che oggi difendono Afrin, ha difeso Parigi, Mosca, New York, Il Cairo e anche Ankara e Istanbul dagli attacchi terroristici».

Alla fine dell’anno scorso Putin aveva annunciato che la guerra in Siria era finita ma il 2018 è cominciato con l’offensiva russo-siriana su Idib e con gli interventi turchi sul suolo siriano in aree dove la guerra non c’era più da tempo, il tutto sottto la copertura dell’accordo di Astana e in appoggio ai suoi alleati delle milizie sunnite in evidente difficoltà e ormai completamente screditati, deponendo così il ramoscello di olivo offerto a Bashir al-Assad dopo aver tentato per anni in tutti i modi di defenestrarlo insieme agli americani, oggi alleati dei Kurdi che con Assad vorrebbero farci un accordo per una Siria federale.

L’accordo tra Turchia, Russia e Iran ha permesso a Erdoğan di salvare quel che rimaneva delle milizie jihadiste e di utilizzarle in funzione anti-kurda ed anti-progressista, spesso con evidenti complicità con lo Stato Islamico/Daesh, a partire dal fallito assedio di Kobanê.  Le preoccupazioni della Turchia per un’offensiva del regime di Damasco contro l’ultimo rifugio dei jihadisti di Al-Qaida è la dimostrazione più lampante  di cosa sia per Ankara “la pace” e di quanto sia terrorizzata dalla possibile nascita di una Siria federale con una regione governata autonomamente dai kurdi e dai loro alleati progressisti. E’ stato proprio l’Akp a dire ufficialmente: «L’esistenza della Siria del Nord significa che cesseremo di esistere».

Ma il portavoce kurdo avverte: «Le forze regionali che hanno un approccio semplicistico verso Afrin devono sapere che è la continuazione di Kobanê. I popoli del mondo che hanno combattuto con Kobanê hanno la stessa posizione su Afrin. Afrin non è sola. Non è del tutto sorprendente che gli Stati che pretendono di poter proteggere i loro interessi attraverso i negoziati su Afrin e Idlib abbiano lo stesso atteggiamento dello Stato Islamico. Perché Afrin è la speranza per i popoli del mondo che vogliono la democrazia, la pace e una soluzione. E’ perché, agli occhi dell’opinone pubblica internazionale, Afrin non è un luogo dove attuare un approccio semplice. D’altra parte,  Afrin si è organizzata molto bene per la difesa. Se l’esercito turco pensa di poter entrare ad Afrin in una settimana, sogna. L’esercito turco deve prima di tutto vedere la realtà dei popoli della Turchia. I popoli della Turchia non hanno  ma abbandonato Serekaniye [un’altra città kurda assediata, ndr) né Kobane. Hanno protetto la resistenza con molti sacrifici e hanno svolto un ruolo importante. I popoli della Turchia hanno apportato un grande sostegno a Serekaniye e Kobanê contro il  terrore. E’ per questo che l’esercito, che dovrebbe difendere i popoli della Turchia, viene utilizzato nell’interesse del governo Akp».

Videogallery

  • L’opération turque contre les Kurdes à Afrine, en Syrie, en vidéo

  • The moment #Turkish tank was destroyed by YPG in #Afrin

  • Manif pour Afrin (Paris, 20/01/2018)