Il Consiglio dei ministri dell’Unione Europea degli Affari interni continua sulla sua linea inefficace: anche dopo il naufragio si parla solo di blocco delle frontiere

Lampedusa: un programma Frontex più forte non ferma i naufragi

[10 ottobre 2013]

Al contrario delle solenni affermazioni secondo cui il dramma di Lampedusa deve rappresentare uno spartiacque nella politica di migrazione dell’Ue, il Consiglio di ieri ha deciso di rafforzare la lotta contro la “criminalità e all’immigrazione clandestina” rafforzando il programma Frontex. La strategia resta fondamentalmente la stessa: un migrante o una persona che può richiedere protezione dopo essere stata salvata viene sostanzialmente respinta, spesso senza che sia possibile espletare tutti i ricorsi per l’asilo.

C’è bisogno di più solidarietà e di più senso di responsabilità. Ci sono decine di migliaia di profughi provenienti dalla Siria e dall’Africa, con evidente bisogno di protezione umanitaria. Questo si deve spiegare con coraggio ai cittadini europei, prospettando un piano realistico di aiuti e assistenza dentro e fuori l’Ue. L’Ue dovrebbe innanzitutto aprire le sue ambasciate e rilasciare visti umanitari, consentendo l’accesso al suo territorio ed attivando il dispositivo di protezione temporanea; e dovrebbe approntare un aiuto deciso agli Stati che oggi si sobbarcano la maggior parte dei milioni di profughi che fuggono dalle guerre.

La strategia che si basa solo sul rafforzamento delle frontiere esterne e del programma Frontex come auspicato dal ministro Alfano di per se non fermerà le stragi e i naufragi. In questi anni infatti abbiamo visto che è necessario un insieme di

Misure che permettano di affrontare in modo coordinato e non cercando di passare la patata bollente da uno stato membro all’altro. L’Ue ha le competenze per farlo.

Anche se è chiaro che le recenti scelte degli stati dell’ UE di ridurre in modo sostanziale il bilancio comunitario e in particolare i programmi e strumenti per le politiche positive di aiuto allo sviluppo e di integrazione non aiutano.

La pratica miopemente repressiva e criminalizzante di questi anni non solo non è servita ad evitare le stragi di cui il naufragio di Lampedusa è solo un ulteriore episodio, ma non presenta alcuna prospettiva realistica di soluzione o almeno di gestione di questioni- migrazioni e asilo- che resteranno attuali nei prossimi anni e che anzi rischiano di accentuarsi: perché se è vero che non si può accogliere tutta la miseria del mondo neppure la si può tutta lasciare fuori. Da questo punto di vista parlare di una ripartizione del peso degli eventi nel mediterraneo non può però significare da parte dell’Italia di non prendersi responsabilità che sono solo sue: la fallimentare legge bossi-fini; il vergognoso trattamento di rifugiati e richiedenti asilo, condannati spesso a vagare senza alcuna assistenza in condizioni pessime; la situazione dei Cie; le condizioni punitive inflitte ai lavoratori migranti.

Monica Frassoni, co-presidente del Partito Verde europeo