L’attentato di Ankara, guerra con i kurdi o strategia della tensione?

Sullo sfondo il conflitto siriano e la guerra di Ankara contro PKK e Rojava

[14 marzo 2016]

Turchia attentato

L’autobomba fatta esplodere nella centralissima piazza Kizilay della capitale turca, Ankara aveva come obiettivo un autobus Polizia antisommossa fermo a Guvenpark nel distretto di Kizilayi. Che si trattasse di un’orrenda strage lo si è capito non appena il governatore di Ankara ha detto che c’erano almeno 27 morto e 75, ma poco dopo il ministro della salute turco, Mehmet Muezzinoglu, ha portato il bilancio delle vittime a 34 morti e 125 feriti.

Il governo, in base alla legge antiterrorismo, ha dettato a stampa e giornali la versione ufficiale: l’attentato sarebbe opera dei kurdi del PKK, anche se altre fonti la attribuiscono ai TAK, una fazione dissidente dello stesso PKK, ma l’utilizzo di kamikaze, che sembra esserci stato a Guvenpark, non è usuale negli attacchi del PKK all’esercito turco.  Dopo che sono state condivise delle immagini dell’attentato, la magistratura ha anche ordinato di impedire l’accesso a Facebook e Twitter.

Si tratta dell’ultimo di una serie di attentati di diversa matrice che hanno sconvolto il panorama politico turco, rafforzando di fatto la politica autoritaria del presidente Erdogan.

Quella che qualcuno, a partire dal partito della sinistra filo-kurda dell’Halkların Demokratik Partisi (HDP), presenta come una raffinata, feroce e sanguinaria strategia della tensione, è culminata nell’attentato del 10 ottobre 2015 quando, in piena campagna elettorale, una manifestazione per la pace venne presa di mira da attentatori che uccisero 103 persone e fecero otre 500 feriti. Anche se nessuno ha mai rivendicato la strage, il governo turco incolpò subito lo Stato Islamico/Daesh, mentre l’opposizione parlò di attentato per far aumentare la tensione e zittire l’HDP.

Il 17 febbraio un’altra autobomba è stata fatta esplodere al passaggio di un convoglio militare, uccidendo  28 soldati turchi e ferendone  61 sono rimasti feriti. In questo caso l’attentato è stato rivendicato dai  Questo attacco è stato rivendicato dai Teyrêbazên Azadiya Kurdistan (Falchi della libertà del Kurdistan – TAK) come «Vendetta per massacro di civili a Cizre e Sur da parte dello stato turco».

Dopo la vittoria di Erdogan alle ultime elezioni  il governo di Ankara ha scatenato una vera e propria guerra contro le città del sud-est della Turchia abitate dai Kurdi, scontrandosi con i guerriglieri del PKK e circondando e bombardando interi centri abitati, dove poi è stato imposto il coprifuoco e il silenzio stampa a Sur, Cizre, Silopi, Yuksekova, Nusaybin, Sirnak e in altre località dl Kurdistan turco. La violazione dei diritti umani e gli omicidi a sangue freddo degli oppositori hanno fatto salire ulteriormente la tensione nel Paese. E’ anche da queste aree che vengono migliaia di profughi kurdi che bussano alle porte dell’Europa e che l’Ue pensa di rimandare nei campi turchi gestiti dal governo Erdogan con i soldi europei. Intanto la Turchia continua a bombardare le basi del PKK nel nord dell’Iraq e le milizie kurde progressiste nel Rojava siriano – alleate di statunitensi ed europei – e ad armare i gruppi islamisti che le combattono.