Le guerre causano insicurezza alimentare in Medio Oriente e Nord Africa

Con disordini e violenza difficile raggiungere il Sdg Fame Zero. Buone notizie dalla Nigeria

[28 dicembre 2017]

Il rapporto 2017 “RegionalOverview of Food Security and Nutrition in the Near East and North Africa (Nena)”  evidenzia che «Conflitti e crisi protratte in alcuni paesi del Medio Oriente e del Nord Africa stanno bloccando gli sforzi di sradicare la fame nella regione entro il 2030».  Il rapporto Fao  sottolinea in particolare che l’intensificarsi della violenza sta «aprendo un ampio “divario di fame” tra i Paesi colpiti dai conflitti e quelli che non lo sono».

Utilizzando i più recenti indicatori sulla fame e l’insicurezza alimentare (obiettivo 2.1) e la malnutrizione (obiettivo 2.2), il rapporto stabilisce una base per misurare i futuri progressi verso il raggiungimento dell’Obiettivo di Sviluppo 2 nella regione Nena (Algeria, Bahrain, Egitto, Iran, Iraq, Giordania, Kuwait, Libano, Libia, Mauritania, Marocco, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Sudan, Siria, Tunisia, Emirati Arabi Uniti e Yemen).

Il rapporto identifica anche il modo in cui i conflitti stessi rendono difficile il monitoraggio degli Obiettivi di sviluppo (Sdg). Le agenzie delle Nazioni Unite raccolgono e valutano le informazioni sulla sicurezza alimentare e sullo stato nutrizionale durante i conflitti, ma i dati non sono sempre completi e può essere difficile confrontarli con i dati del tempo di pace. Al di là delle statistiche, il rapporto si concentra sui fattori fondamentali che portano miglioramenti nella sicurezza alimentare e nella malnutrizione: riduzione della povertà, crescita economica, miglioramenti nell’alimentazione materna e infantile e nella salute pubblica, aumento della quantità e della qualità del cibo e cessazione della violenza.

Il rapporto fa notare che  nei Paesi Nena direttamente colpiti dai conflitti, «nel periodo 2014-2016, il 27,2% della popolazione era cronicamente affamato – o denutrito -. Questo dato è sei volte superiore alla quota di popolazione denutrita in Paesi non colpiti dai conflitti (4,6 %, in media). Contemporaneamente, “la grave insicurezza alimentare” – un altro metro utilizzato dalla Fao per misurare la fame – nei Paesi colpiti dal conflitto è adesso il doppio rispetto ai paesi non in conflitto».

Il rapporto  avverte che «Queste tendenze mettono in forse la capacità della regione Nena di raggiungere l’Obiettivo di sviluppo sostenibile di Fame Zero entro il 2030. In una regione in gran parte composta da Paesi in via di sviluppo a medio reddito – dove la fame cronica colpisce in genere meno del 5% della popolazione – nelle zone di conflitto a causa della violenza la proporzione di persone cronicamente affamate ha raggiunto livelli paragonabili a quelli dei paesi più poveri del mondo, e questo sta esercitando un forte effetto negativo sulla riduzione della fame nell’intera area Nena».

Intervenendo alla presentazione del rapporto al Cairo, il direttore generale aggiunto e rappresentante regionale della Fao, Abdessalam Ould Ahmed, ha sottolineato «L’importanza cruciale di costruire la resilienza delle popolazioni e di sostenere la pace nella regione per migliorare le condizioni di vita delle persone».  Ha poi evidenziato «La crescente necessità di attuare politiche e interventi di lungo termine e onnicomprensivi per raggiungere Fame Zero entro il 2030», aggiungendo che «Quando i Paesi della regione soffrono per un’escalation dei conflitti, l’obiettivo di affrontare i problemi della regione di malnutrizione, scarsità d’acqua e cambiamenti climatici diventa più difficile ma allo stesso tempo più urgente. Solo attraverso una migliore cooperazione e solidarietà la regione sarà in grado di porre fine a conflitti e violenze e tornare allo sviluppo».

Il rapporto indica i punti caldi dei Paesi particolarmente colpiti dai conflitti, con profonde conseguenze per il reddito e la sicurezza alimentare delle persone.  In Siria, la violenza ha provocato una riduzione del 67% del prodotto interno lordo (PIL) del paese e gravemente minato la sicurezza alimentare – dal 70 all’80% dei siriani ora ha bisogno di assistenza umanitaria, mentre il 50% richiede assistenza alimentare. In Iraq, dove la violenza ha portato a un calo del 58% del PIL, il 30% della popolazione ha bisogno di assistenza umanitaria, mentre il 9% richiede assistenza alimentare. Anche lo Yemen è sconvolto dai conflitti, portando a una situazione in cui 70-80% della popolazione ha bisogno di assistenza umanitaria e il 50% ha bisogno di assistenza alimentare. La Libia è un altro punto caldo in cui i conflitti stanno minando la sicurezza alimentare; secondo il rapporto il 6% della popolazione ha bisogno di assistenza alimentare.

Secondo la Fao, «Questa situazione renderà difficile fare progressi verso l’eliminazione della fame nella regione ricorrendo a tradizionali strumenti politici, a meno che non vengano fatti passi decisivi verso la pace e la stabilità».

Intanto dal  Sahel giungono buone notizie per la prima volta dall’inizio della crisi della guerra scatenata dalle milizie islamiste di Boko Haram: secondo l’ultimo rapporto  Cadre Harmonisé food security analysis,  pubblicato da governo della Nigeria, Fao e Permanent Interstate Committee for Drought Control in the Sahel, «La fame è notevolmente diminuita nel nord-est della Nigeria». Nei tre Stati nigeriani di Borno, Adamawa e Yobedevastati più colpiti dalla violenza settaria, «il numero di persone che soffrono la fame acuta si è dimezzato da giugno ad agosto,  passando da 5,2 milioni a 2,6 milioni di persone. Si tratta di un importante passo avanti dovuto ad un generale miglioramento della sicurezza e al potenziamento dell’assistenza umanitaria e di sostentamento a lungo termine da parte del governo e dei suoi partner».

Tuttavia, ll rapporto avverte che «Senza un’assistenza tempestiva e duratura tutto il buon lavoro fatto sinora potrebbe rapidamente essere annullato; più di 3,5 milioni di persone potrebbero combattere ancora una volta con insicurezza alimentare critica, compresa la carestia, entro il prossimo agosto».

Per aiutare le comunità vulnerabili – sfollati interni (Idp), rifugiati e comunità ospitanti – a superare l’ultima stagione delle piogge (giugno-settembre quando le scorte alimentari sono basse), la Fao ha fornito sementi di fagioli, mais, miglio, sorgo, ortaggi e fertilizzanti a 1 milione di persone. Ora, mentre la stagione del raccolto si sta riducendo e inizia la transizione delle comunità verso la stagione secca e una nuova fase di semina, la Fao sta avviando distribuzioni di sementi di ortaggi, kit per l’agricoltura, fertilizzanti e attrezzature per l’irrigazione a circa 780.000 persone nei tre Stati nigeriani del nord-est.

La Fao sottolinea che a Yobe, «nei villaggi i contadini sono ancora impegnati nei campi gialli dove tagliano l’ultimo miglio e sorgo e li ammucchiano in fasci ordinati. L’odore delle colture appena tagliate rimane nell’aria. Tutti partecipano alla mietitura: i bambini tagliano le cime del miglio, le donne lo trebbiano, gli uomini lo mettono insieme e lo portano a casa». Per molti, questa è la prima volta che c’è abbastanza cibo da mangiare e la 37ettenne  Aisha Ibrahim, che è stata costretta a lasciare il suo villaggio tre anni fa  e da allora vive da sfollata, dice che «Questo cibo sarà sufficiente per tutta la mia famiglia, e con i soldi del mio lavoro a maglia, pianificherò l’educazione dei miei figli».

Malam Mohammed, un contadino del villaggio di Ngalda, spiega che «Le famiglie nel mio villaggio aiutano circa 5-6 persone sfollate ciascuna. Dipendono dalla nostra assistenza. Il buon raccolto porta gioia a tutti noi. Riduce la pressione e ci rende più forti».

Infatti, sostenendo le comunità ospitanti a seminare durante la stagione delle piogge, la Fao ha anche portato soccorso alle popolazioni senzatetto e senza terra che hanno potuto lavorare nei campi e guadagnare qualcosa.

Hajanuwe Sulieman,  una vedova quarantenne con 8 figli, che a causa della guerra tre anni fa ha dovuto lasciare la sua casa e ora è rifugiata in un insediamento informale a Mainok Kaga, conferma: «Le comunità locali mi hanno aiutato; ho potuto lavorare nelle loro terre e sono stato pagata. Si tratta di un notevole sostegno per Hajanuwe che a volte per sopravvivere ha dovuto chiedere l’elemosina.

Oltre alla violenza degli islamisti, in tutta la Nigeria nordorientale i contadini hanno dovuto affrontare periodi di siccità e alluvioni o hanno dovuto fare i conti con infestazioni di parassiti che hanno divorato i loro raccolti.
«Ma ora  . conclude la Fao – i campi sono aridi e agricoltori come Malam e Hajanuwe si stanno preparando a seminare di nuovo. Il sostegno continuo, dalla stagione piovosa alla stagione secca, aiuta a rafforzare la capacità di risposta delle comunità vulnerabili, incrementa la loro capacità di coltivare sia colture di base per nutrirsi che colture commerciali e riduce la necessità dell’assistenza alimentare».