Libia: insicurezza, crisi economica, abusi e sfruttamenti spingono rifugiati e migranti in Europa

Ma l’Ue e l’Italia puntano sul governo fantasma libico per gestire la crisi dei migranti

[4 luglio 2017]

Lo studio “Mixed Migration Trends in Libya: Changing Dynamics and Protection Challenges” dell’ United Nations Refugee Agency (Unhacr) sui flussi di rifugiati e migranti, rivela che «Circa la metà di coloro che viaggiano verso la Libia lo fanno credendo di trovarvi opportunità di lavoro, e finiscono per fuggire in Europa a causa di insicurezza, instabilità, condizioni economiche difficili, sfruttamenti e abusi diffusi».

Il problema è che l’Europa – a partire dall’Italia – vuole affidare proprio allo stato/i fantasma della Libia la gestione e la sorveglianza dei flussi di migranti e rifugiati, proponendo più fondi per consentire alla Libia il controllo delle coste, cosa che sembra abbastanza improbabile, visto anche il coinvolgimento di parte delle forze di sicurezza e delle milizie libiche – ribelli e filogovernative – nella tratta e nella detenzione dei migranti.

Il problema – non menzionato nei summit europei che si susseguono – è che il caos libico è stato innescato da un intervento militare per abbattere Gheddafi che ha precipitato la Libia in un sanguinoso caos confessionale e tribale nel quale scorrazzano le potenze arabe appoggiate o osteggiate dalle stesse cancellerie che ora vorrebbero blindare la venefica pentola libica che hanno scoperchiato.

La realtà è molto più complicata di quel che vorrebbero farci apparire a Roma, Bruxelles o Parigi: l’Unhcr  sottolinea che «I cittadini stranieri che viaggiano verso la Libia fanno parte dei cosiddetti flussi migratori misti, ossia persone con differenti background e motivazioni che si muovono insieme lungo rotte comuni, spesso con l’aiuto di trafficanti e bande criminali. Fanno parte di questo gruppo rifugiati, richiedenti asilo, migranti economici, minori non accompagnati, migranti ambientali, vittime di tratta e migranti bloccati. Negli ultimi anni il numero di persone che hanno attraversato il mar Mediterraneo dal Nord Africa verso l’Europa meridionale è aumentato. Le previsioni indicano che la tendenza molto probabilmente rimarrà immutata. Tra le tre vie principalmente utilizzate da rifugiati e migranti per raggiungere l’Europa – Mediterraneo occidentale, Mediterraneo centrale e Mediterraneo orientale – la Libia è diventata quella più comunemente utilizzata, oltre ad essere la più pericolosa».

Lo studio è stato commissionato da Unhcr e condotto dall’Altai Consulting, una società di consulenza specializzata che si occupa di ricerca, monitoraggio e valutazione in contesti fragili, in collaborazione con ImpactInitiatives, un think-tank con sede a Ginevra che monitora e valuta i programmi umanitari.  I risultati del rapporto sono basati principalmente su dati qualitativi, incluse interviste con rifugiati e migranti, e sono stati raccolti in Libia, Algeria, Ciad, Italia, Nigeria e Tunisia, tra ottobre e dicembre 2016 e mostra come i profili e le nazionalità delle persone che arrivano in Libia si siano evoluti negli ultimi anni: «Con una marcata diminuzione di rifugiati e migranti provenienti dall’Africa Orientale e un aumento di quelli provenienti dall’Africa occidentale, che rappresentano ora più della metà di tutti gli arrivi in ​​Europa dal Mediterraneo centrale (Libia) verso l’Italia (oltre 100.000 arrivi nel 2016)».

Secondo “Mixed Migration Trends in Libya”, «I rifugiati e i migranti presenti in Libia sono prevalentemente uomini giovani (80%), in media di 22 anni che viaggiano soli (72%). Le donne tendono a transitare verso l’Europa più rapidamente e molte di loro, in particolare chi proviene dell’Africa occidentale e centrale, sono vittime di tratta. Il numero di bambini non accompagnati e separati che viaggiano da soli è in aumento, e rappresenta ora circa il 14% di tutti gli arrivi in ​​Europa attraverso la rotta del Mediterraneo centrale. I bambini provengono principalmente da Eritrea, Gambia e Nigeria. I rifugiati e i migranti in Libia solitamente hanno un basso livello di istruzione, con un 49% avente scarsa o nessuna istruzione formale e solo un 16% con una formazione professionale o istruzione superiore».

L’Unhcr raggruppa i migrati che arrivano in Libia  in 4 ategorie:

Cittadini dei paesi limitrofi (Niger, Ciad, Sudan, Egitto e Tunisia): La maggior parte riferisce di viaggiare verso la Libia per motivi economici, e molti intraprendono migrazioni stagionali, circolari o ripetitive.

Cittadini di paesi dell’Africa occidentale e centrale (principalmente Nigeria, Guinea, Costa d’Avorio, Gambia, Senegal, Ghana, Mali e Camerun): La maggior parte riferisce di esser partita per motivi economici. Alcune donne sono vittime di tratta, in particolare donne nigeriane e camerunensi. Alcune potrebbero necessitare di protezione internazionale.

Cittadini di Paesi dell’Africa Orientale (Eritrea, Somalia, Etiopia e Sudan): Riferiscono di intraprendere il viaggio per varie motivazioni, tra cui persecuzioni politiche, conflitti e povertà nei loro paesi d’origine.

Persone provenienti da altre regioni (Siria, Palestina, Iraq, Marocco, Bangladesh e altri): Alcuni fuggono da conflitti e violenze mentre altri cercano migliori opportunità economiche.

Lo studio ha esaminato anche le dinamiche mutevoli e le sfide legate alla protezione dei flussi migratori misti verso e all’interno della Libia, oltre all’evoluzione delle tendenze migratorie, le rotte e i network dei trafficanti e aa  mappato le comunità di rifugiati e migranti, concentrandosi sulla situazione nel sud del Paese.  La conclusione è che «Oltre alla posizione strategica della Libia, il conflitto e l’instabilità del paese hanno contribuito a creare una situazione in cui il traffico e le reti criminali prosperano. Allo stesso tempo, il crollo del sistema giudiziario e una dilagante impunità hanno portato numerosi gruppi armati, bande criminali e individui a contribuire allo sfruttamento e all’abuso di rifugiati e migranti». L’Unhcr sta cercando di espandere le sue attività in Libia per soddisfare le crescenti esigenze umanitarie e di protezione di rifugiati, richiedenti asilo e cittadini libici colpiti dal conflitto in corso. Recentemente ha richiesto un finanziamento di 75,5 milioni di dollari per rafforzare il monitoraggio del sistema di protezione e gli interventi in Libia, e per sostenere la sua attività di advocacy per questioni legate al rispetto dei diritti umani, all’accesso ai servizi di base, alle procedure di asilo e alla libera circolazione. L’Unhcr sta inoltre moltiplicando gli sforzi in Libia e nei paesi confinanti per fornire alternative reali, trovare soluzioni durature e stabilire percorsi legali per rifugiati e richiedenti asilo, in alternativa ai pericolosi viaggi in Libia o nel Mediterraneo Centrale verso l’Europa.