Libia: stop all’accordo sulle frontiere con il Sudan, le controlleranno dal cielo gli italiani

Il Paese sempre più nel caos: almeno 40 morti nell'esplosione di un deposito di armi e a Bengasi è guerra con i salafiti

[29 novembre 2013]

La Libia ha annunciato che metterà fine al suo accordo con il governo del Sudan che prevede una forza congiunta per la sicurezza delle frontiere tra i due Paesi africani e che in realtà sono un colabrodo dal quale i trafficanti di carne umana fanno passare gran parte dei migranti somali, eritrei ed etiopi che vogliono raggiungere le coste libiche e dirigersi verso i Paesi europei.

Ieri il ministro della difesa libico, il colonnello Abdul Razzaq al-Shihabi, ha spiegato in una conferenza stampa a Tripoli che per il controllo della frontiera con il Sudan la Libia coopererà con il governo italiano che fornirà una copertura satellitare dell’area, niente più che una linea a zig-zag tracciata nel deserto Libico. Secondo al-Shihabi «L’equipaggiamento di alta tecnologia sarà presto disponibile».

Ma il fronte migratorio libico è aperto anche nel Sahara/Sahel e il 27 novembre a Tripoli era in visita il ministro nigeriano della difesa proprio per discutere di protezione delle frontiere, cioè per fermare il flusso migratorio dal Sahel e di come colpire i santuari degli integralisti islamici in territorio libico, dove si addestrerebbero anche i fanatici assassini della setta nigeriana di Boko Haram .

Ma le iniziative italiane e nigeriane con i libici rischiano di essere vanificate dal caos che regna in Libia dopo la caduta di Muammar Gheddafi: ieri 3 soldati del Mushat, le forze speciali dell’esercito regolare libico, sono stati uccisi ed altri 4 feriti in una nuova ondata di violenze scatenatasi a Bengasi, la culla della “rivoluzione democratica” dove orma le bande armate di salafiti la fanno da padrone.

I soldati sono morti in uno scontro con una milizia armata  che tentava di entrare a Bengazi e che proveniva dal distretto di Sidi Khalifa, a sud-est della città. Salgono così ad una decina i morti in pochi giorni tra le forze speciali del Mushat a Bengazi e Derna, dove sono intervenuti per cacciare i miliziani di Ansar Al Sharia e di altrui gruppi integralisti salafiti che si sospetta siano legati ad Al Quaeda .

Un altro preoccupante episodio trasformatosi in una tragedia della quale non si conoscono ancora i contorni è avvenuto oggi proprio nel sud della Libia che si vorrebbe mettere in sicurezza con satelliti ed accordi. Secondo fonti locali della sicurezza libica, più di 40 persone sono morte nell’esplosione di un deposito di munizioni nel sud della Libia, vicino a Sabha, nel Fezzan. Secondo un ufficiale dei servizi di sicurezza, il bilancio delle vittime potrebbe aggravarsi ancora. L’agenzia iraniana Irib scrive che l’esplosione è avvenuta «Mentre abitanti del luogo e migranti africani stavano cercando di rubare munizioni nel deposito».

Si tratta del saccheggio di armi abbandonate dall’esercito di Gheddafi che sta rifornendo sia le milizie salafite (anche quelle che combattono in Siria)  e tribali libiche che tutte le guerriglie fondamentaliste ed etniche africane e che finiscono anche nelle mani delle bande criminali che gestiscono l’immigrazione clandestina.