L’intricato gioco delle alleanze nella guerra per le risorse del Congo

[30 dicembre 2013]

Secondo Radio Okapi, è tornata la guerra nella località di Kisiki, dopo i combattimenti che il 27 dicembre hanno opposto le  Forces armées de la République démocratique du Congo (Fardc) ai ribelli ugandesi dell’Allied democratic forces-National army for the liberation of Uganda (Adf-Nalu). I responsabili dell’808esimo reggimento della Fardc hanno detto di aver catturato un ribelle e che «La situazione è sotto controllo dell’esercito». I miliziani dell’Adf/Nalu avrebbero attaccato i militari congolesi mentre stavano pattugliando l’area tra Kisiki e Mukoko, poi si è scatenato un forte scambio di colpi di armi da fuoco, con l’utilizzo anche di armi automatiche e pesanti.

L’attacco è avvenuto qualche ora dopo l’arrivo a Beni del comandante dell’ottava regione militare, il generale maggiore Lucien Bauma, per avviare le operazioni di disarmo dell’Adf/Nalu, un gruppo ugandese che si dovrebbe opporre al governo di Kampala e che ha messo le sue basi nell’est della Repubblica democratica del Congo (Rdc), diventata un covo di bande armate di ogni risma.

Come spiega International Crisis Group «L’Adf-Nalu è uno dei più antichi, ma meno conosciuti gruppi armati nella parte orientale della Rdc e l’unico nella zona ad essere considerata un’organizzazione terroristica islamista». Anche se i miliziani ugandesi non rappresentano una minaccia come gli ormai sconfitti ammutinati del Movimento 23 marzo (M23), è dal 2010 che combatte contro le Fardc.  Il gruppo opera dal 1995 alla frontiera montuosa tra Rdc ed Uganda ed ha dimostrato una notevole capacità di recupero, sioa grazie alla posizione geostrategica delle zone che occupa che alla gestione del traffico clandestino di materie prime, attuata con la corruzione delle forze di sicurezza transfrontaliere.

Questa alleanza di diversi gruppi armati, prima sostenuti in funzione anti-ugandese dallo Zaire di Mobutu Sese Seko e dal Sudan di Hassan al-Turabi, inizialmente hanno combattuto il governo ugandese di Yoweri Museveni, senza però mai riuscire a prendere piede nel suo Paese di origine. Quando Mobutu è caduto e lo Zaire è diventato Rdc si sono definitivamente insediati nell’est del Paese, integrandosi nelle comunità locali e partecipando ad accordi economici/ militari con diversi gruppi armati della Rdc orientale, ma anche con le autorità civili e militari, sia congolesi che ugandesi. Data il loro posizionamento in questa “zona grigia”, combattenti perduti dell’Adf-Nalu sono riusciti a sopravvivere per 15 anni senza mai vincere una battaglia e nonostante le molte sconfitte.

Il leader dell’Adf-Nalu, Jamil Mukulu, un Cristiano convertito all’islam, ha trasformato il gruppo da un problema congolese-ugandese in uno di dimensioni regionali e in uno dei molti tentacoli armati dell’islamismo integralista nell’Africa Orientale, anche se i suoi collegamenti con il radicalismo estremista sembrano abbastanza superficiali.  Invece sta emergendo in queste ore una realtà sorprendente: l’Adf-Nalu sarebbe in realtà alleato del governo dell’Uganda che voleva combattere, cosa che rende sempre più concreta l’ipotesi di un doppio gioco di Kampala per destabilizzare la Rdc e per impadronirsi di parte delle sue risorse minerarie e petrolifere.

Secondo il presidente della Société civile du Nord-Kivu, Thomas D’Aquin Mwiti, «Degli elementi dell’esercito ugandese combattono nei ranghi del dell’Allied democratic forces-National army for the liberation of Uganda. L’infiltrazione di elementi dell’esercito ugandese è stato verificato ed è  verificabile. Abbiamo scoperto dalle carte e dalle mostrine, così come dal possesso di divise dell’esercito ugandese sui corpi dei militai uccisi sulla linea del fronte».  D’Aquin Mwiti è ancvhe convinto che «I droni che stanno per essere dispiegati nella regione del Nord-Kivu possano dare dati precisi su questa situazione. Non saprei affermare o negare che la zona di dispiegamento dei droni sia proprio sull’asse di Béni. Ma pensiamo che la sorveglianza aerea dei droni potrà chiarire questa situazione».

I droni sono operativi nel Nord Kivu dall’inizio del mese e dovrebbero permettere alla Mission des Nations unies pour la stabilisation du Congo (Monusco) d avere una conoscenza precisa del terreno e di sorvegliare i gruppi armati e gli spostamenti di civili tra Rdc e Rwanda.

L’attacco portato il 28 dicembre a Kamango, occupata dai ribelli dell’Adf-Nalu, dalle Fardc ha visto la partecipazione anche dei caschi blu della Monusco. Il portavoce della Minusco, Félix Basse, sottolinea che nessun militare dell’Onu è stato ferito  e che l’intervento è avvenuto dopo che le Fardc avevano attuato un ripiegamento tattico per riorganizzarsi, «Immediatamente, la Monusco ha lanciato i suoi elicotteri d’attacco sulle posizioni tenute dai ribelli dell’Adf-Nalu ed abbiamo ingaggiato quelle posizioni, permettendo la controffensiva che le Fardc avevano lanciato sul terreno con l’obiettivo di avanzare e riprendere Kamango e tutte le località vicine a Kamango, fino a Nubili».

Quindi, se le accuse di D’Aquin Mwiti (non smentite da nessuno) fossero vere, i caschi blu dell’Onu starebbero combattendo anche contro soldati infiltrati dell’esercito ugandese, cioè di un Paese che fornisce all’Onu soldati per le missioni di pace.

Basse, intervistato dall’agenzia cinese Xinhua, rivela che le cose sono andate molto peggio di quanto raccontato dalle Fardc: se La Monusco non conta vittime tra le sue fila, «Dalla parte delle Fardc effettivamente ci sono dei morti ed anche dei feriti». Il portavoce della Monusco dice anche che «Bisogna riconoscere che tutta la zona è controllata dall’Adf-Nalu, nella misura in cui l’asse Mbau–Kamango è sempre controllato dall’Adf-Nalu, e poi bisogna anche sottolineare che il terreno è molto accidentato ed estremamente boscoso. In questo quadro, abbiamo anche immediatamente dispiegato una brigata di intervento che abbiamo proiettato verso la regione di Beni. Abbiamo anche rafforzato la nostra base operativa a livello di compagnia che è attualmente a Mutwenga. Il battaglione nepalese attualmente sta per appoggiare l’esercito congolese nel pattugliamento e nell’apertura di alcuni assi e proseguiremo anche con la Force spécial della Monusco delle attività sull’asse Beni–Erengeti, stiamo per mettere sotto controllo il terreno. Dunque, oggi tutta la regione è controllata dalla Fardc sostenute ed appoggiate dalla forza Monusco».

Ma Radio Okapi annuncia l’apertura di un altro fronte da parte della coalizione ribelle delle  Forces démocratiques pour la libération du Rwanda (Fdlr) e dei Maï-Maï Shetani che il 27 dicembre hanno attaccato una base delle Fardc e dei guardia-parco a Tshondo. La Radio dell’Onu nrella Rdc dice che «I pescatori di Vitshumbi hanno sottolineato che le Fdlr sono state costrette a ritirarsi nella boscaglia dopo tre ore di violenti scontri. Il responsabile della Corporation de pêcheurs de Vitshumbi, Josué Kambatsu, chiede che le unità dell’esercito siano rafforzate sulle sponde del lago per far fronte a questi attacchi ricorrenti alle Fardc da parte dei ribelli».