L’Olanda salva l’Europa, ma a sinistra

Perdono liberali e laburisti. Boom della Sinistra Verde. Non sfonda la neodestra xenofoba

[16 marzo 2017]

Anche le elezioni olandesi, dopo quelle austriache, confermano che la neo-destra può essere fermata, ma solo se accanto di fronte all’argine destro neoliberista, dal cui smottamento si sono generate le infiltrazioni populiste e il flusso della cloaca xenofoba, si erge un nuovo, solido e organizzato argine di una sinistra plurale che parta dal lavoro e dall’ambiente e dalla nuova società multietnica, una sinistra che cerca di rinnovare gli antichi ideali di eguaglianza e giustizia, guardandoal futuro e cercando di governare cambiamenti inevitabili.

Mentre i sondaggi davano per certa la vittoria della destra di Geert Wilders, un omosessuale di origini indonesiane che odia migranti e musulmani, mentre sembrava che solo lo spostamento a destra – e la polemica con la Turchia di Erdogan –  del premier liberale Mark Rutte potesse arginare il populismo anti-europeista, in realtà il Pvv di Wilders  aumenta solo di 5 seggi e i liberal-democratici del Vvd ne perdono ben 10 e si fermano a 31, restando comunque il primo partito olandese, ma non effettuando quella “rimonta” data per sicura da praticamente tutta la stampa europea. Nel centro-destra crescono solo i democristiani del Cda con 19 seggi (6 in più).

Ma a fermare la temuta avanzata del Pvv è  uno spostamento a sinistra, che vede i liberali progressisti di D66 accaparrarsi gran parte dei voti in uscita del Vvd e 7 seggi in più,   e soprattutto un boom della GroenLinks, la Sinistra Verde, mentre il Partito Socialista, cioè la sinistra radicale, si aggiudica un seggio in più e conferma l’ottima performance delle scorse elezioni, quando la sua scissione a sinistra portò via un bel pezzo di elettorato al Partito laburista Pvda.

Infatti, l’avanzata della GroenLinks avviene ai danni dl Pvda, che passa da 39 a soli 8 seggi, un crollo che fa diventare i socialdemocratici – a lungo egemoni in Olanda –  il terzo partito di una sinistra che ormai è plurale e che, dove si presenta con programmi innovativi e concreti, mette in forte difficoltà i Partiti socialdemocratici tradizionali.

Leggere sui giornali italiani che il leader dei rosso-verdi Jesse Klavers, un marocchino/olandese che giudica insopportabili l’ineguaglianza e la ricchezza sfrenata, sarebbe il nuovo Troudeau è abbastanza sorprendente, visto che il premier canadese è un liberaldemocratico il cui programma è certamente molto più simile a quello del  D66 e del Vvd che a quello radicale della GroenLinks. D’altronde, in molti degli articoli che appaiono oggi sui giornali italiani, pieni di sospiri di sollievo perché Wilders non ha sfondato, la  GroenLinks viene semplicemente chiamata “i Verdi”, ignorando la parola “sinistra”, e Klavers paragonato a Obama.

Il presidente del Partito popolare europeo Manfred Weber ha twittato: «L’insegnamento delle elezioni in Olanda è che è necessario mettersi la tuta da combattimento e andare allo scontro gli estremisti».  E l’ex presidente del parlamento europeo, il socialdemocratico  Martin Schults, candidato per la Spd alla cancelleria tedesca, ha detto: «Sono sollevato, ma dobbiamo continuare a combattere per un’Europa aperta e libera». Peccato che tra i vincitori delle elezioni olandesi, ci siano Sinistra Verde e Partito Socialista, partiti che, con gli stessi programmi,  i democristiani  e i socialdemocratici considererebbero estremisti in Grecia, Spagna, Germania e Italia…

In realtà la  GroenLinks è una novità rosso-verde alla quale dovrebbero guardare con attenzione la sparsa sinistra italiana e quel che resta dei Verdi come forza politica. Come spiega in un comento a caldo su Facebook  la co-presidente dei verdi europei Monica Frassoni, «Una cosa è certa, anzi due. I nazionalisti xenofobi si possono battere, se si presenta e si rappresenta un’alternativa chiara e forte. E questa volta l’alternativa chiara e forte sono i Verdi di Jesse Klavers e Kathalijne Buitenweg. Il loro programma è decisamente ottimista, europeista, a favore di una società colorata e aperta, di una decisa virata verde dell’economia, dell’energia e del lavoro. Tutto il contrario di quei menagramo dei laburisti euroscettici precipitati secondo i sondaggi dal 24 al 6% (!!). Occhio sinistri italici vari. Non è ricorrendo Salvini e le sue ragioni che si vince. E non è nemmeno rimanendo ancorati a un’idea novecentesca del lavoro, magari anche un po’ fossile, che si esce dalla crisi economica».

Probabilmente – e paradossalmente –  alla  GroenLinks sono andati anche molti voti della folta comunità turca-olandese che nei giorni scorsi era in piazza a difendere Erdogan e il suo governo liberticida contro la “prepotenza” occidentale. Sicuramente il partito di Jesse Klavers e Kathalijne Buitenweg è stato votato in massa dagli immigrati e dai profughi kurdi che da Erdogan fuggono e si difendono. E nelle promesse di una società più giusta e inclusiva si sono riconosciuti i figli degli immigrati magrebini, indonesiani e caraibici che considerano la laica e progressista Olanda la loro patria, dove difendere le libertà e il benessere che spesso non ci sono  nei Paesi di origine dei loro padri e madri.

Ed è in questo miscuglio di speranze, problemi e contraddizioni che è cresciuta una Sinistra Verde che ha saputo arginare la neodestra parlando un linguaggio di condivisione e speranza e portandolo nelle piazze, facendolo camminare sulle gambe della gente, indicando nuove strade per le antiche speranze dell’uomo.