L’Onu sull’attacco aereo all’ospedale di Msf in Siria: violazioni dei diritti umani

Almeno 20 morti, ma la guerra continua e i negoziati di pace sono interrotti

[29 aprile 2016]

Ospedali non sono un bersaglio

Mentre Russi, coalizione occidentale, esercito siriano e ribelli, si scambiano accuse per la strage di almeno 20 persone  morte nel bombardamento dell’ospedale di Al Quds ad Aleppo, supportato da Medici senza frontiere (Msf), in Siria si continua a sparare e bombardare e ci sono stati altri  attacchi aerei in diverse aree vicine all’ospedale.

L’ospedale bombardato era dotato di 34 posti letto, forniva servizi di pronto soccorso, cure ostetriche, terapia intensiva, aveva una sala operatoria, un ambulatorio e un reparto di degenza. Vi lavoravano a tempo pieno 8 medici e 28 infermieri. Era il principale centro pediatrico dell’area.

Msf gestisce 6 strutture mediche nel nord della Siria e supporta oltre 150 centri sanitari e ospedali in tutto il Paese, molti dei quali in aree assediate. Diversi ospedali nel nord e nel sud della Siria sono stati bombardati dall’inizio del 2016, tra cui 7 supportati da Msf, dove sono morte almeno 42 persone di cui almeno 16 tra il personale medico.

Dopo il bombardamento, Muskilda Zancada, capomissione di Msfe in Siria, aveva detto: «Msf condanna nel modo più assoluto questo vergognoso attacco, che colpisce un’altra struttura sanitaria in Siria. Questo devastante attacco ha distrutto un ospedale vitale per Aleppo, che era anche il principale centro pediatrico dell’area. Dov’è l’indignazione di chi ha il potere e il dovere di fermare questo massacro? Msf dona forniture mediche all’ospedale di Al Quds dal 2012 e ha costruito una stretta collaborazione professionale con il suo staff medico. A rafforzare questa tragedia si aggiunge la dedizione e l’impegno dello staff di Al Quds, che lavorava in condizioni inimmaginabili, senza mai vacillare, dall’inizio di questo sanguinoso conflitto».

Ad Msf sottolineano che «La situazione nella città di Aleppo, da tempo sulla linea del fronte del brutale conflitto siriano, era critica anche prima di questo attacco. Circa 250.000 persone si trovano ancora nella città, che ha visto un drammatico aumento di bombardamenti, attacchi e vittime nelle ultime settimane. C’è solo una strada ancora aperta per entrare e uscire dalle aree non controllate dal governo. Se anche questa venisse interrotta, la città sarebbe sotto assedio. Nell’ultima settimana, diverse altre strutture mediche sono state attaccate e distrutte ad Aleppo e cinque soccorritori della Difesa Civile Siriana sono stati uccisi».

La nuova escalation di violenza in Siria coincide con la fine della prima tornata dei colloqui di pace  e il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha condannato l’attacco aereo all’ospedale di Al Quds  e i bombardamenti sia delle forze governative che dei gruppi di opposizione, così come gli attacchi terroristici dello stato Islamico/Daesh e dei gruppi jihadisti legati ad Al Qaeda. «Gli attacchi che prendono di mira I civili sono delle violazioni inscusabili dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario» ha detto Ban, che ha chiesto  a chi si combatte in Siria  di «rinnovare immediatamente il loro impegno per la cessazione delle ostilità» ed ha incoraggiato il Gruppo internazionale di sostegno alla Siria, in particolare ai suoi due co-presidenti Russia e Stati Uniti, di «fare pressione su tutte le parti coinvolte per fermare i combattimenti ed assicurare delle inchieste credibili su incidenti come l’attacco all’ospedale Al Quds.

Il segretario generale dell’Onu si è detto convinto che «Solo un  accordo conforme al Comunicato di Ginevra del 2012 ed alla risoluzione 2254 (2015) del Consiglio di sicurezza può condurre a una soluzione del conflitto in Siria. Invece di bombardare le zone civili, tutte le parti siriane devono nuovamente concentrarsi sul processo politico».