L’ultimo giorno a Idomeni di Perla Azzurra: “chi salva una vita, salva il mondo intero”

«Che tutto questo, tra un mese, non esista già più, che non ci sia mai più bisogno di tornare»

[17 maggio 2016]

Idomeni Perla 1

Continua il diario sul campo dall’inferno del campo profughi di Idomeni di Perla Azzurra Buonaccorsi (pesciolinorosso, come si definisce sulla sua pagina Facebook), una volontaria di Time 4 Life international che ha portato a Idomeni gli aiuti raccolti all’isola d’Elba.

Questo è il racconto dell’ultima giornata a Idomeni di Perla Azzurra,  che probabilmente tornerà ai confini blindati tra Grecia e Macedonia nei prossimi mesi. Una cronaca emozionata e emozionante, una lezione di umanità tutta da leggere.

Grazie pesciolinorosso e grazie a tutte/i quelle/i che ancora alleviano i dolori di un’umanità senza colpe e i nostri sensi di colpa.

 

 

“eppure eppure eppure

milioni di serrature

non riescono a tenermi chiuso il cuore”

 

Idomeni-camp.

Oggi abbiamo i tempi stretti, dobbiamo in tutti i modi spaccare il minuto per riuscire a portare a termine tutto ciò che ci eravamo prefissati di fare prima di ripartire.

Dobbiamo consegnare tutti i medicinali rimasti a Medici Senza Frontiere e a Praxis, e abbiamo ancora da distribuire alcune cose, tra cui i trolley rimasti vuoti dopo le consegne del tonno, del latte in polvere, dei pannolini. Per aggiudicarsi un trolley vuoto alcuni si ammazzerebbero a vicenda: praticamente tutti ne desiderano ardentemente uno, sia per riutilizzarlo come culla o lettino per i più piccolini, sia come strumento fondamentale per rimettersi in viaggio su lunghe distanze quando sarà giunto per loro il momento.

Momento che, nel frattempo, è giunto per noi: oggi pomeriggio si torna a casa.

Mi fa strano pensare che stasera, sulla via del ritorno in macchina da Bologna a Pisa, mi fermerò quasi sicuramente a fare benzina, e, a differenza di quanto accade da queste parti, non vedrò neanche una tenda intorno al distributore.  Fortunatamente.

Fa particolarmente caldo stamattina a Idomeni.

Oltre alle centinaia di bambini, qui intorno ci sono anche molti anziani, visibilmente provati dal viaggio affrontato per fuggire da una vita di ricordi e arrivare fino a qui. Fino a qui, ma non oltre.

Penso a quando arriverà il caldo torrido, mi domando cosa possa significare vivere questo posto in estate, con l’acqua che manca, le tende che fanno da sauna, le zanzare ovunque. È un incubo per tutti, ma per bambini e anziani debilitati sicuramente lo è un po’ di più.

Ci riempiamo il nostro zaino personale di impermeabili e zainetti appallottolati (come quelli della decathlon super comprimibili) e ci sparpagliamo in coppia per consegnarli ai bambini in punti diversi del campo, in contemporanea, così da evitare il caos e l’assalto classici di un unico punto di distribuzione, verso il quale tutti si precipiterebbero.

Mi unisco a Giampaolo e insieme iniziamo a saltellare tra il fango e le pozzanghere. Dopo mezzo minuto ho già la suola delle scarpe da ginnastica completamente impantanata, perché le mie crocs rosse, dovendo partire, le ho lasciate in dono a una famiglia.

Ci addentriamo in uno dei bracci periferici di Idomeni. Le famiglie che arrivano man mano si accampano sempre più lontane dal centro del campo profughi vero e proprio, perché solo in periferia trovano posto libero. Così si sono formate alcune “propaggini”, o meglio, dei veri e propri quartierini.

Anche in questa zona troviamo subito tanti bimbi, e in men che non si dica riusciamo a consegnare a ognuno di loro qualcosa di utile.

Gli zainetti sono comodi perché quando le famiglie decideranno di rimettersi in viaggio (per speranza o per disperazione) renderanno più facile il trasporto delle poche cose che queste possiedono. Gli impermeabili sono fondamentali perché qui il tempo è completamente imprevedibile. A noi, dobbiamo dire, è andata bene: tre giorni di sole e nuvole, un po’ di pioggerellina ogni tanto, ma niente di drastico.

Il dramma vero, invece, arriva con le tempeste. La sabbia e la polvere che si insinuano a ricoprire tutto, la pioggia che riesce a infiltrarsi fin dentro le tende, il vento che le scardina, la grandine che le distrugge. I bambini più piccoli, con le difese immunitarie sotto terra, che si ammalano.

Dopo aver consegnato tutto quello che abbiamo, prima del ritrovo per la partenza di avanza un po’ di tempo e, quindi, ne approfittiamo per conoscere qualche famiglia di questa parte di campo pressoché inesplorata.  In molti ci invitano, senza esitazione alcuna, nelle loro “case mobili”, tanti altri vorrebbero offrirci qualcosa, del poco che hanno, da bere o da mangiare. L’accoglienza e il calore di queste persone nei nostri riguardi non vengono meno neanche in queste penose condizioni. Ci vogliono bene anche quando avrebbero tutto il diritto di odiarci. È una grande lezione di umanità, e ci vien data proprio da chi dall’umanità non vien quasi più considerato.

Saddah ha sei giorni di vita e due fratellini. La sua mamma l’ha partorita qui, dopo essersi fatta il viaggio prima in barca e dopo a piedi, sotto il sole e la pioggia, con due figli piccoli al seguito e uno in grembo al nono mese. Suo marito è in Germania e lei aspetta solo di poterlo raggiungere. Ma ancora non può, perché è bloccata qui dal governo. Dall’Europa che ha paura di lei, dall’Europa che ha paura della piccola Saddah e dei suoi fratellini.

Ma Saddah, ovviamente, non è l’unica neonata di Idomeni, e la sua mamma non è l’unica mamma coraggiosa. Poco più avanti, alcuni di noi stanno parlando con un’altra donna, che sta cercando disperatamente di convincere il nostro gruppo a prendere il suo bambino, dopo aver saputo che siamo in partenza per tornare in Italia oggi.  “Take him! Take! Fly!” Porge il bambino, ci indica con un dito, poi con la mano simula un aereo che decolla verso il cielo.

Quale assurdo grado di amara consapevolezza, quale inimmaginabile coraggio può avere una mamma nel voler a tutti i costi consegnare il proprio bambino a dei perfetti sconosciuti, senza alcuna garanzia, senza alcuna certezza se non la bassissima probabilità di rivederlo un giorno, senza niente di concreto se non la speranza di fargli avere un futuro migliore di questo. Ripenso al motto della nostra associazione: “chi salva una vita, salva il mondo intero”.

Tra le lacrime, è il momento dei saluti: alcuni di noi torneranno tra due settimane, altri tra un mese, altri chissà.
È facile augurarsi che tutto questo, tra un mese, non esista già più, e che non ci sia mai più bisogno di tornare.
È facile sperare che tutte queste famiglie riescano a trovare la loro strada, che tutti questi bambini possano tornare a godersi la propria infanzia passando le giornate tra la loro cameretta, il banco di scuola e il campetto da calcio o di pallavolo.

È troppo facile raccontarsi bugie per dormire sonni tranquilli.

Ed è infinitamente difficile andarsene da qui, oggi.

‪#‎idomeni2016 ‪#‎t4l ‪#‎day3 ‪#‎grazie

 

Perla Azzurra Buonaccorsi

(pesciolinorosso)