L’Unesco «deplora profondamente» la decisione di Trump di far uscire gli Usa dall’Organizzazione

Gli Usa erano già usciti dall’Unesco ai tempi di Reagan e non versavano contributi dal 2011

[13 ottobre 2017]

La direttrice generale dell’Organizzazione della Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (Unesco, la bulgara Irina Bokova – ormai a fine mandato . si è rammaricata per la decisione presa dal presidente Usa di uscire dall’Unesco, subito seguito da Israele con il tifo nemmeno tanto nascosto della grande stampa italiana che denuncia la svolta filo palestinese (evidentemente intollerabile rispetto all’occupazione israeliana) dell’Unesco, Dopo l’annuncio di Trump la Bukova ha dichiarato:  «Sono profondamente dispiaciuta per la decisione degli Stati Uniti d’America di ritirarsi dall’Unesco», che è stata ufficialmente notificata all’Onu con una lettera del segretario di Stato Usa Rex Tillerson, Per la Bukova, «E’ una perdita per l’Unesco. E’ una perdita per la famiglia delle Nazioni Unite, E’ una perdita per il multilateralismo». Tre cose che a dire il vero non stanno molto a cuore a Trump e al suo staff di isolazionisti ultraconservatori e liberisti,

La direttrice generale dell’Unesco ha ribaltato la teoria di Trump e del premier israeliano Benjamin Netanyahu Nethanyau (l’Unesco ha riconosciuto come stato i “terroristi” palestinesi)  ricordando  che «Nel momento in cui la lotta contro l’estremismo violento chiama a rinnovare gli sforzi per l’educazione e il dialogo delle culture, è deplorevole che gli Stati Uniti si ritirino dall’Agenzia delle Nazioni Unite incaricata di condurre questa lotta, Nel momento in cui i conflitti continuano a frantumare le società in tutto il mondo, è deplorevole che gli Usa si ritirino dall’Organizzazione dell’Onu incaricata di promuovere l’educazione alla pace e la protezione della cultura».

A dire il vero non è la prima volta che gli Usa escono dall’Unesco: lo aveva già fatto Donald Reagan accusando l’Agenzia culturale dell’Onu di essere filosovietica e anche l’uscita degli Usa di Trump non comporterà grandi problemi, visto che già Barack Obama nel 2011 aveva sospeso il contributo finanziario statunitense all’Unesco (teoricamente un terzo del bilancio) dopo che la grande maggioranza dei Paesi Onu  aveva accolto la Palestina come Stato membro a tutti gli effetti dell’Unesco. Già allora la Bukova aveva sottolineato che «L’Unesco e gli Usa non sono mai stati così importanti l’uno per l’altro» e ora, dopo la decisione di Trump fortemente sollecitata da Nethanyau, ribadisce che «Questa veritò è ancora più manifesta oggi, nel momento in cui il montare dell’estremismo violento e del terrorismo chiamano a forgiare delle nuove risposte a lungo termine per la pace e la sicurezza nel mondo, lottando contro il razzismo e l’antisemitismo, combattendo contro l’ignoranza e la discriminazione»

La direttrice dell’Unesco ha ricordato a Trump, Tillerson e  Nethanyau che «Il lavoro dell’Unesco a favore dell’alfabetizzazione e dell’educazione di qualità, della mobilitazione delle nuove tecnologie per l’apprendimento, della cooperazione scientifica, della libertà di espressione, dell’autonomizzazione delle ragazze e delle donne e dell’appoggio alle società in situazioni di emergenza di fronte alle catastrofi e ai conflitti, risponde alle preoccupazioni del popolo americano» e ha sottolineato che «Malgrado la sospensione del loro contributo finanziario dal 2011, noi abbiamo approfondito il partenariato tra Usa e Unesco  che non è mai stato così forte», La Bokova ha citato gli esempi delle «numerose cooperazioni tra uNesco e governo Usa, ma anche con imprese, università e ONG statunitensi, per la prevenzione dell’estremismo violento attraverso l’educazione e i media, la lotta all’antisemitismo e la prevenzione dei genocidi, l’educazione delle ragazze e lo sviluppo sostenibile. La partnership tra Unesco e Usa è stata profonda perché si basa sulle fondamenta di valori condivisi». Ma forse non più abbastanza condivisi da un estremista come Trump che considera molti di quei valori come intollerabili debolezze e spreco di denaro, Certo che la Bukova non pensava di terminare il suo mandato di 8 anni con l’uscita dall’Unesco del più potente Paese del mondo, anche perché Usa e Israele stavano brigando per mettere alla gtesta dell’Unesco un direttore vicino alle loro posizioni, Comunque Irina Bokova esce a testa alta avvertendo Trump che la missione dell’Unesco non è finita: «Continueremo ad andare avanti per costruire un XXI secolo più giusto, più pacifico e più equo e per questo l’Unesco ha bisogno dell’impegno di tutti gli Stati».