Mediterraneo Downtown, bene la prima nonostante i fascisti

Successo della manifestazione su migrazione, economia, ambiente e informazione a Prato

[8 maggio 2017]

Nonostante l’aggressione fascista e la pioggia si è conclusa con molta soddisfazione la prima edizione di “Mediterraneo Downtown” di Prato, organizzata dalla Regione Toscana sui temi del Mediterraneo insieme a Cospe onlus e Comune di Prato in collaborazione con Libera, Amnesty International e Legambiente. Tanti i temi: femminismi e diritti delle donne e dei movimenti LGBTI nel Mediterraneo, relazioni economiche sostenibili, giovani e innovative, migrazioni, islamismo e ambiente.

L’assessore alla presidenza della Regione Toscana, Vittorio Bugli, ha detto: «Io non ci sto. Di fronte ad un clima che criminalizzando la solidarietà punta a demolire il principio dell’accoglienza e il lavoro delle associazioni, delle Ong ma anche della istituzioni che il tema dell’immigrazione lo vogliono affrontare in maniera seria, serve un “no” fermo. Non va bene  e di fronte a questo racconto che finge di lavorare per una maggiore sicurezza e invece si spinge verso altro, io non ci sto. Non ci sto a chi vorrebbe far passare che è giusto non accogliere, non soccorrere e lasciare morire in mare. Poi è evidente ce se qualcuno fa qualcosa che non va bene lo si deve perseguire e condannare con rigore e decisione: ma non con le supposizioni».

Chiudendo il festival, la vicepresidente e assessore alla cultura e alla cooperazione internazionale della Regione Toscana, Monica Barni, ha ribadito: «Sono convinta che la chiave della convivenza sia prima di tutto la conoscenza delle nostre radici culturali. La conoscenza reciproca e il rispetto reciproco. Assistiamo troppo spesso, anche attraverso i media, a delle generalizzazioni pericolose».

Secondo il direttore di “Mediterraneo Downtown”, Fabio Laurenzi, «La città ha risposto benissimo a questo Festival – grazie alle tante istituzioni culturali che hanno collaborato alla sua buona riuscita. La presenza di pubblico, non solo pratese e anche l’attenzione mediatica di questa prima edizione ha superato le aspettative» e il sindaco di Prato Matteo Biffoni ha aggiunto: «Possiamo dire che abbiamo risposto agli obiettivi che ci eravamo posti: offrire una varietà di proposte culturali per prevenire il rischio di cadere nella trappola del pensiero unico. Questo è lo spirito con cui portiamo avanti questo lavoro quotidiano, che guarda anche lontano. Siamo sempre convinti che Mediterraneo Downtown possa e debba diventare un appuntamento fisso della nostra città».

E proprio i media e la libertà di espressione sono stati al centro del Festival sia per quanto riguarda i panel (La rappresentazione mediatica dei salvataggi in mare, Le sfide del giornalismo, Nuvole di libertà, Essere scrittore in Siria con Khaled Khalifa), che per quanto riguarda il premio “Un Mediterraneo di Pace” andato quest’anno al giornalista turco Can Dundar e all’inviata Rai Lucia Goracci.

«Un modo del Festival di stare sull’attualità e nei dibattiti in corso – dice Laurenzi- che ha avuto, come rovescio della medaglia, anche quello di attirare qualche contestatore di estrema destra che ha pensato di sfruttare la visibilità del Festival ma che ha solo contribuito a ribadire l’importanza di appuntamenti come questi, dove si coniugano fatti e approfondimenti e si tenta di dare una diversa narrazione dei complessi fenomeni che attraversano i nostri paesi e il nostro tempo, come le migrazioni».

Al festival si è discusso della narrazione di tg e giornali che hanno trasformato mediaticamente in trafficanti chi fino a pochi mesi prima era un angelo del mare; e lo si è fatto assieme a giornalisti freelance che sono andati sulle navi che soccorrono e al di là del mare, da dove i profughi partono, per raccontare cosa subiscono prima di imbarcarsi e da cosa fuggono, ma anche assieme al sindacato dei giornalisti Rai e a rappresentanti di Sos Mediterranee, l’ong impegnata nel soccorso in mare a cui l’Unesco ha di recente assegnato il premio per la pace.

«Dire no – afferma l’assessore Bugli, ma anche alzare l’asticella – Non si può stare sull’albero a cantare, ma si deve entrare con i piedi nel piatto. Il presidente della Commissione europea Junker ha ammesso che sull’accoglienza “l’Europa si è girata dall’altra parte”, lasciando tutto il peso a Italia e Grecia. L’iniziativa la deve riprendere dunque anzitutto l’Europa, per riaffermare che siamo un continente di solidarietà. Lo deve fare il nostro Paese, col superamento della Bossi-Fini che non permette di arrivare in Italia se non sui barconi lanciati in mare. E a chi prova a cavalcare la paura con un racconto di bugie, dobbiamo rispondere costruendo un dibattito intelligente come si sta facendo anche in questi giorni qui a Prato, non basato sulle ideologie e su slogan ma sui dati. Noi continueremo a provare ad affrontare l’accoglienza non come un’emergenza ma come una questione da governare».

L’appuntamento è dunque per il prossimo anno. Sempre a Prato, per una edizione sempre più ricca di contenuti e iniziative.

Se, come vogliono far credere i fascisti che hanno fatto irruzione al festival,  i più cattivi sono  la coppia di ristoratori di Samos, Maria Makrogianni e Michail Georgais, il muratore di Lampendusa Costantino Baratta e sua moglie Maria Rosa Maggiore e due bidelli di una scuola di Palermo, Gaetano Alfano e Patrizia Bucchieri. Buonisti e dunque colpevoli. I primi quattro presenti in carne e ossa a Prato, gli altri due in video.

Massimo Cirri, storica voce di Caterpillar su Radio Rai2, ha chiesto loro se «Stare accanto alla disperazione logora: no vi sentite stanchi?» Michailis  ha risposto: «Se dovessimo stancarci andremo avanti comunque» e Costantino e la moglie Rosa Maria aggiungono: «Ma in fondo cosa altro potevamo e possiamo fare? Se scappano c’è un motivo. E quando scopri le loro storie, di come ad esempio in Somalia e in Eritrea si viene rastrellati per combattere in eserciti contrapposti fino a cinquant’anni non puoi non fuggire. Anche sapendo che nel viaggio sarai stuprata o rischierai la vita su un gommone carico dieci volte il limi te di sicurezza».

Empatia e solidarietà che i quattro “cattivissimi” sul palco del Museo del Tessuto di Prato conoscono bene. Da tempo. Costantino si è imbattuto nel primo profugo nel 1999. «Era appena sbarcato, allora la navi arrivavano sotto costa durante la notte, a piccoli gruppi. Beveva da un fusto con l’acqua che usavamo al cantiere per il cemento. Gli abbiamo dato la nostra acqua e i nostri panini». Il primo incontro di Rosa Maria risale invece al 2011. Si chiamava Tarak , partito dalla Tunisia, e ora vive a Lione. Cercava un telefono in prestito per avvertire la famiglia che era arrivato. Lei l’ha portato a casa per permettergli di fare una doccia e dargli qualche vestito e da mangiare. Ha fatto anche una colletta per lui, la prima della vita. Poi sono arrivati Robel, Luan che è stata salvata dal mare nel tremen do naufragio del 2013 all’imbocco del porto e tanti altri.

«Facciamo panini e piangiamo», confessa Maria della piccola isola greca di Samos, pronta a fare cinquanta lavatrici al giorno se serve. Tante altre persone dell’isola si sono resi disponibili, come loro. «Ma non tanti come mi sarei aspettata – aggiunge la donna – E di questo mi vergogno». Hanno dovuto chiudere la taverna, perché non veniva più nessuno. I vicini hanno chiamato più volte la polizia. «L’ultimo episodio – conclude Maria – risale alla scorsa Pasquetta: con me c’erano tredici bambini, volevano pulire la strada davanti casa, ci tenevano a fare qualcosa, ma a qualcuno la loro presenza dava noia. C’è chi in passato mi ha lanciato anche sassi contro la finestra. Ma noi continuiamo ad andare avanti».

Il mondo in fondo è grande e «abbiamo taglie di tutti i tipi» , come Pennac fa dire ad un sarto ebreo parigino (ma la religione qui non c’entra) personaggio di una sua storia.

I fascisti non sono riusciti a spaventare nessuno: l’appuntamento 2018 con “Mediterraneo Downtown” sarà di nuovo a Prato