Missili di Trump sulla Siria e sull’alleanza con Putin

Siria: le armi chimiche della strage vengono dalla Turchia. Usa e Israele: 100% attacco chimico siriano

[7 aprile 2017]

I destroyers della U.S. Navy che presidiano il Mediterraneo orientale hanno lanciato 59 missili Tomahawk sulla Siria, colpendo la base aerea di Shayrat che il regime siriano di Bashir al Assad  (e probabilmente i russi) utilizzano per attaccare i ribelli “moderati” siriani finanziati da Stati Uniti, monarchie assolute del Golfo e Turchia.

Trump ribalta così in pochi giorni la sua posizione isolazionista (“orribile, ma sono affari interni siriani”) delle prime ore dopo l’attacco aereo/chimico e l’orribile strage di bambini di Khan Cheikhoun, nella provincia di Idlib e, probabilmente cedendo all’ala interventista del Partito repubblicano e alle richieste del premier israeliano Benjamin Netanyahu, ha attaccato una base aerea che secondo la Casa Bianca sarebbe  «direttamente legata agli eventi orribili» del 4 aprile.

Che tra i fan della vendetta per la strage di Khan Cheikhoun ci siano anche personaggi che hanno autorizzato o giustificato attacchi contro civili e bambini in Siria, Iraq e Yemen o chi ha bombardato col fosforo bianco Gaza e i suoi bambini prigionieri dell’infinita guerra israelo-palestinese, sembra un dettaglio trascurabile in questo tragico e pericolosissimo frangente della storia.

Trump ha affermato che l’attacco missilistico alla Siria è «nell’interesse vitale della nazione» e molti tremano nel pensare a cosa questa ampia concezione dell’interesse nazionale di un Presidente Usa che si voleva isolazionista potrebbe portare se applicata a un altro Paese “avvertito” di recente: la Corea del nord. Così come a nessuno sfugge che l’ordine di attaccare la Siria sia stato dato proprio mentre il presidente cinese Xi Jinping  – alleato della Siria e di Putin – arrivava a Palm Beach per incontrare Donald Trump in un difficile summit.

Tutti si aspettano di capire quale sarà la reazione di Mosca che ha visto inceneriti i costosi aerei con i quali aveva armato il dittatore di Damasco e la televisione siriana ha subito parlato di aggressione statunitense.

La Coalizione nazionale siriana aveva denunciato che  nell’attacco a Khan Cheikhoun ci sono stati 80 morti e 200 feriti, accusando le forze governative, mentre il comando dell’esercito siriano respingeva le accuse e dava la responsabilità ai «jihadisti e ai loro protettori». I ministero della difesa russo aveva ammesso che l’aviazione siriana aveva attaccato «un deposito di munizioni dei terroristi» a Khan Cheikhoun  e che era questo a contenere degli arsenali di armi chimiche destinati a dei combattenti in Iraq. Anche su richiesta di Mosca, è stata aperta un’inchiesta dell’Onu e dell’Oiac.

Precedentemente,  Assad aveva dichiarato che «Il governo siriano non ha utilizzato nessuna arma di distruzione di massa» e ricordato che  «nel 2013 la Siria aveva consentito allo smantellamento delle sue armi chimiche e che attualmente non dispone di tali armi». Ieri il ministro degli esteri siriano Walid Mouallem  ha detto all’Onu che le sostanze chimiche che hanno provocato la strage di i Khan Cheikhoun  provenivano dalla Turchia e che sarebbero state portate prima ad Aleppo est e poi spostate dopo la sconfitta delle milizie siriane filo-turche, per destinarle all’Iraq.

Ancora ieri, agenzie russe  molto vicine a Putin, come Ria Novost/Sputnik,  ricordavano che «Accusando Damasco di aver commesso un attacco con il gas nella provincia di Idlib, che è costata la vita a decine di civili la Casa Bianca dimentica il fatto che le armi chimiche possedute dalla Siria sono state distrutte nel 2014 da dei professionisti civili e militari sotto controllo degli stessi Stati Uniti».

Mouallem ha fatto notare quel che dicono molti analisti russi e iraniani:  perché il governo siriano dovrebbe utilizzare armi chimiche – attirando così la vendetta Usa che è puntualmente arrivata – quando le truppe governative stanno sconfiggendo i jihadisti sul terreno? «In questa situazione, è logico per noi ricorrere alle armi chimiche? – ha chiesto Mouallem  durante una conferenza stampa a Damasco –  E’ strano che gli Stati Uniti non dispongano di informazioni sull’attacco avvenuto, mentre queste informazioni sono state fornite a De Mistura», l’inviato speciale del Segretario generale dell’Onu in Siria».  Il ministro degli esteri siriano dice addirittura che, secondo le prime informazioni  «Parlano di un attacco chimico arrivato qualche ora prima che l’aviazione siriana realizzasse il 4 aprile il suo primo attacco su un deposito di munizioni del gruppo terrorista Fronte al-Nosra», ribattezzato Front Fatah al-Cham dopo la “rottura” con Al Qaeda.

Ma Trump ha preferito dar retta ai servizi segreti e al ministro degli esteri israeliano, secondo i quali l’attacco chimico è al 100% responsabilità del regime siriano, e ha scatenato l’attacco missilistico. Eppure, proprio ieri Putin aveva telefonato al premier israeliano Netanyahu per avvertiro che «E’ inaccettabile accusare qualcuno per il presunto attacco chimico nella regione siriana di Idlib finché non viene condotta una indagine internazionale completa e imparziale».

Deludendo, anche in Italia e in Europa, gli isolazionisti/sovranisti che tifano sia per Assad che per Trump e Putin, il presidente statunitense si è schierato con i falchi repubblicani che chiedono di intervenire contro la Siria, anche con un intervento militare diretto che vedrebbe gli americani scontrarsi sul terreno e nei cieli con russi e iraniani, una manna per lo Stato Islamico/Daesh che era riuscito nell’impossibile impresa di far coalizzare contro di sé le grandi potenze mondiali e perfino sciiti, sunniti e kurdi. Ma per Trump, con  l’attacco chimico di  Khan Cheikhoun il regime siriano ha superato la linea rossa, rendendosi responsabile della morte di civili e bambini – proprio come l’Arabia Saudita nello Yemen –  e dall’annuncio del 5 aprile che la sua posizione «riguardante la Siria e Assad è significativamente cambiata» perché «L’attacco di ieri contro dei bambini mi ha particolarmente colpito. E’ inammissibile, la situazione non potrebbe essere peggiore. E’ ormai  una mia responsabilità», Trump è passato dalla “neutralità” a ordinare un attacco missilistico che potrebbe cambiare nuovamente lo scenario della guerra siriana e dell’intero Medio Oriente, riportando i missili e gli scarponi dei militari Usa dove in campagna elettorale aveva giurato che non sarebbero mai tornati.

Fonti russe fanno notare su Ria Novosti/Spitnik che «La dichiarazione di Trump sulla sua rexsponsabilità personale in questo dossier segna una grande svolta per un presidente che fin qui non aveva espresso la violontà di ingerirsi nel confronto tra Damasco e i suoi oppositori e che insisteva sul fatto che l’unico obiettivo degli Usa in Siria consisteva nella disfatta del gruppo terrorista Daesh (organizzazione terrorista vietata in Russia). La pressione dei media e degli ambienti incaricati della politica estera spinge la Casa Bianca a scegliere il suo campo. L’incidente di Idleb potrebbe aggiungersi alla crescente lista di ostacoli per le reiterate intenzioni di Donald Trump di “fare la pace” con la Russia e il suo presidente Vladimir Putin. Mentre la discussione sugli eventuli assi di cooperazione tra Washington e Mosca stagna, il vuoto viene progressivamente riempito dall’aggravarsi delle differenze esistenti».

E i missili sulla base aerea siriana, la strage di  Khan Cheikhoun e l’attentato islamista alla metropolitana di San Pietroburgo sembrano improvvisamente e velocemente aver reso quel vuoto incolmabile.