Monaco di Baviera: le nostre paure e quelle dell’islamismo reazionario

Quello che fa più paura al Daesh è una donna kurda libera di combattere, di amare come e chi le pare e di sognare un mondo più giusto

[23 luglio 2016]

Europa

Dunque, nel tragico pomeriggio  che ha insanguinato un supermercato di Monaco di Baviera l’informazione embedded europea ha preso una clamorosa cantonata e chi chiedeva di avviare subito una guerra contro chi “ci invade” l’ha presa ancora più grossa.

Contro chi si combatte?

Contro un ragazzino pazzo, vittima di bullismo, subito fatto passare a furor di popolo per un terrorista sunnita del Daesh, a capo di un commando jihadista che attaccava diversi obiettivi a Monaco di Baviera, e che invece era un iraniano sciita (confessione nemica giurata dello Stato Islamico/Daesh) di una famiglia laica scappata dalla teocrazia instaurata dalla rivoluzione islamica di Khomeini?

Si combatte contro un 18enne in cura psichiatrica, che voleva essere tedesco/ariano e che secondo la polizia si ispirava al neonazista-cristiano norvegese Anders Breivik, quello che il 22 luglio 2011 – esattamente 5 anni prima-  aveva  sterminato 77 ragazzini socialdemocratici perché erano troppo libertini e amici degli immigrati musulmani e negri?

Il mondo è complicato, pieno di armi (anche made in Italy) e di esaltati. Prima di indicare il nemico bisogna conoscerlo.  Altrimenti si rischia di ripetere gli stessi errori che, pavlovianamente e compulsivamente, l’Occidente sta commettendo tra il Mediterraneo e l’Asia Centrale, passando per un Medio Oriente nel quale volevamo importare la “democrazia” e che è diventato un caos inestricabile, una delle trincee più sanguinose e maleodoranti di quella che Papa Francesco chiama la Terza Guerra Mondiale diffusa.

Detto questo, lo Stato Islamico/Daesh e l’islamismo reazionario finanziato dall’Arabia Saudita, dalla Turchia e dagli altri carissimi alleati di Usa, Gran Bretagna, Italia, Francia e Germania, sono  il nostro avversario, ma per combatterlo, prima di tutto, bisognerebbe smettere di essere amici  – e di armare  – di chi lo arma e di fare le guerre basate sulle menzogne (Afghanistan, Iraq, Siria, Libia, Yemen…) che ci hanno portato a tutto questo e hanno causato più di un milione di morti e milioni di profughi.

Io sto con i progressisti Kurdi che hanno sempre combattuto il fondamentalismo reazionario islamista, quei Kurdi che gli occidentali hanno sempre consegnato nelle mani dei loro carnefici, dei dittatori, dei turchi che li bombardano con arei e bombe della Nato, e delle bande di tagliagole finanziate dalle monarchie petrolifere assolute wahabite del Golfo.

Altrimenti il terrorismo ha già vinto, perché la vittoria del terrore si basa sulle nostre paure, pregiudizi, perché vuole che noi proviamo per chi non è come noi lo stesso odio che loro provano per noi, vuole renderci uguali a loro, perché quello che fa paura ai tagliagole reazionari islamisti sono  la libertà, la tolleranza, l’uguaglianza, la democrazia e i diritti umani e delle donne.

Quello che fa più paura al Daesh, ai fanatici che lo fiancheggiano in Occidente e al conservatorismo islamista al potere in Turchia e in Medio Oriente  è una donna kurda libera di combattere, di amare come e chi le pare e di sognare un mondo più giusto.

Che poi è quello che fa paura a molti di quelli che ci chiamano alla guerra contro un nemico finanziato e armato dai loro amici.