Negoziati segreti tra Turchia e Siria, verso la riconciliazione tra Erdogan e Assad?

Nel mirino dei due regimi la rivoluzione del Rojava e le forze democratiche siriane

[26 agosto 2016]

Siria Turchia Erdogan Assad

Mentre i kurdi e le Syrian democratic forces (Sdf).si ritirano ad est dell’Eufrate, mentre i carri armati turchi sferragliano impuniti ad ovest dell’Eufrate appoggiati dalle milizia fantoccio dell’opposizione “moderata” siriana, mentre gli americani – dopo averli traditi – hanno convinto i combattenti delle Ypg/Ypj del Rojava a concentrarsi sull’assedio alla “capitale” dello Stato Islamico/Daesh, da Ankara e Teheran arrivano rivelazioni che potrebbero spiegare molto di quel che sta succedendo nel nord della Siria, dove ormai, mentre il regime di Assad, i russi e i Jihadisti continuano a massacrare Aleppo e a sterminare la sua gente, la preoccupazione più grande di turchi, siriani, russi e iraniani sembra quella di contenere e rintuzzare l’avanzata dei Kurdi e dei loro alleati progressisti siriani.

Infatti, i giornale arabo Asharq Al-Awsat scrive che diverse fonti hanno confermato le notizie circolate su negoziati segreti tra funzionari del governo turco ed esponenti del regime di  Assad, e che «questi negoziati potrebbero finire in una riconciliazione tra il presidente siriano Bashar al-Assad e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan sulla scia dei cambiamenti nella politica di Ankara verso la Siria».

Le fonti hanno rivelato che la svolta in questi negoziati da parte turca è stata data da Ismail Hakki, un diplomatico turco di primo piano e i un generale in pensione che fu il vero protagonista dell’accordo Adana firmato tra la Siria e la Turchia nel 1998, che avevano al centro la questione di Abdullah Ocalan, il leader del Partîya Karkerén Kurdîstan (Pkk, Partito dei lavoratori del Kurdistan) che da 17 anni è imprigionato sull’isola turca di Imrali.

Asharq Al-Awsat scrive che «Il generale Hakki, che in precedenza aveva anche ricoperto la carica di vice capo dei servizi segreti turchi e fu imprigionato dal 2011 al 2013 dopo essere stato accusato di coinvolgimento nella fallita cospirazione del golpe Ergenekon cospirazione, attualmente è vice capo del Partito patriottico turco di “sinistra” (Vatan Partisi, ndr), che fa capo a Dogu Perincek, che in precedenza aveva detto che le relazioni tra la Turchia e la Russia avrebbero dovuto tornare alla normalità, e che c’erano trattative in corso tra esponenti dei due Paesi con la mediazione iraniana, e che ha conservato i suoi rapporti con il regime di Bashar al-Assad, nonostante la crisi siriana, che ha portato a tensioni nelle relazioni con la Turchia».

Secondo le stesse  fonti iraniane e turche, nello stesso periodo Hakki era stato anche a  Damasco e  già a maggio ci sarebbero stati incontri in Algeria ai quali avrebbe partecipato un altro generale turco in pensione, mentre Hakki in Siria ha incontrato un certo numero di funzionari di alto livello, tra cui Abdullah al-Ahmar, il secondo più potente esponente del Baath, il Partito del regime di Assad, e il capo dell’ Ufficio nazionale della sicurezza siriana, Ali Mamlouk, così come il ministro degli esteri Walid Muallem, e il suo vice Faisal Mikdad. Le fonti di Ankara e Teheran dicono che Erdogan continua a chiedere che Assad lasci il potere, ma che lo fa respingendo ogni ipotesi di divisione della Siria e soprattutto la formazione di uno Stato federale, che è quello che chiedono i kurdi in Siria.

Secondo queste fonti ben informate su quel che succede dietro le quinte del regime islamista turco e nel sanguinoso pantano siriano, ci sarebbe la possibilità che il presidente turco Erdogan possa alleggerire le sue posizioni contro Assad, a condizione della sua cooperazione nel prevenire la costituzione di qualsiasi entità kurda nel nord della Siria, che è quello che sta succedendo con gli attacchi dell’esercito siriano ai kurdi e con l’invasione dei carri armati turchi nel nord della Siria.

Intanto la Koma Civakên Kurdistan (Kck – Unione delle comunità kurde) ha approvato una dichiarazione nella quale si denuncia che la città siriana di Jarablus è stata occupata «Dallo Stato turco e dai militanti della Fsa (Free syrian army, ndr) in accordo con Stato Islamico (Is/Isis) e l’obiettivo non era l’Is, ma le Syrian democratic forces (Sdf)». Secondo la copresidenza del Consiglio esecutivo del Kck «La Turchia ha attuato il suo obiettivo di occupare Jarablus dopo la liberazione di Manbij da parte delle SDF e Jarablus è stata presa in accordo con l’Is. L’obiettivo dello Stato turco e dei gruppi  jihadisti sono solo le Syrian democratic forces», mentre  un possibile attacco su Rojava sarebbe «un attacco a tutto il popolo kurdo».

La Kck  è convinta che il Mit, i servizi segreti turchi, siano i mandanti del la strage Gaziantep, organizzata per  preparare il terreno per l’invasione della Turchia a Jarablus, avvenuta con flebili proteste di facciata di Siria e della comunità internazionale. Il Kck dice che  il massacro di 58 persone a Gaziantep, la maggioranza delle quali erano bambini, «E’ uno dei crimini più efferati contro l’umanità della storia. La messa in scena di Jarablus dimostra ancora una volta la collaborazione tra la Turchia e lo Stato Islamico».

Il Consiglio Direttivo Kck fa notare che la conquista di Jarablus  da parte della Turchia e dei gruppi jihadisti è avvenuta dopo che le milizie dello Stato Islamico/Daesh sono state sconfitte dalle Sdf a Manbij e che le bande del Califato nero si sono ritirate da Jarablus in accordo con l’esercito turco, «Il cui obiettivo principale sono le Forze democratiche siriane, che sono cercando di democratizzare la Siria». La Kck  descrive la conquista di Jarablus «come un attacco alla democratizzazione della Siria e alla creazione di una Siria dove i popoli kurdo, arabo, assiro, turkmeno, circasso, armeno e druso coesisteranno pacificamente». D’altronde sono proprio i ministri del governo turco a descrive le Sdf come l’obiettivo principale dell’operazione di Jarablus e i kurdi accusano le grandi potenze di «chiudere gli occhi sull’occupazione turca che istituisce ogni sorta di politiche sporche  che attaccano gli interessi dei popoli della regione».

La Kck ha ribadito che «La Federazione della Siria del Nord Siria, istituita  dalle Syrian democratic forces e da tutti i popoli della regione si propone di rafforzare l’unità della Siria sulla base della  democratizzazione e non ha nessun obiettivo di dividere il Paese. Il tentativo della Turchia di ritrarre così queste forze, si propone di nascondere le proprie intenzioni, che comprendono quelle di influenzare la Siria attraverso la contrapposizione dei diversi popoli uno contro l’altro.  L’obiettivo del Stato turco è quello di impedire ai kurdi da rafforzare l’unità della Siria attraverso l’ottenimento dei loro diritti democratici, in quanto mira a indebolire la Siria attraverso la prevenzione della risoluzione della questione curda nel Paese. Con la sua occupazione di Jarablus, la Turchia ha voluto aumentare la sua influenza e quella delle forze anti-kurde sulla Siria, in quanto spera di promuovere i suoi obiettivi nella regione attraverso l’eliminazione dei kurdi e la polarizzazione settaria della regione. La Turchia è la  principale forza antidemocratica in Medio Oriente, sta lavorando per la frantumazione popolo curdo e di altre dinamiche democratiche, al fine di estendere le regole dei regimi autoritari della regione. Per questo motivo l’invasione di Jarablus è un attacco a tutti i gruppi del Medio Oriente che chiedono la democrazia. questo è il motivo per cui tutti coloro che esigono la democrazia e la libertà devono opporsi a questa invasione».

La  Kck  denuncia che «Il governo dell’Akp (Adalet ve Kalkınma Partisi , il partito di Erdogan, ndr) non solo opprime forze democratiche all’interno della Turchia, ma anche in altre parti del Medio Oriente, al fine di estendere il suo dominio e per questa ragione attacca il popolo kurdo, il gruppo più democratico del Medio Oriente, ed ai suoi alleati democratici».

Ma il regime turco ha trovato pane per i suoi denti e la Kck ha invitato tutti i kurdi e le forze democratiche a «unirsi per opporsi agli attacchi a Jarablus e a vedere gli attacchi come l’ostilità nei confronti di tutti curdi.  Lo Stato turco ha cominciato ad attaccare direttamente la rivoluzione del Rojava con suo proxy group  dello Stato Islamico e non c’è riuscita a Kobanê e in altre città, facciamo appello alle forze democratiche di tutto il mondo perché siano con lo spirito l’1 novembre al Kobanê Day e  il 6-7-8 ottobre alla Kobanê Resistance, per proteggere la rivoluzione del Rojava e garantire la democratizzazione della Siria».